domenica 8 aprile 2018

Io sono Etrusco, un gioco di strategia che ne simula la vita

Un team di informatici e di archeologi svela i segreti degli Etruschi con un video gioco a carattere storico dedicato alla civiltà di quel popolo. L’applicazione si chiama Mi Rasna (Io sono etrusco), a maggio sarà rilasciata su GamePlay, è prodotta dalla Entertainment Gam Apps, una società nata nel 2014 con una passione per i giochi sulla storia italiana, dal Medioevo alla via Francigena. Il quartier generale dell’impresa è il Museo Etrusco di Villa Giulia che ha firmato un protocollo d’intesa per garantire la collaborazione scientifica e la supervisione di tutti contenuti: ricostruzioni storiche, contesti ambientali, personaggi, vita sociale, opere d’arte, per questo ha fornito le 90 immagini che compaiono nel gioco. Il video gioco può vantare la sinergia con 43 musei compreso il Polo Museale del Lazio. L’esperienza ludica di Mi Rasma proietta il giocatore in una delle dodici Città Stato realmente esistite e ne rivivrà la storia. Vestendo i panni di un magistrato locale conoscerà l’economia, l’agricoltura, l’allevamento, l’edilizia, l’estrazione delle risorse e dei manufatti prodotti da quel popolo. Con gli Etruschi è stato possibile raccontare un grande territorio tra Lazio, Toscana e Umbria con il coinvolgimento dei musei locali con le loro collezioni. Maurizio Amoroso, l’ideatore, spiega che Mi Rasna è un gioco di strategia che di fatto diventa un simulatore della vita etrusca con lo scopo di far progredire le città che gestisce. Per farlo deve creare una rete di rapporti commerciali basandosi su produzioni tipiche locali costruendo sistemi e reti di trasporto da una città all’altra. Inoltre, per meglio comprendere l’evoluzione delle città la cronologia del gioco è estesa più indietro nel tempo, alla prima età del Ferro. Il bello del gioco è che attraverso la strategia si veicolano aspetti storici che il giocatore recepisce senza neanche accorgersene così quando arriva al Museo è già preparato. Infine parte dei ricavati del video gioco saranno devoluti al Museo per sostenere progetti legati agli Etruschi.
Il gioco sarà scaricabile gratuitamente sugli store.

Blera e Vulci: Ponte della Rocca, Ponte del Diavolo, Ponte dell’Abbadia.

Pavia, ancora Giancarlo, abbiamo perso il conto di quanti “pezzi” il nostro “geometra” abbia scritto per noi. In questo non solo ci parla di ponti etruschi, ma mostra le sue capacità di illustratore. Sono suoi infatti gli acquarelli che accompagnano il testo, come questo a sinistra, il ponte sul rio Canale.

Blera e Vulci sono antiche città etrusche in provincia di Viterbo, nella Maremma laziale. Il nome attuale di Blera proviene forse dall’etrusco “phlera”, da cui il nome latino di Blera, citato e

venerdì 23 marzo 2018

I Popoli del Mare, un’immersione in vicende lontane tre millenni

a sn. Giulia D’Angelo
La libreria era affollata come capita nelle grandi occasioni perché quella della storia dei Popoli del Grande Verde o meglio ancora dei Popoli del Mare – la loro origine e la loro storia in gran parte è avvolta nel mistero – non è mai arrivata, se non in forma estremamente semplificata, a un grande pubblico. È stato grazie alle relazioni dei due professori Paolo Matthiae e Massimiliano Marazzi che abbiamo potuto fare un’immersione in vicende lontane tre millenni. Sebastiano Tusa – ha sottolineato Marazzi – ha raccontato la vicenda dei Popoli del Mare in maniera piana, semplice e diretta e ha raggiunto un risultato importante trattando temi e grandi problemi storici e archeologici in un volume modesto nella forma e nelle dimensioni paragonabile a un manuale della famosissima Penguin Books.
Marazzi a sn e Matthiae
Ha scritto con un linguaggio intelligentemente semplificato e scientificamente attendibile cose che negli ambienti scientifici si dicono in forme terribilmente complicate non arrivando come problematiche a un pubblico più vasto che può essere coinvolto e interessato e diventare così anche un supporto a tutta una serie di politiche e interventi nel campo culturale. Sul tema esiste una bibliografia sconvolgente e spaventosa sono chili e chili di libri però ce ne sono pochi scritti da un unico autore e non c’è né nessuno a livello di breve monografia divulgativa soprattutto in italiano come il libro di Tusa. Sì ci sono manuali e

venerdì 16 marzo 2018

Un tema intrigante da scoprire. Vi aspettiamo il prossimo mercoledì!

Vi abbiamo fatto aspettare, ma la vostra curiosità la potrete soddisfare il prossimo mercoledì come al solito alle 18.30 presso la nostra libreria. Sebastiano Tusa parlerà de I popoli del grande verde, il Mediterraneo ai tempi dei Faraoni con Paolo Matthie, Massimiliano Marazzi e Lorenzo Nigro. Una grande occasione da non perdere!


domenica 11 marzo 2018

Come si costruiva un ponte in legno duemila anni fa


Acquerello G.C. Pavia
Il nostro “geometra scrittore” Gian Carlo Pavia ancora ci sorprende, questa volta con un salto indietro nel tempo di duemila anni per raccontare come Giulio Cesare costruì il ponte sul fiume Reno quando conquistò la Gallia. Ma che “c’azzecca” il grande Giulio Cesare con il nostro blog? La risposta è semplice: è Storia!
La struttura militare in legno per permettere il passaggio del fiume Reno, fu concepita da Cesare nel corso delle due campagne contro i popoli germanici, durante la conquista della Gallia. Il prof. Francesco Maria Pellegrini in un suo libro del 1898 analizzò la struttura del ponte costruito da Giulio C., così come descritta nel libro IV° del “de bello gallico”, dandone una propria interpretazione. Personalmente, avendo avuto la fortuna di aver “dovuto” studiare il latino,

venerdì 2 marzo 2018

Folco Quilici, ottantasette anni dedicati al Mare

Gaeta 2014: Festival Internazionale dell'Editoria del Mare, Folco e Giulia
Caro Folco,
Lavinia ha telefonato qualche  giorno fa alla Libreria Il Mare, per comunicare a Marco, mio figlio, che eri partito per un lungo viaggio senza ritorno. La notizia non mi coglieva impreparata. Erano ormai diversi giorni che cercavo di telefonarti ma non rispondevi. Ne parlai con Lavinia e con Luca, suo marito e figlio della tua seconda moglie Anna. Lavinia e Luca mi dissero che eri malato, ti trovavi in campagna e non volevi incontrare nessuno. Quindi non sono riuscita a dirti grazie. Grazie per avermi insegnato a conoscere e amare sempre di più il Mare, fin da quando, giovane subacquea, leggevo i tuoi articoli. Mi hai fatto apprezzare sempre di più il nostro paese con i tuoi libri

giovedì 22 febbraio 2018

Il tema è intrigante, chi erano realmente i Popoli del Mare?

L’appuntamento è nella nostra libreria per martedì primo marzo alle 18.30. Quindi ancora una settimana di attesa per ascoltare tre accademici, Paolo Matthie, Massimiliano Marazzi e Lorenzo Nigro, che ci parleranno dei Popoli del Mare, tema dell’ultimo libro di Sebastiano Tusa: I popoli del grande verde. Chi erano realmente coloro che comunemente chiamiamo ”i Popoli del Mare”? La complessità e la vastità dell'area di riferimento ove essi agirono inibiscono una risposta univoca. La loro etnogenesi non è facile da definire sia per difficoltà oggettive di dare una connotazione geografica ai vari etnonimi che compaiono nelle fonti, sia perché, tranne che nel caso dei Filistei, assegnare una produzione ceramica o comunque materiale a un popolo è sempre un'operazione difficile e rischiosa. Emergono sul finire della Tarda Età del Bronzo come diaspora migratoria seguita alla lacerante crisi socio-economica e politica del sistema palaziale delle cittadelle micenee e delle loro propaggini costiere anatoliche occidentali accresciuta anche da eventi naturali catastrofici. Li troviamo in varie regioni del

domenica 18 febbraio 2018

Navi di Nemi, una testimonianza di settantaquattro anni fa

Nemi 1935, recupero della prima nave
Giancarlo Pavia, il nostro “geometra scrittore”, nel racconto che segue spiega da cosa è nato, settantaquattro anni, fa il suo “grande odio per le distruzioni dei reperti archeologici” che lo spinge in ogni occasione a scrivere sull’argomento. Aveva otto anni quando la sera del 31 maggio del 1944, i nazisti incendiarono il museo delle navi di Nemi “mandando in cenere un’eredità culturale romana custodita dalle acque del lago per quasi due millenni.” Il museo che custodiva le due enormi navi era stato inaugurato solo il 21 aprile del 1940. La testimonianza di Giancarlo è veramente coinvolgente. All’epoca mio padre aveva fatto trasferire il nostro nucleo familiare in una villetta ai margini di Nemi, per tenerci lontano da Roma e dalle preoccupanti persecuzioni verso gli ebrei;

martedì 13 febbraio 2018

Storie di lupi e lupacchiotti alle porte di Roma e in giro per la penisola

Il primo ad arrivare in zona era stato Romolo, questo il nome che gli fu immediatamente dato dai responsabili dell’Oasi di Castel di Guido, gestita dalla Lipu, la Lega italiana per la protezione degli uccelli. Romolo era un lupo adulto e aveva trovato rifugio a due passi da Roma, appena fuori dal GRA, il grande raccordo anulare, all’interno dell’Azienda Agricola Castel di Guido. Ma Romolo scomparve dopo pochi mesi. La notizia era stata tenuta segreta dai responsabili della Lipu: era il 2013 e il fatto era ritenuto clamoroso. Pensate: un lupo a meno di venti chilometri dal centro del centro di Roma, da quel luogo tra l’Arco di Giano e il Foro Boario dove la leggenda individua la nascita dei fondatori della città, di Romolo e Remo, appunto.

Nitto, subacqueoo delle tonnare, un personaggio leggendario

“Lo hai saputo? E’ morto Nitto.” Qualche giorno fa, con queste scarne parole, Maria Guccione, telefonando da Favignana, mi ha annunciato la morte di Benedetto Mineo, a tutti noto solo con il diminutivo di Nitto. Immediatamente come una sequenza cinematografica mi vengono alla mente i tanti ricordi che mi legano a Favignana e alle isole Egadi e Nitto è tra i più belli personaggi che ho conosciuto negli anni 70, in queste isole meravigliose. La prima volta andai a Favignana in vacanza a settembre del 1975. Feci una immersone nelle acque limpidissime e pulite del piccolo porto e pescai con le mani una grossa seppia. Rimasi affascinata dalle isole e tornai l’anno dopo su invito di Josè Tammaro, che venendo a Roma a trovarmi alla Libreria Internazionale Il Mare, mi disse che Favignana andava visitata nel momento della Mattanza. Così tornai sull’isola. Chiesi a Luigi Parodi il