mercoledì 26 giugno 2019

Erica e il suo libro Un anno in barcastop

Roma Libreria Il Mare 6 giugno 2019
Sono arrivata emozionata alla Libreria Il Mare per parlare del mio Un anno in barcastop; a Roma, la mia seconda casa, ci tenevo a fare bella figura.  Avrei voluto far ridere, trasmettere pensieri senza imporre verità assolute, raccontare il mare senza la pretesa di insegnarlo, che, tra il pubblico, ne ero sicura, ci sarebbero stati i Marinai, quelli veri, quelli con le palle a forma di timone. Abbiamo fatto stretching io e Luca Pellegrini prima di iniziare: un paio di prosecchi di riscaldamento, necessari, pensavamo, a sciogliere la tensione di una presentazione nella capitale. Ma la tensione se l’è portata tutta via Marco Firrao, prendendo il microfono con la disinvoltura di un ragazzo da pianobar: “Buonasera, benvenuti. Il libro di Enriga, in effetti, è un libro scorevole. Score”.  E io, Enriga, non avrei immaginato partenza migliore per sentirmi a casa, per sentirmi nel pozzetto di una barca battente bandiera romana all’ora dell’aperitivo. Il secondo giro, infatti, l’ha offerto Luca chiedendomi “Senti Enriga, dicce ‘npo’: ma ‘n barca kesse magna?”. E dal “kesse magna”, si è passati a raccontare i lunghi giorni di bonaccia durante la traversata atlantica, la scelta degli imbarchi, il mal di mare, la
vita a bordo, i rapporti che si creano tra le persone dell’equipaggio e la lingua parlata dai barcastoppisti: quel mix di inglese, gesti e tutto il resto.  Ho strappato una risata ai più, raccontando di
come si torna dopo un anno in barcastop: presi da quell’incontrollabile desiderio di carbonara, e di bidet. Insomma ho svelato il libro e sono scaduta nel personale ma mi sentivo a mio agio come a casa e tutti ridevano e condividevano opinioni perché forse si sentivano a casa anche loro. Grazie a Marco e Giulia che mi hanno accolta a bordo per un’oretta il 6 giugno sera a raccontare il Barcastop. Buon vento a chi, dopo i racconti, avrà deciso di farselo un giretto in barca e anche a chi, spaventato dal mal di mare, opterà per un giro in pedalò. Alla prossima!
Erica Giopp

mercoledì 12 giugno 2019

Gabriele Musante – Illustratore

Vive a Cattolica Gabriele Musante, illustratore e artista. E’ impegnato in alcuni progetti editoriali di illustrazione e pittura, con  soggetti di barche e marine.
Si è laureato al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Brera. Subito dopo, si è dedicato per molti anni, alla vela, come istruttore, allenatore agonistico, agente nautico, restauratore e direttore di porti turistici.
Si dedica a tempo pieno all’arte con disegni, acquerelli e quadri aventi come soggetto il mare e le barche, che sono la sua grande passione da sempre. Ha intrapreso in passato la professione di illustratore a Milano per vari editori e riviste, tra cui Bolina. Per la rivista a fumetti, ha realizzato alcune storie  disegnate e dedicate ai più famosi pionieri della navigazione da diporto.
Come artista ha illustrato il libro sul Passatore di Sartini. Ha realizzato nel 2017 al Museo della Marineria di Cesenatico la mostra antologica “Di mare, d’amore e altre storie”.
Le sue opere, di cui vedete gli esempi, si possono acquistare presso la Libreria Internazionale Il Mare.

















martedì 11 giugno 2019

Racconti per immagini di cinque navigatori scrittori straordinari

Recentemente nella nostra Libreria, è stato presentato un volume dal titolo Navigatori Straordinari - I Pionieri della vela d’Altura scritto e disegnato da Gabriele Musante.
Vive a Cattolica Gabriele Musante, illustratore e artista. Si è laureato al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Brera. Si dedica a tempo pieno all’arte con disegni, acquerelli e quadri aventi come soggetto il mare e le barche che sono la sua grande passione da sempre. Per Bolina ha realizzato alcune storie  disegnate e dedicate ai più famosi pionieri della navigazione da diporto. Un volume particolare uscito dalla fantasia dell’autore dove racconta la vita dei personaggi straordinari che sono stati i pionieri della vela d’altura, attraverso le immagini. L’idea di utilizzare i fumetti nella nautica, non è un’idea nuova, basti pensare ai Navigare lungocosta scritti e disegnati da Mauro Mancini.
In questa pubblicazione invece si parla di storia e si raccontano le vicende di cinque navigatori-scrittori che, con le loro gesta, hanno fatto sognare milioni di appassionati di vela in tutto il mondo. Cinque personaggi che ancora oggi attraggono molti velisti in erba, si tratta di: Joshua Slocum e il famoso Solo intorno al mondo, Jack London con La Crociera dello Snark, Francis Chichester e Gipsy Moth, Berbard Moitessier con il Vagabondo dei mari del sud ed infine Eric Tabarly. Alla presentazione presso la Libreria Il Mare sono intervenuti, oltre al padron di casa, Marco Firrao e l’autore, anche Alberto Casti, direttore di Bolina ed editore del volume. Ho rivisto Alberto Casti dopo molti anni,
lo avevo conosciuto, da piccolissimo e ci eravamo persi di vista. Rivedendolo, non ho potuto fare a

Viaggiare in mare con il barcastop

Erica Giopp, autrice del volume Un anno in Barcastop è una giovane donna, piacevole, ironica, colta, intelligente, e anche bella. Ha una laurea in Studi Orientali ottenuta all'Università La Sapienza di Roma, con un Master in Turismo presso l’Università Luiss Guido Carli. Lavora tra Roma e Milano, come interprete, mediatrice e marketing manager. Conosce numerose lingue, tra cui il cinese. Ha un bel nome che mi ricorda una valle lungo la costa sarda chiamata appunto Valle dell’Erica. E’ stata in viaggio in mare con il barcastop per un anno e per una ragazza nata in Pieve di Cadore, sulle dolomiti, non è niente male.  Ha 26 anni quando lascia lavoro, fidanzato, amici, famiglia, non per ritrovare se stessa e tantomeno per inseguire un’estrema avventura, ma scappa dai doveri, dagli impegni e dai sui trent’anni che si stanno avvicinando. In un anno percorre in barcastop 17.000 miglia, portando con se un piccolissimo bagaglio a mano. E cosa trova? Pochissime ore di sonno, moltissime ore di lavoro duro, intossicazioni alimentari, settimane di bonaccia, ma anche innumerevoli tramonti sull’oceano e uno stile di vita che si basa solo sull’essenziale. Un viaggio che attraversa oceani, isole e che le fa conoscere persone nei loro aspetti primordiali che appartengono a tutti gli uomini. Trova legami veri che nascono dal nulla con coloro che non parlano la sua stessa lingua, ma che non si lavano per giorni e indossano sempre gli stessi vestiti sporchi.

L’Oceano di Tarabaralla, un libro da leggere


Un nome poco usuale per una barca. La parola è un’espressione popolare toscana probabilmente di origine onomatopeica. Si usa con valore avverbiale ma con il tono di una esclamazione e vuol dire: circa, pressappoco, in un modo o nell’altro, poco male. Una frase che qualche volta usano i toscani suona così “avrà cinquantotto o sessant’anni, tarabaralla!”  Il nome della barca è indicativo anche dell’originalità dell’autore. Salvatore Mantaci, palermitano di origine, matematico e informatico, dalla Sicilia, si è trasferito a Milano quando aveva 27 anni. La mancanza del mare sotto casa è stata dura per lui. Dopo tante sofferenze per la mancanza del mare sotto casa, compra una barca dal nome Tarabaralla per realizzare un sogno e per fuggire da Milano. Si traferirà per mesi in barca durante i week end, coinvolgendo moglie e figlio. Il sogno man mano prende forma: la traversata dell’Atlantico in solitaria, dopo aver letto i libri dei grandi navigatori a vela, diventa realtà. Salvatore a 45 anni ha avuto coraggio e determinazione e con il consenso della moglie Caterina e del giovane figlio Federico, ha lasciato il suo ottimo lavoro, ben retribuito a Milano per avventurarsi con Tarabaralla nella traversata oceanica. Il sogno diventa realtà. Ci racconta i preparativi, Salvatore. Lo fa coinvolgendo il lettore che fa gioire con lui emozionandolo in ogni pagina, che scorre velocemente,

sabato 8 giugno 2019

Quote Tonno Rosso: la Tonnara di Carloforte in Sardegna

Abbiamo scritto recentemente dell’atteggiamento e dei problemi della tonnara dell’Isola di Favignana sulle quote tonno rosso divise dal Ministero delle Politiche Agricole tra le tonnare Italiane. Mentre a Favignana l’imprenditore Castiglione toglie le reti gettate a mare e Gianfranco Miccichè, presidente della Regione Sicilia fa un comizio alla popolazione, in Sardegna si fanno dichiarazioni di fuoco, all’agenzia giornalistica Dire che riportiamo di seguito. “Le elezioni in Sardegna sono state vinte di fatto dalla Lega, portata in Sardegna dal nuovo governatore, Christian Solinas. Matteo Salvini, durante la campagna elettorale nell’isola, ha preso l’impegno per una soluzione sulle quote sarde del tonno: voglio sperare che non sia proprio il Carroccio, a capo del ministero delle Politiche agricole, a togliere alla Sardegna il suo unico sistema di pesca del tonno”. Pier Paolo Greco, portavoce della consociazione tonnare della Sardegna, lancia l’ennesimo allarme sulla ripartizione delle quote tonno
Tonnara di Carloforte
nazionali “Da quando esistono le quote tonno- prosegue Greco per una serie di ragioni, a partire dalla mancanza di coordinamento tra le decisioni dell’Unione europea e la legislazione interna dei Paesi, abbiamo una quota dedicata alle tonnare fisse assolutamente ridicola. In più con un emendamento scellerato in Parlamento, si è consentito l’ingresso di altri due impianti, tra cui quello siciliano di Favignana, che si aggiunge a quelli sardi di Carloforte, Portoscuso e Gonnesa, che sono consorziate”. In questo modo, spiega Greco “si mantiene un’unica quota indivisa. Tradotto: chi pesca di più sopravvive, gli altri falliscono. È inaccettabile, stiamo cercando di

venerdì 7 giugno 2019

Roma e Cartagine: due civiltà a confronto


Roma e Cartagine, il nuovo volume pubblicato in aprile dall’Edizioni di Storia e Studi Sociali, è dedicato a Sebastiano Tusa. Citiamo dal testo: “ La tragica scomparsa di Sebastiano Tusa nel disastro aereo avvenuto il 10 marzo dl 2019 a Bishoftu, in Etiopia, costituisce una grave perdita per il paese civile e le comunità degli studi. All’archeologo Siciliano, collaboratore assiduo dei progetti storiografici delle Edizioni di Storia e studi Sociali, è dedicato quest’opera”
Dieci sono gli autori ognuno con un capitolo diverso e una diversa materia di studio storico e archeologico (vedi in basso) che hanno dato vita a questo saggio collettivo dove ritroviamo chiavi di lettura innovative sul contributo del mondo fenicio- Cartaginese ai progressi materiali e conoscitivi del Mediterraneo antico, relativi alla nascita e all’evoluzione dell’Occidente.
La metropoli nordafricana e la città del Tevere si disputarono per parecchi decenni l’egemonia del Mediterraneo. In una prima fase, lunghissima, esse vissero in pace. Trattarono, si accordarono per i commerci, cercarono di stabilire

mercoledì 5 giugno 2019

I misteri del tonno. Dai cold cases alle indagini satellitari

Il biologo Antonio Di Natale è l’autore di questa “cold cases” sui misteri del tonno.
Il tonno si studia da oltre 2200 anni, sappiamo più o meno dove la sua pesca è stata più intensa, dove si riproduce prevalentemente, ma dobbiamo ancore scoprire molte cose della sua vita e ci mancano tantissimi elementi per poter gestire ancora meglio questa specie. Moltissimi aspetti della sua storia naturale sono ancora del tutto sconosciuti e misteriosi. Le grandissime variazioni della sua distribuzione, sia storiche che recenti, sono spesso senza le necessarie spiegazioni. È presente in tutto l’Oceano Atlantico sino al Mare Artico, il Mare del Nord ed il Mediterraneo. È stato presente anche nel Mar Baltico e nel Mar Nero, dove ultimamente sta lentamente tornando. È in grado di stare in acque con temperature di 2°C o acque con temperature oltre i 36°C e di andare dalla superficie ad oltre 2000 metri di profondità.
Le statistiche di pesca usate sinora sono troppo recenti per darci una buona idea della distribuzione nel tempo e delle sue variazioni, mentre i dati dettagliati sulla pesca alturiera sono disponibili solo dagli anni ‘50. Mancavano troppi secoli di dati! Certamente, in tempi recenti, abbiamo almeno tre grandi variazioni distributive solo parzialmente spiegabili: la scomparsa della pesca in Brasile ed in Norvegia e la scomparsa del tonno dal Mar Nero.
Per il Brasile, sembra che il fenomeno sia legato ad un cambio importante in alcuni fattori oceanografici, indotto da oscillazioni climatiche nell’Atlantico, ma non è certo.
In Norvegia, in Germania e nel Baltico  il tonno è stato presente, talvolta massivamente, per oltre 20 anni (tra il 1950 ed il 1970), per poi scomparire improvvisamente per oltre 30 anni e quindi riapparire dopo il 2010. Anche qui, sembrava che il fenomeno fosse legato alla pesca, ma poi si è visto che ci sono stati cambi oceanografici e climatici ed effetti collaterali che hanno condizionato la distribuzione della risorsa. La scomparsa del tonno dal Mar Nero è meno chiara e più intrigante! Il tonno era massivamente presente nel Mar Nero e le sue migrazioni erano conosciute dall’antichità, sin dai tempi di Aristotele. Con un rapidissimo declino, il tonno scomparve completamente alla fine degli anni ’70. L’inquinamento fu una delle cause, insieme ad importanti variazioni della catena trofica. Ora sta lentamente tornando. La sua recente ricomparsa nel Mar Nero è ancora più intrigante!
Con una complessa indagine riservata sul web e sul dark-web condotta dal GBYP (Grand Bluefin Tuna Year Programme), è stato possibile trovare la documentazione necessaria. A partire dal 2002 ci sono notizie certe su un graduale ritorno del tonno nel Mar di Marmara e negli Stretti, mentre dal 2007 è riapparso anche nel Mar Nero, dove le catture sono poi state documentate ogni anno. Recentemente il tonno ci ha fatto vedere quanto i fattori oceanografici siano importanti per i suoi spostamenti. Lo spostamento della principale attività di pesca dal Tirreno meridionale alle zone a Sud di Malta e nel mediterraneo orientale a metà degli anni ’90 appare correlata agli effetti dell’Eastern Mediterranean Transient. Il ritorno parziale del tonno nel Tirreno meridionale a partire dal 2006 conferma questa ipotesi. 

domenica 2 giugno 2019

Aiamola Aiamola. Vogliono uccidere la Regina delle Tonnare

Favigna. Muciara con Rais Gioacchino Ernandes 1983
“Giulia dobbiamo tornare in pista” mi dice al telefono Maria Guccione, mia amica dal 1980 e musa protettrice delle Egadi. Capisco subito che ci sono problemi per la mia isola del cuore: Favignana. Maria racconta “il 17 aprile il Ministero col D.M 6750 ha assegnato alle tonnare italiane una quota indivisa di pesca di 84 tonnellate di tonno. La ditta Castiglione di Trapani ha immediatamente calato le reti in quanto si era già in epoca di passaggio dei tonni rossi Thunnus thynnus e ha assunto decine di operai. In piena campagna di pesca il 30 maggio, DM 235, il Ministero con un improvviso cambio di carte, ha deciso di spartire le quote di pesca del tonno, assegnando a Favignana solo 14 Tonnellate e il resto alla Sardegna. Una  decisione scellerata che uccide definitamente la Regina delle Tonnare perché 14 tonnellate di pesca non bastano neanche a coprire le spese che Castiglione ha già effettuato, quindi la ditta ha annunciato di essere costretta a interrompere la pesca”. La frase di Maria "dobbiamo tornare in pista" è tutta un programma perché ricorda le tante battaglie iniziate negli anni 80 che facemmo insieme a Gin Racheli e Nino
Gioacchino e Clemente con tonno da 500 kg
Allegra, per la salvaguardia e il miglioramento delle isole Egadi. Attraverso le annuali e numerose Settimane delle Egadi durante la pesca del tonno, abbiamo organizzato dibattiti con numerosissimi intellettuali, professori, amanti della natura e giornalisti. Abbiamo lottato strenuamente perché a Favignana non si facesse un altro carcere ma che si abolisse quello esistente, abbiamo coinvolto politici, senatori, deputati per far si che alle Egadi non istallassero le piattaforme petrolifere che l'Agip aveva in programma. Abbiamo anche lottato duramente affinché lo stabilimento Florio, costruito dalla famiglia siciliana a Favignana, venisse restaurato e divenisse un Museo. Tutto questo è stato poi realizzato in 30 anni. Con il prestigioso apporto, poi, del grande archeologo siciliano Sebastiano Tusa che ha ritrovato il luogo della Battaglia delle Egadi e recuperato dal mare una ventina di rostri e altri importanti reperti, senza spendere denari pubblici. Sebastiano ha cercato e trovato la collaborazione gratuita di Giorgio Bass e della nave oceanografica Hercules. Dentro il Museo della tonnara sono in mostra, una parte dei venti rostri appartenuti alle flotte Romane e Cartaginesi, che nelle acque delle Egadi hanno

lunedì 27 maggio 2019

Parigi 2024, prove di vela olimpica


Laser
Mentre gli atleti si allenano per le prossime Olimpiadi di Tokyo 2020, il World Sailing's Council, massimo organismo decisionale per la vela olimpica, ha preso decisioni importanti su imbarcazioni e attrezzature da utilizzare nelle prove di vela olimpica di Parigi 2024.
Nel corso dell'incontro di metà anno concluso a Londra, in Gran Bretagna il 19 maggio il Laser, deriva monotipo per una persona di equipaggio, è stato selezionato nella sua categoria, sia per uomini che donne, come anche il Kitesurf Formula IKA, tavola che ha per vela un aquilone, per il Kiteboard maschile e femminile e il 470, deriva monotipo per due persone, per equipaggi maschili e femminili.
Laser standard maschile
La raccomandazione del Board di selezionare la RS: X come windsurf da uomo e da donna è stata respinta ed è stata richiesta una nuova selezione. Inoltre è stata confermata anche la procedura per la selezione dell'imbarcazione d’altura a chiglia fissa per due persone nelle categorie uomini e donne, ancora da individuare. La selezione andrà fatta entro il 31 dicembre 2020.
Inoltre il World Sailing ha decretato che tutte le classi devono avere concluso gli accordi FRAND (Anti-Trust) entro l’ 1 agosto 2019, altrimenti si sceglierà un'altra classe tra le selezionate. L'unica classe realmente interessata da questo requisito è proprio il Laser, che è attualmente prodotto da un unico marchio.
La vela partecipa alle Olimpiadi fin dalla costituzione dei Giochi moderni nel 1896, anche se in quella edizione, per il maltempo, l’evento fu annullato.
Le classi veliche che parteciperanno alle prossime Olimpiadi di Tokyo. In Giappone nel 2020, saranno 10, tra derive, windsurf e multiscafi: Finn e Laser Standard,

sabato 18 maggio 2019

La Nave più bella del mondo, orgoglio della Marina Militare


La Nave più bella del mondo è in sosta a Civitavecchia fino al 21 maggio. La sua visita è da non perdere. L’Amerigo Vespucci, nave scuola della Marina Militare, ambasciatrice nel mondo del
Made in Italy e delle sue eccellenze, nonché messaggera dei valori fondamentali della Marina Militare. Nel 1962 nell’incontro in Mediterraneo con la portaerei americana USS Independence, che lampeggiò con il segnalatore luminoso: Chi siete?, a cui fu risposto: Nave scuola Amerigo Vespucci, Marina Militare Italiana. Al che dalla portaerei si ribatté: “Siete la più bella nave del mondo”.
Nave Vespucci è stata varata Il 22 Febbraio 1931 a Castellammare di Stabia. Quel giorno fu sentito particolarmente non solo dalle autorità, ma anche e soprattutto della cittadinanza.

mercoledì 15 maggio 2019

Nave Cigala Fulgosi della Marina Militare Italiana salva 36 naufraghi


La mattina del 9 maggio scorso, l’unità Cigala Fulgosi della Marina Militare italiana, una delle nuove unità combattenti realizzate con caratteristiche stealth, mentre conduceva la propria missione nell’ambito di Mare Sicuro, a circa 75 chilometri dalla costa libica, ha incontrato una piccola imbarcazione, con 36 persone sprovviste di salvagenti, che imbarcava acqua e che era in procinto di affondare con imminente pericolo di vita per le persone imbarcate.
In base alle stringenti normative nazionali ed internazionali, nave Cigala Fulgosi è intervenuta salvando i 36 occupanti del natante, di cui 2 donne e 8 bambini, per i quali è attualmente in atto la verifica delle condizioni di salute e delle relative identità, in stretto coordinamento con le competenti autorità nazionali. La Marina Militare

lunedì 13 maggio 2019

Superba di nome e di fatto il J24 campione d’Europa


La Superba, il J24 della Marina Militare, è campione d’Europa 2019. Il J24, monotipo a chiglia fissa progettato Rod Johnstone nel 1976 è l’imbarcazione a vela più popolare del mondo. L’equipaggio è composto solitamente da cinque elementi, ma le regole della categoria richiedono soltanto che ci sia un equipaggio minimo di tre, con un peso totale inferiore a 400 kg. Il suo scafo dislocante e adatto alle regate, è dotato di interni relativamente spaziosi, con quattro cuccette, serbatoio dell’acqua dolce e lavabo che la rendono adatta anche alla crociera costiera.
Dopo nove prove disputate nelle acque greche di Patrasso per gli atleti del Centro Velico di Napoli della Marina Militare (Ignazio Bonanno skipper, in equipaggio con Simone Scontrino, Vincenzo Vano, Francesco Picaro, Alfredo Branciforte e

venerdì 3 maggio 2019

Storia dei Mediterranei

La piccola casa editrice Edizioni di Storie e Studi Sociali, di Ragusa, capitanata dalla coraggiosa Giovanna Corradini che prosegue la sua opera di ricerca pluridisciplinare e storiografica del Mare Nostrum, ha pubblicato in questi giorni il secondo volume di Storia dei Mediterrano, che ci racconta la storia da prospettive inusuali. Il libro sarà presentato alla Libreria Internazionale Il Mare Mercoledì 8 maggio 2019 alle 18,30 in via del Vantaggio, 19 - 00186 Roma. Ci saranno per l’occasione gli autori:
Massimo Cultraro, ricercatore CNR Catania e docente Unipa
Flavio Enei, direttore Museo della Navigazione Antica di Santa Severa.
Carlo Ruta, saggista e storico del Mediterraneo.
Insieme agli autori parleranno della storia del nostro mare anche: Gaspare Baggieri coordinatore Museo Nazionale dell'Alto Medioevo Roma; Pino Blasone scrittore e studioso del mondo orientale; Maurizio Gentilini del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma; Elisabetta Mangani già funzionario Museo Nazionale L. Pigorini. Sarà un incontro che gli amanti del mare e della nostra storia non dovranno perdere.
Nel volume, di circa 500 pagine, che prende le mosse dalle fratture storiche che aprirono alla modernità, vengono passati al vaglio aspetti determinanti di questo lungo periodo, con un approfondimento di aspetti spesso scarsamente presenti  nelle storiografie novecentesche. 

lunedì 15 aprile 2019

Incontri con gli autori

Predrag Matvejevic e Björn Larsson Mare del Nord incontra 
il Mediterraneo
Björn Larsson: 2010 Serata dei 35 anni della Libreria Il mare
Non possiamo dimenticare quel giovedì del 19 ottobre 2006, quando nei locali della Libreria Il Mare, in quel momento in via di Ripetta 239 il romanziere svedese Björn Larsson e lo scrittore croato Predrag Matvejevic, per la prima volta insieme a Roma, hanno incontrato i loro lettori e tutti gli appassionati di mare. L’evento si sviluppò intorno alle note del contrabbasso di Roberto Bellatalla, al canto di David Barittoni e alla voce recitante di Antonio Iuorio. Una serata indimenticabile in compagnia di due grandi esponenti della letteratura europea con l’alternanza di musica, lettura di brani, canti e interventi del pubblico. Ci aveva fatto conoscere Björn, la nota regista Wilma Labate, che avrebbe voluto fare un film tratto dal libro di Larsson Il porto dei sogni incrociati, uno dei suoi romanzi di grande successo. Matvejevic invece lo avevamo conosciuto già nel 1996 e coinvolto nell’evento AmordiMare organizzato dalla Libreria Internazionale Il Mare a Piazza del Popolo.
Ai due grandi autori di mare chiedemmo, Marco ed io, in date diverse, di scrivere qualcosa per noi. Predrag ci inviò un testo inedito pubblicato sulla rivista Il Mare, mentre Bjorn, sempre impegnatissimo, ha rinviato ogni anno, la stesura del suo testo. Predrag, l’autore del meraviglioso saggio Breviario Mediterraneo è volato in cielo, mentre con Larsson è nata una grande amicizia, basata sull’amore per il mare e le barche a vela. Gli incontri con Bjorn si sono susseguiti spesso nel

lunedì 1 aprile 2019

Le Vie delle Indie

Le navi di Hatshepsut a Punt bassorilievo di Deir el Bahari
Si è parlato molto, in questi giorni, degli accordi commerciali con la Cina e della visita, a Roma, di Xi Jinping, segretario generale del Partito Comunista Cinese e Presidente della Repubblica Cinese. Media, giornali, televisioni ci hanno bombardato di notizie sull’accordo chiamato la “Via della Seta”. Tutti hanno pensato a Marco Polo e il suo resoconto  “Il Milione” che descriveva il suo lunghissimo viaggio da Venezia fino in Cina. Pensando a tali notizie, mi è venuto in mente di aver letto molti altri volumi

lunedì 18 marzo 2019

Archeologia subacquea fra tutela e valorizzazione

Dal collega trapanese Luigi Benedetti abbiamo ricevuto questo ricordo di Sebastiano Tusa che volentieri pubblichiamo. È una lunga intervista fatta nel 2016 dove Seba si racconta e fa il punto sull’Archeologia subacquea e la tutela dei beni culturali.

Ho conosciuto il soprintendente del mare Sebastiano Tusa qualche anno fa quando, da giovane subacqueo appassionato, mi proposi come volontario per delle campagne di scavo. Feci la conoscenza di quello che, per me, era una specie di mito non tanto per il ruolo che ricopriva e ciò di cui era protagonista in quel momento quanto, principalmente, per il suo essere testimone di una delle pagine più romantiche e a cui sono più legato, per passione personale, della storia della Sicilia: la ricerca archeologica subacquea e, più in generale, l’esplorazione degli abissi. Quali e quante storie, legate alla subacquea e poi all’ambito archeologico sarebbe possibile raccontare? Tante! Oggi la Sicilia non parla più quella lingua dei sogni; ma, affranti come siamo da una quotidianità fatta di fallimenti e mancanza di cultura, è importante testimoniare cosa è stato possibile far nascere e affermare in questa terra: la terra dei ragazzi della Panaria Film, della caccia subacquea diventata sfida agli abissi e del mitico Cecè Paladino, pioniere della ricerca archeologica subacquea. Storie che partono da lontano e ci raccontano di un’epoca felice. Ecco: il merito di Sebastiano Tusa potrebbe esser valutato solo relativamente al suo lavoro di archeologo e alle sue scoperte; ma c’è qualcosa che va oltre questo. C’è un uomo che è riuscito, attraverso il suo lavoro e la sua passione, a non far morire
Roma 2013: Seba con Donatella Bianchi
e portare con sé tutto questo patrimonio di storie di vita e di emozioni; che è riuscito a scrivere una pagina del grande libro di questa avvenuta sottomarina ed è diventando il più grande testimone vivente di una terra, la Sicilia, dove i sogni erano realtà. Da tempo pensavo di rincontralo per una intervista e quando è stato possibile ho colto l’occasione per farmi raccontare le sue più grandi scoperte, le tecniche utilizzate, le vicende storiche a loro legate e alcuni degli aneddoti che hanno cambiato il corso della storia dell’umanità. Inoltre, durante la nostra lunghissima chiacchierata, ho avuto anche la possibilità di ascoltare le sue opinioni sulla politica, sugli errori commessi e le vicissitudini, passate e presenti, legate alla tutela dei beni culturali in Italia.
La Soprintendenza del Mare nacque nel 2004. È passato ormai tanto tempo ed è certamente possibile fare dei bilanci. Può raccontarci come e quando nacque l’idea e in che circostanze si riuscì a far venire alla luce il tutto?
“Da un punto di vista tecnico-scientifico, l’avere una struttura che si occupasse solo di mare era una esigenza che partiva da lontano, già dagli anni ’70. Il legislatore siciliano, durante il passaggio di competenza dallo stato alla regione, con le leggi 80 e 116 sui beni culturali, aveva previsto una stazione di archeologia subacquea presso Lipari; non

domenica 17 marzo 2019

Sebastiano Tusa, servitore dello Stato

È volato in cielo un amico, un servitore dello stato, un archeologo subacqueo di fama mondiale, uno scrittore di archeologia, un paletnologo, un grande lavoratore, un vulcano di idee, un uomo integerrimo, un grande amante del mare, Assessore alla cultura della Regione Sicilia, Sovrintendente del mare della Regione Sicilia, Presidente dell’Accademia Internazionale della Attività subacquee, Tridente d’oro. Ispettore archeologo presso il Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini. Ha effettuato scavi archeologici in Turchia, Iraq, Pakistan e tanti altri paesi. In Italia ricordiamo: Selinunte, Vivara, Egadi, Pantelleria con molti lavori che hanno messo in luce aree archeologiche eccezionali, Eolie con 4 navi scoperte integre e denominate Panarea 1, 2, 3 e 4. A lui si deve anche il trattato internazionale sfociato nella Convenzione UNESCO 2001 sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo. Tutto questo è stato Sebastiano Tusa. 
Ancora non posso crederci!! Aveva vinto la battaglia contro una brutta malattia ed è morto per un aereo malfunzionante. Non sarà possibile dimenticare e sostituire Sebastiano Tusa. Era “un servitore dello Stato”, come amava definirsi. È riuscito ad effettuare ricerche archeologiche subacquee trovando fondi fuori dall’Italia, grazie al suo carisma e alle sue grandi doti di studioso. 
Gaeta: elmo montefortino e rostro
L’ho conosciuto a Roma  nel 1969 durante le lotte studentesche. Era giovanissimo “un pischello” come si dice a Roma. Ci siamo persi di vista per alcuni anni. Mentre lui girava il mondo io ho creato la Libreria Internazionale il Mare e così ci siamo ritrovati, ambedue subacquei e amanti del mare ancora a Roma, dove abbiamo organizzato incontri di archeologia subacquea, quando gli archeologi subacquei professionisti erano pochissimi e quando i subacquei appassionati di archeologia depredavano i relitti nel nostro Mediterraneo. Poi ancora ci siamo ritrovati a Favignana, quando per l’Ente Provinciale del Turismo di Trapani organizzavo la Settimana delle Egadi e i Convegni di archeologia subacquea con il supporto di Maria Guccione, Gin Racheli e Nino Allegra

martedì 12 marzo 2019

Parrocchetti: un’invasione particolare, sono ovunque

Me lo sono trovato di fronte all’improvviso, addirittura stava per entrare dalla finestra! Mi ha guardato stupito prima di volare via in un battito d’ali. Si tratta di un piccolo pappagallo, il parrocchetto, che da qualche tempo ha colonizzato i nostri giardini. Per saperne di più ho chiesto informazioni al nostro “informatore” Fabrizio… , che lo ha anche disegnato.

Il loro volo è rapido, sfrecciante, in gruppo, rumoroso per quel caratteristico e continuo gracidio. Si spostano  da un parco all'altro, da un filare di platani a un gruppo di pini, si posano ovunque ci sia cibo: nespole, arance amare che decorano viali e giardini storici, melograni, ma anche semi di magnolia, datteri di palma (non da olio). I loro nidi sono vistosamente grandi (fino a 200 chili di rami intrecciati) oppure nelle cavità di alberi. Due tipologie di nidi diversi perché loro, i parrocchetti che hanno invaso le città italiane e anche molte altre europee, sono due specie diverse.
Parrocchetto monaco
Il parrocchetto che vive nei grandi nidi comunitari è il Monaco, piumaggio quasi tutto di un bel verde luminoso ma con il petto grigio chiaro e un becco bruno giallastro.  Il parrocchetto dal collare invece fa il nido nel cavo degli alberi o persino in cavità artificiali. È totalmente verde smeraldo con un collarino che dalla gola gira indietro alla testa e un becco di un bel colore rosso acceso.
Due specie diverse quindi ma un'unica famiglia quella degli psittacidi. Mentre il Monaco è originario delle aree subtropicali dell'America del Sud (dall'Argentina al Brasile) il Parrocchetto dal Collare  aveva il suo habitat nativo nella

domenica 10 marzo 2019

Una barriera corallina al largo del mare di Bari

Con robot e particolari tecniche di immersione alla profondità di circa 50 metri ricercatori del dipartimento di Biologia dell’Università di Bari e delle Università Tor Vergata di Roma si sono imbattuti in una scogliera corallina fra i 40 e i 55 metri di profondità, a circa due chilometri dalla costa del comune a sud di Bari. È una scoperta eccezionale: è la prima volta che nel Mediterraneo si scopre una barriera con caratteristiche molto simili a quelle equatoriali. “L’aspetto paradossale è che ce l’avevamo davanti agli occhi e non l’abbiamo mai vista” ha raccontato il biologo Giuseppe Corriero, direttore del team di ricerca, quando si è imbattuto in “qualcosa di strano” e ha voluto vederci chiaro. L’ipotesi è che il fronte della barriera possa estendersi anche ben oltre, seppure non in modo uniforme: in direzione del capoluogo pugliese, da un lato, e fino a Otranto, dall’altro. A rendere unica la barriera corallina pugliese sarebbero almeno due peculiarità. La prima: la profondità di circa 50 metri.
Quindi l’habitat e i suoi colori: “Nel caso delle barriere delle Maldive o australiane i processi di simbiosi tra le madrepore (animali marini che costituiscono i banchi corallini) sono facilitati dalla luce, mentre la nostra barriera vive in penombra e quindi le madrepore costituiscono queste strutture imponenti di carbonato di calcio in assenza di alghe”. Ecco, dunque, i colori più “soffusi, dati da spugne policrome con tonalità che vanno dall’arancione al rosso, fino al viola”. Per difendere questo tesoro nascosto, i ricercatori hanno allertato l’Ufficio parchi e tutela della biodiversità della Regione. Lo scenario che si apre da oggi, in termini di economia del turismo e di tutela del mare, è sotto gli occhi di tutti.

martedì 12 febbraio 2019

Fermate il mondo, voglio scendere. La tragedia dei migranti

È risaputo che la nostra libreria è un vero e proprio “porto di mare”. Ogni giorno vi attraccano le più diverse imbarcazioni, per lo più sono quegli assidui frequentatori appassionati di tutto ciò che li avvicina al Mare, con la emme maiuscola. In questo caso ha bussato alla nostra porta un nostromo, si chiama Andrea Ferrari, ha portato queste sue riflessioni sul tema migranti che noi volentieri pubblichiamo…
I tragici eventi, legati ai flussi di migranti via mare, suscitano, soprattutto da un anno a questa parte, i commenti, le azioni e i giudizi più disparati, ispirati dalle “esigenze di copione” proprie delle fazioni che si fronteggiano nell’agone politico – mediatico. L’uomo della strada guarda, legge, ascolta e, sempre più confuso, cerca, con grandissima difficoltà, di farsi una propria idea su quello che è accaduto, che accade e che, inevitabilmente, accadrà. Leggendo o ascoltando i ripetuti

mercoledì 6 febbraio 2019

L’Ibis Eremita. Storia di Dusti ucciso da un cacciatore scellerato


Lo hanno trovato ucciso a fucilate nelle campagne non lontane da Siena. Dusti era il suo nome e così lo avevano chiamato i ricercatori, i promotori e gli ideatori di un progetto ardito ed esaltante allo stesso tempo: riuscire a far tornare a vivere in Europa una popolazione vitale (almeno 120 esemplari) di Ibis eremita (Geronticus eremita), un uccello rarissimo che in natura si trova ancora in Turchia, in Marocco e forse in Siria. Dusti aveva un Gps attaccato al corpo e anelli di riconoscimento azzurri alle gambe. Non poteva essere confuso con un’anatra o un’altra specie cacciabile anche perché l’Ibis eremita è inconfondibile. Intanto è un ibis e quindi ha

domenica 3 febbraio 2019

Teoderico: storia del Re goto che immaginò l’Italia

Un modo veramente cult per chiudere il mese più corto dell’anno? Venite allora in libreria mercoledì 27 alla solita ora, le 18.30, per conoscere il Re barbaro che immaginò l’Italia, ovvero Teoderico detto il Grande, ma più correttamente Teodorico. L’autore del saggio, è Carlo Ruta che ne parlerà con l’archeologa Elisabetta Mangani e la ricercatrice Carla Sfameni. A coordinare la serata come al solito sarà il grande amico della libreria il giornalista e documentarista Pippo Cappellano.
Teoderico, re goto in Italia dal 493 al 526, si presenta come una delle figure più forti ed emblematiche dell’Europa tardo-antica.