giovedì 22 febbraio 2018

Il tema è intrigante, chi erano realmente i Popoli del Mare?

L’appuntamento è nella nostra libreria per martedì primo marzo alle 18.30. Quindi ancora una settimana di attesa per ascoltare tre accademici, Paolo Matthie, Massimiliano Marazzi e Lorenzo Nigro, che ci parleranno dei Popoli del Mare, tema dell’ultimo libro di Sebastiano Tusa: I popoli del grande verde. Chi erano realmente coloro che comunemente chiamiamo ”i Popoli del Mare”? La complessità e la vastità dell'area di riferimento ove essi agirono inibiscono una risposta univoca. La loro etnogenesi non è facile da definire sia per difficoltà oggettive di dare una connotazione geografica ai vari etnonimi che compaiono nelle fonti, sia perché, tranne che nel caso dei Filistei, assegnare una produzione ceramica o comunque materiale a un popolo è sempre un'operazione difficile e rischiosa. Emergono sul finire della Tarda Età del Bronzo come diaspora migratoria seguita alla lacerante crisi socio-economica e politica del sistema palaziale delle cittadelle micenee e delle loro propaggini costiere anatoliche occidentali accresciuta anche da eventi naturali catastrofici. Li troviamo in varie regioni del

domenica 18 febbraio 2018

Navi di Nemi, una testimonianza di settantaquattro anni fa

Nemi 1935, recupero della prima nave
Giancarlo Pavia, il nostro “geometra scrittore”, nel racconto che segue spiega da cosa è nato, settantaquattro anni, fa il suo “grande odio per le distruzioni dei reperti archeologici” che lo spinge in ogni occasione a scrivere sull’argomento. Aveva otto anni quando la sera del 31 maggio del 1944, i nazisti incendiarono il museo delle navi di Nemi “mandando in cenere un’eredità culturale romana custodita dalle acque del lago per quasi due millenni.” Il museo che custodiva le due enormi navi era stato inaugurato solo il 21 aprile del 1940. La testimonianza di Giancarlo è veramente coinvolgente. All’epoca mio padre aveva fatto trasferire il nostro nucleo familiare in una villetta ai margini di Nemi, per tenerci lontano da Roma e dalle preoccupanti persecuzioni verso gli ebrei;

martedì 13 febbraio 2018

Storie di lupi e lupacchiotti alle porte di Roma e in giro per la penisola

Il primo ad arrivare in zona era stato Romolo, questo il nome che gli fu immediatamente dato dai responsabili dell’Oasi di Castel di Guido, gestita dalla Lipu, la Lega italiana per la protezione degli uccelli. Romolo era un lupo adulto e aveva trovato rifugio a due passi da Roma, appena fuori dal GRA, il grande raccordo anulare, all’interno dell’Azienda Agricola Castel di Guido. Ma Romolo scomparve dopo pochi mesi. La notizia era stata tenuta segreta dai responsabili della Lipu: era il 2013 e il fatto era ritenuto clamoroso. Pensate: un lupo a meno di venti chilometri dal centro del centro di Roma, da quel luogo tra l’Arco di Giano e il Foro Boario dove la leggenda individua la nascita dei fondatori della città, di Romolo e Remo, appunto.

Nitto, subacqueoo delle tonnare, un personaggio leggendario

Nitto Minneo
“Lo hai saputo? E’ morto Nitto.” Qualche giorno fa, con queste scarne parole, Maria Guccione, telefonando da Favignana, mi ha annunciato la morte di Benedetto Mineo, a tutti noto solo con il diminutivo di Nitto. Immediatamente come una sequenza cinematografica mi vengono alla mente i tanti ricordi che mi legano a Favignana e alle isole Egadi e Nitto è tra i più belli personaggi che ho conosciuto negli anni ’70 del secolo scorso, in queste isole meravigliose. La prima volta andai a Favignana in vacanza a settembre del 1975. Feci una immersone nelle acque limpidissime e pulite del piccolo porto e pescai con le mani una grossa seppia. Rimasi affascinata dalle isole e tornai l’anno dopo su invito di Josè Tammaro, che venendo a Roma a trovarmi alla Libreria Internazionale Il Mare, mi disse che Favignana andava visitata nel momento della Mattanza. Così tornai sull’isola. Chiesi a Luigi Parodi il permesso di immergermi nella camera della morte: sogno di tutti i subacquei. Parodi mi diede il permesso e mi affidò al Rais Gioacchino Ernandes e a Nitto, il subacqueo delle Tonnare di Favignana e

lunedì 12 febbraio 2018

86 fotografie scattate mezzo secolo fa da un hippie molto particolare

Fabrizio Carbone
Fabrizio Carbone non finisce mai di sorprendermi! L’ho incontrato giorni fa e, con la sua tipica naturalezza, mi informa di essere l’autore del libro di fotografie inedite 7W 84TH STREET NYC 1972, titolo che si riferisce all’indirizzo dell’appartamento che in quegli anni occupava a New York. Lo sapevo giornalista, scrittore, documentarista, regista, da sempre ambientalista, socio fondatore del WWF, e pittore, ma che fosse anche un fotoreporter mi mancava… Le ottantasei fotografie in bianco nero del libro, risalgono al 1972, sono il frutto della sua esperienza americana quando era inviato de il Resto del Carlino e la sua vicenda è legata alla sua prima moglie, Ellen Burke. Avevano in affitto un piccolo appartamento sulla 84th al confine con i quartieri dei neri dove la polizia usava il manganello senza troppi complimenti e dove vagava quasi come un hippie in quelle zone a rischio con la macchina fotografica nello zaino, il suo aspetto gli permetteva di muoversi indisturbato fotografando casualmente scene della vita quotidiana. Il fatto poi che fosse italiano e non italoamericano nei quartieri afroamericani era una sorta di lasciapassare. Alcune di quelle foto le vendeva a poche decine di dollari ai giornali più importanti per arrotondare il suo magro stipendio. Quelle immagini sono rimaste dimenticate in un cassetto, quando giusto due anni fa,

domenica 11 febbraio 2018

Amelie: storia di una fenicottero rosa errabondo

Amelie è un fenicottero rosa che spicca per il suo piumaggio rosa acceso. Dopo decenni di peregrinazioni nel Mediterraneo, il fenicottero longevo e amante dei viaggi è arrivato in Sicilia. Il suo nome tecnico è in realtà Hds, anello 1979, a fine anno ha fatto tappa nella riserva naturale Saline di Priolo in provincia di Siracusa è così uno dei 150 fenicotteri che in questi giorni stazionano nella riserva. Come molti altri è stata inanellata 38 anni fa, esattamente il 3 agosto del 1979, e sul suo anello di gomma sono registrati i codici che portano alla sua identificazione. Ha subito attirato l’attenzione del personale della riserva durante un censimento di routine. Sono bastati pochi minuti per leggere tre cifre sull’anello di colore giallo. Tanto da far sospettare la sua anzianità. “Gli anelli recenti sono infatti

giovedì 1 febbraio 2018

Il mausoleo del re etrusco Porsenna

Ipotesi Mausoleo di Porsenna (acquarello di G. C. Pavia)
Ancora il nostro “geometra scrittore” Giancarlo Pavia. Questa volta ci fa conoscere il mausoleo del mitico Porsenna, re e lucumone etrusco regnante sulla cittadina di Clevsin (la Clusium dei romani e oggi Chiusi) attorno al V secolo a. C. Viene appellato re dell’Etruria, in realtà  Chiusi era una delle 12 città costituenti la dodecapoli etrusca;  secondo quanto riportato da Plinio il Vecchio, vissuto nel I sec.a.C., Porsenna venne sepolto in un mausoleo situato sotto la città di Chiusi, al centro di un intricatissimo percorso di cunicoli ipogei. Plinio riporta in verità la descrizione che il bibliotecario di Cesare, Terenzio Varrone ( 116 - 27 a.c. ) fa della gigantesca tomba etrusca (90 m di lato di base!) che avrebbe avuto un’architettura davvero avveniristica per quei tempi, come si legge: E ora conviene parlare del [labirinto] italico, che fece per sé Porsenna, re dell'Etruria, per

Costruisci il tuo squalo e scopri il mondo di questi misteriosi predatori

Costruisci il tuo squalo non solo fa conoscere ai bambini gli squali e le loro abitudini, ma li invita anche a osservali da vicino: allegato al libro c'è infatti un modellino di squalo bianco da assemblare! Misura ben 75 cm e per montarlo è sufficiente incastrare i pezzi senza usare colla né forbici. A partire da 8 anni. Gli squali esistono da prima dei dinosauri e popolano le acque del nostro pianeta da oltre 450 milioni di anni. Ci sono più di 500 specie: si va dagli esemplari che raggiungono i 12 metri di lunghezza – e sono i più grandi pesci esistenti! – , a quelli che stanno addirittura nel palmo di una mano. Tutti gli squali sono carnivori e tra loro ci sono alcuni dei maggiori predatori oceanici, come il grande squalo bianco. In questo libro scoprirai inoltre che gli squali vantano due sensi più di noi, perché possono percepire le vibrazioni e i segnali elettrici nell’acqua, e che la loro digestione può richiedere fino a quattro giorni. Lo sapevi che la maggior parte di loro non dorme e che i piccoli sono autonomi fin dalla nascita? Hai idea di che velocità possano raggiungere? “


mercoledì 31 gennaio 2018

Un Viaggio nell’antica Roma guidati da Carlo Ruta e Sebastiano Tusa

Ancora una volta i due saggisti siciliani Carlo Ruta di Ragusa e Sebastiano Tusa palermitano, saranno ospiti della nostra libreria il prossimo 15 febbraio per parlare del loro nuovo lavoro, il libro Viaggio nell’antica Roma, lungo le vie del sapere, delle cittadinaze e del sacro. A “interrogarli” i due gionalisti Pippo Cappellano e Pino Blasone. Nel risvolto di copertina la presentazione che segue: Roma si erse dal fondo della storia con un uso strategico e intensivo della forza, quella soprattutto delle sue legioni: una forza dominatrice, intrisa di bisogni e istinto. Di tale pulsione essa seppe fare tuttavia un impiego razionale. E questo è, in primo luogo,

giovedì 11 gennaio 2018

Acquedotto Traiano: una pendenza di circa tre metri per 57 chilometri con una portata di 1400 litri al secondo


Il nostro “geometra” scrittore nella calza della Befana ha messo una vera chicca, il racconto di un acquedotto straordinario lungo 57 chilometri. Passato alla storia come Aqua Traiana venne costruito dall’imperatore Traiano nel 109, con parziale riutilizzazione del condotto dell’Aqua Alsietina. Raccoglieva le acque di sorgenti sui monti Sabatini, presso il lago di Bracciano (lacus Sabatinus). La lunghezza complessiva era di circa 57 km e la portata giornaliera di circa 2.848 quinarie, pari a poco meno di 118.200 m³. Raggiungeva la città con un percorso in gran parte sotterraneo lungo le vie Clodia e Trionfale e poi su arcate lungo la via Aurelia, entrando a Roma sul colle Gianicolo, sulla riva destra del fiume Tevere. Tagliato una prima volta durante l’assedio di Roma da parte degli Ostrogoti di Vitige, nel 537, fu restaurato da Belisario. Per i danni ancora subiti dai Longobardi, fu di nuovo restaurato a più riprese tra l’VIII e il IX secolo, e fu infine ricostruito come “Acqua Paola” nel XVII secolo. Il Caput Aquae (fonte) dell’acquedotto di Traiano è venuto alla luce quasi per caso in una zona sul Fosso della Fiora al confine tra il comune di