mercoledì 19 settembre 2018

Rostri: sei più tredici fa diciannove, un bel record

Subacquei altofondalisti GUE recuperano rostro
Nuova importante scoperta archeologica nei fondali dell'isola di Levanzo. A 85 metri di profondità sono stati rinvenuti altri sei rostri in bronzo – due dei quali sono stati già recuperati – risalenti alla Battaglia delle Egadi. Il ritrovamento è frutto della collaborazione tra la Soprintendenza del Mare, struttura dell'Assessorato regionale dei Beni culturali e dell'Identità siciliana, e la statunitense Rpm Nautical Foundation. Le ricerche archeologiche strumentali in alto fondale, iniziate nel 2004, hanno consentito fino a oggi l'individuazione e il recupero di tredici rostri romani, due cartaginesi e ben ventidue elmi romani del tipo montefortino, oltre a un grande numero

lunedì 17 settembre 2018

Quanti porti ha Roma sul Tevere?



Sono otto, e con i tre extracittadini undici. Infatti otto sono quelli nel territorio della città; ma  per esattezza dovremmo aggiungere il porto di Ostia, il porto di Traiano (Ostia antica) ed il porto di Pagliano (Corbara, nel territorio di Orvieto, ove il fiume Paglia si congiunge al Tevere). Ma di questi converrà parlarne in un’altra occasione. Rammentiamo quindi i porti maggiori presenti a Roma, elencandoli in ordine di grandezza e di importanza storico – commerciale:
Ripa grande a Testaccio, di Ripetta, Tiberino, Fluviale (Emporium), Leonino, Arsenale Pontificio 
(Porta Portese), Moderno dell’Arsenale, Scalo De Pinedo 
In alto: Il Tevere al Porto Leonino con l’Ospedale di Santo Spirito in Sassia              

Il porto maggiore di Roma: Ripa Grande a Testaccio
Insieme di Ripa Grande
Movimenti al Porto
A partire dal II secolo a.C. l’area di Testaccio ai piedi dell’Aventino fu scelta per la costruzione di un nuovo porto fluviale sul Tevere. Il porto di Ripa Grande era il porto fluviale di Roma, appena a valle dell’antico Ponte Sublicio, dove venivano movimentate le merci che risalivano e discendevano il Tevere verso l’approdo di Fiumicino. La costruzione dei muraglioni ne ha cancellato l’esistenza e le funzioni, mantenendone traccia solo nella toponomastica. Il nuovo attracco era costituto da un’area recintata e lastricata, con ormeggi per le barche; per gestire le variazioni di livello dovute alle piene del fiume, lo scalo venne nel tempo ingrandito e strutturato con banchine pavimentate a grandi lastre di travertino, con pietre forate per l’ormeggio e usate come piazzale di scarico nei periodi di piena. Nel I sec. d.C. alle spalle venne realizzato un edificio su tre piani costituito da una doppia serie di grandi ambienti ricoperti a volta e allineati secondo l’asse del fiume, illuminati da lucernari verso il Tevere e da larghe porte carraie sul lato opposto. L’edificio venne in seguito ampliato con una nuova struttura formata da una serie di camere chiuse da un grande muraglione inclinato e altri ambienti interni illuminati dai lucernari.  Alle spalle del porto venne costruito, nel II sec. a.C., un gigantesco edificio di servizio, la Porticus Aemilia, lungo 487 m e largo 70 m, formato da 52 navate aperte verso il fiume. Nel tempo alle spalle sorse il quartiere commerciale di Roma , con grandi magazzini, servizi e la discarica del Monte Testaccio.

Un tomo da quasi quattrocento pagine da non perdere

Storia dei Mediterranei è un libro da leggere, così hanno concluso gli autori presentandolo in anteprima nazionale nella nostra Libreria.
Si tratta di un progetto di ricognizione storica, al centro di esso è il Mediterraneo cui hanno lavorato, ognuno da una particolare prospettiva, tredici studiosi di alto profilo: Franco Cardini, Massimo Cultraro, Flavio Enei, Massimo Frasca, Jean Guilaine, Stefano Medas, Antonio Musarra, Patrice Pomey, Carlo Ruta, Alberto Salas Romero, Laura Sanna, Francesco Tiboni, Alessandro Vanoli. Un’indagine che in circa 400 pagine ripercorre dalla protostoria al Medioevo allo scopo di identificare le ragioni e i progetti di vita sociale e civile di un Mediterraneo che è la somma sorprendente di tanti Mediterranei. Si tratta di tante storie, che però finiscono inevitabilmente con il convergere e l’intrecciarsi.
Nella fotografia in libreria, da sn. Vincenzo Bellelli, Carlo Ruta, Marco, Giulia e Massimo Cultraro




domenica 1 luglio 2018

Ostia Lido, lo Stabilimento “ROMA”

Ecco un’altra pagina del nostro“geometra scrittore” Giancarlo Pavia, questa volta dedicata al mare di Roma.
La nascita del centro residenziale-marino di Roma avvenne durante il regime fascista, che lo trasformò nella spiaggia della Capitale, collegata dalla ferrovia, affiancata poi nel 1927 da una delle prime autostrade italiane, la via del Mare, mentre venivano elaborati i primi progetti per l'aeroporto di Roma-Fiumicino; nel 1933 venne denominata ufficialmente  “Lido di Roma”. Nel 1924  furono iniziati i lavori per la costruzione dello stabilimento “Roma” progettato per conto della S.E.F.I. dall'ing. Giovanni Battista Milani e terminarono con l’apertura al pubblico nel 1927. Lo stabilimento venne distrutto dai tedeschi il 13 dicembre 1943 per evitare che le truppe americane prossime all’arrivo trovassero edifici dove stabilirsi. In vista della esposizione

lunedì 25 giugno 2018

L’essenza del mare in un festival internazionale all’Isola d’Elba

All’Isola d’Elba dal 27 al 29 una tre giorni unica con Sea Essence International Festival il primo festival internazionale dedicato alla salvaguardia e alla valorizzazione del mare e della sua essenza. Film, documentari dal vivo, concerti, dj set, aperitivi di approfondimento su tematiche d’attualità, grandi ospiti della cultura, dell’arte, della musica e della politica nazionale ed internazionale, laboratori per bambini, consigli su come rendere il nostro mare sempre più bello, attività artistiche dal vivo e tanta, tanta bellezza. Ad organizzarla è Acqua dell’Elba, una manifattura di profumi, nata alla fine degli anni ’90, in un settore controllato da poche multinazionali. Si tratta di un’impresa familiare con la passione per i profumi e un sogno in comune: far rivivere all’Elba, grazie all’eccellenza dei migliori maestri profumieri, la magia della bottega rinascimentale toscana.
Un luogo in cui, alle straordinarie capacità manuali del maestro e dei suoi allievi si accostavano una naturale propensione al bello, una profonda conoscenza delle arti e della cultura e una forte tensione all’eccellenza. A distanza di 17 anni, Acqua dell’Elba conta 28 monomarca (19 all’Isola d’Elba e 9 nelle città di Roma, Firenze, Siena, Lucca, Venezia, Como e Palermo) e una rete di distribuzione di 580 profumerie clienti di qualità sparse su tutto il territorio nazionale. Con uno sguardo rivolto all’estero per portare il profumo del mare e tutta la sua bellezza nel mondo.

giovedì 31 maggio 2018

Venerdì 8 giugno incontriamo un apneista da record: James Nestor

Continua nella nostra libreria la serie degli incontri con gli Autori. Il prossimo è fissato per il prossimo venerdì 8 giugno alla solita ora, le 18.30. Il giovane giornalista, scrittore e apneista californiano James Nestor ci parlerà – il racconto sarà tradotto in italiano – con video e immagini girati da lui stesso, del suo ultimo libro Respiro degli abissi. Un viaggio nel profondo. Un suo collega italiano, il nostro grande amico Pippo Cappellano, lo incalzerà per carpirgli tutti i suoi segreti delle immersioni nel blu più profondo. Nestor ha sperimentato in prima persona gli adattamenti del corpo umano man mano che la profondità del mare aumenta. E quando si è dovuto fermare ha osservato gli animali per capire come funziona. Ha parlato con i delfini e le balene, ha nuotato fianco a fianco con un capodoglio e ha scoperto, per esempio, balene che comunicano fra loro a decine di chilometri di distanza, squali che nuotano lungo rotte straordinariamente precise nell’oscurità totale, foche che si spingono oltre i 700 metri di profondità e rimangono immerse per quasi un’ora e mezza, e altre innumerevoli meraviglie del
mondo sommerso. Nel 2017 si è unito a un team di ricerca, campioni mondiali di apnea, codificatori, informatici e fisici, che studiano il linguaggio dei capodogli e con sofisticate apparecchiature cercano di tradurre le loro vocalizzazioni. Il libro segue una traiettoria in discesa: a ogni capitolo ci si immerge di più nel mare, perché se il mare è l’ultimo spazio del nostro pianeta rimasto per larghissima parte inesplorato, il viaggio verso queste profondità è anche un viaggio che racconta molto all’uomo di sé, dei suoi limiti e della sua grandezza.

sabato 26 maggio 2018

Il Viaggio di Arturo. Un potente romanzo di mare, parola dell’autore

Perdersi nell’immensità del mare, metaforicamente e letteralmente: è quello che accade nel romanzo di Gabriele Mazzoleni Il viaggio di Arturo; giornalista economico e velista di lungo corso, è al suo esordio nella narrativa dopo il successo, sei edizioni, del manuale Mollo tutto e vado via. Come organizzare un anno sabbatico in barca a vela. Gabriele è romano, ha 59 anni e va a vela da 43 anni, è caporedattore all’agenzia Asca News. Dedica tutto il tempo libero in progetti coinvolgenti. È stato istruttore dei Glenans e di tante altre realtà, ha sempre fatto attività di volontariato con l’idea di coniugare la vela a un’attività sociale, ovvero restituire ciò che ha appreso e condividere la bellezza del mare. In Italia ci sono molte associazioni che aiutano persone in difficoltà utilizzando la barca a vela imbarcando ragazzi con disagio sociale e fisico e spesso organizzano crociere con ragazzi che hanno pene alternative al carcere. Con la vela si dà un’opportunità a persone svantaggiate per scoprire la vita da un altro punto di vista. Ora collabora come volontario con Navi di carta onluss, ha lavorato anche con Tetragonauti, l’associazione di promozione sociale nata nel 2003
per dedicarsi a chi si trova in difficoltà. Queste realtà si finanziano in collaborazione con gli enti pubblici, imbarcano anche studenti degli istituti nautici per programmi di scuola lavoro. Gestire a bordo ragazzi con  disagio sociale è complesso non è semplice perché ti metti in gioco come persona. Non si tratta semplicemente di insegnare cazza la randa ma di interagire con ragazzi che ne hanno viste di tutti i colori. È al terzo libro; il primo è del 1998, parla di economia, a settembre invece esce il quarto La generazione Ymca, dal 1968 al riflusso. racconta di un’esperienza vissuta nel 1968 in una di queste realtà di volontariato. Il romanzo inizia sul ponte di un mercantile comandato dal bretone Gérard, marittimo della vecchia guardia rispettato e temuto dall’equipaggio.

venerdì 25 maggio 2018

Un prezioso manuale per conoscere il nostro patrimonio archeologico subacqueo

Archeologia sott’acqua, teoria e pratica è un vero e proprio manuale, sette capitoli a partire dalla storia per finire nella descrizione di un cantiere archeologico subacqueo, è dedicato agli studenti e a chi è interessato al lavoro degli archeologi sott’acqua, agli aspetti tecnici della ricerca, a quelli del lavoro subacqueo, della tutela e della conservazione ma anche alla storia delle scoperte e delle esperienze che hanno portato questo campo di indagine archeologica agli  attuali complessi sviluppi. E così Roberto Pedriaggi e sua moglie Barbara Davidde, naturalmente archeologi subacquei, questa seconda edizione, la prima è del 2007, l’hanno corredata con indispensabili ed essenziali aggiornamenti correggendo anche errori e refusi della prima edizione. L’idea di scrivere un manuale di archeologia sommersa è nata dall’esperienza didattica degli autori presso l’Università degli Studi di Roma Tre e dalla constatazione che, a ventisei anni dalla pubblicazione dello storico manuale di Pietro Gianfrotta e Patrice Pomet, si sentiva l’esigenza di un manuale in lingua italiana. L’Italia, del resto, può rivendicare un ruolo di primo piano nella storia di questa disciplina, non solo come custode di un patrimonio archeologico sommerso ricchissimo e di inestimabile valore documentario, ma anche perché proprio in Italia, dopo
la seconda Guerra Mondiale, ad opera di Nino Lamboglia sono stati compiuti i primi passi verso una metodologia di indagine rigorosamente scientifica ed una organizzazione razionale del lavoro subacqueo con mezzi adeguati ed efficaci strutture di coordinamento. Petriaggi e Davidde ripercorrono le tappe della storia della ricerca archeologica subacquea nel Mediterraneo e trattano gli aspetti attuali della disciplina e si propongono di fornire un nuovo strumento didattico nel quale non si vuole rinunciare alla rigorosità scientifica dell’informazione e alla pretesa di offrire un valido strumento di approfondimento, come si legge nel notevole corredo di note e di informazioni bibliografiche. La trattazione teorica dei vari argomenti correlati alla materia viene accompagnata da esempi pratici, a volte veri e propri case studies, e da informazioni puntuali sui metodi di indagine e sugli strumenti e le attrezzature di lavoro. La peculiare esperienza degli Autori, archeologi e funzionari dell’Istituto Centrale per il Restauro, fa sì poi che nel volume venga concesso considerevole spazio ai temi della conservazione e del restauro dei manufatti antichi, sia provenienti da ambienti sommersi, sia da conservare in situ, secondo i dettami della Convention on the Protection of the Underwater Cultural Heritage dell’Unesco (Parigi 2-11-2001).
Nella foto a ds. Barbara Davidde

martedì 22 maggio 2018

In libreria in mostra oggetti molto ricercati per la vostra scrivania

                                                    
Modellino di uno scafandro . Con un peso di 560 kg poteva arrivare a 150 metri di profondità. Costruito da Alphonse e Théodore Carmagnolle attorno al 1882 e mai usato. L’originale è conservato al Museo Marino Nazionale di Parigi.






      Fermalibri ancora ammiragliato





Astrolabio









giovedì 17 maggio 2018

Forse la dimora di Ulisse e Polifemo nella Peschiera di Tiberio a Sperlonga

Vista della Peschiera

La presunta dimora dei due personaggi mitici resi famosi dall’Odissea, è stata oggetto da indagini effettuate dal 1957 che hanno riportato in luce solo una parte dei resti. Agli inizi dell’età imperiale, in concomitanza con un radicale intervento di ristrutturazione, l’antro – in parte lasciato nella forma naturale e in parte modificato con murature – venne trasformato in paesaggio mitologico. All’interno furono ricavati due ambienti su una piscina circolare (diam. m. 12) collegata a una grande vasca esterna rettangolare comunicante a sua volta con una più piccola dal fondo loculato. In questo articolato sistema di piscinae, si può riconoscere uno di quei costosi e raffinati vivaria che i ricchi possidenti romani usarono impiantare