martedì 11 giugno 2019

Racconti per immagini di cinque navigatori scrittori straordinari

Recentemente nella nostra Libreria, è stato presentato un volume dal titolo Navigatori Straordinari - I Pionieri della vela d’Altura scritto e disegnato da Gabriele Musante.
Vive a Cattolica Gabriele Musante, illustratore e artista. Si è laureato al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Brera. Si dedica a tempo pieno all’arte con disegni, acquerelli e quadri aventi come soggetto il mare e le barche che sono la sua grande passione da sempre. Per Bolina ha realizzato alcune storie  disegnate e dedicate ai più famosi pionieri della navigazione da diporto. Un volume particolare uscito dalla fantasia dell’autore dove racconta la vita dei personaggi straordinari che sono stati i pionieri della vela d’altura, attraverso le immagini.
L’idea di utilizzare i fumetti nella nautica, non è un’idea nuova, basti pensare ai Navigare lungocosta scritti e disegnati da Mauro Mancini.
In questa pubblicazione invece si parla di storia e si raccontano le vicende di cinque navigatori-scrittori che, con le loro gesta, hanno fatto sognare milioni di appassionati di vela in tutto il mondo. Cinque personaggi che ancora oggi attraggono molti velisti in erba, si tratta di: Joshua Slocum e il famoso Solo intorno al mondo, Jack London con La Crociera dello Snark, Francis Chichester e Gipsy Moth, Berbard Moitessier con il Vagabondo dei mari del sud ed infine Eric Tabarly. Alla presentazione presso la Libreria Il Mare sono intervenuti, oltre al padron di casa, Marco Firrao e l’autore, anche Alberto Casti, direttore di Bolina ed editore del volume. Ho rivisto Alberto Casti dopo molti anni,
lo avevo conosciuto, da piccolissimo e ci eravamo persi di vista. Rivedendolo, non ho potuto fare a
meno di ricordare il padre Giorgio, quando nell’ottobre del 1984 mi venne a trovare alla Libreria Il Mare che in quel momento si trovava al numero 22 di via di Ripetta, all’interno del cortile del palazzo Cherubini-Cavalcabò. Tutto orgoglioso della sua creatura,
Giorgio mi regalò il numero zero di Bolina, invitandomi a scrivere sulla sua nuova rivista. Una bella sorpresa per me che amavo, leggevo e conservavo la rivista Linus: “Finalmente “ - esclamai - “anche il mare ha la sua rivista di fumetti!” Successivamente fui ben lieta di ospitare Bolina all’interno del nostro stand presso il Salone Nautico di Genova. Ora avevo di fronte Alberto che mi mostrava l’opera di Gabriele Musante e ho pensato: “sono passati 35 anni e Marco Firrao e Alberto Casti si trovano ancora a collaborare per pubblicizzare libri di mare con tenacia e passione”.
Torniamo ai nostri navigatori straordinari raccontati nei disegni di Musante e con dei brani letterari introduttivi scritti da Davide Gnola, storico della navigazione e direttore del Museo della Marineria di Cesenatico.
La navigazione in solitario intorno al mondo di Joshua Slocum, compiuta dal 1895 al 1898 è un’impresa eccezionale con protagonista un marinaio di grandissima esperienza che usa al meglio la barca da lui stesso costruita: lo Spray, uno sloop di 11 metri. Ciò che lo rende famoso è lo stesso suo racconto scritto con ritmo e ironia, facendo diventare il lettore un compagno di viaggio. Insomma Slocum non è solo un grande navigatore, ma anche un grande scrittore diventato il mito di generazioni di navigatori e sognatori di viaggi in mare che tramite i suoi scritti, conoscono Capo Horn.
Jack London che ha scritto romanzi indimenticabili come Il richiamo della foresta e Zanna Bianca, dopo aver letto Solo torno al mondo di Slocum, insieme a sua moglie Charmian, decide di avventurarsi in un viaggio attorno al mondo e salpa con la sua imbarcazione Snark da San Francisco, il 23 aprile del 1907, con un equipaggio di 4 persone oltre a lui e alla moglie. Si dirigono verso le  isole del Pacifico e dopo un viaggio disastroso, da un punto di vista nautico, con varie disavventure - compreso un terremoto – terminano la crociera a Sidney. Durante il viaggio London scrive Martin Eden e la Crociera dello Snark, pubblicato nel 1911.
Francis Chichester, prima di arrivare alla navigazione a vela, ha volato tante volte in aereo, fin quando non gli diagnosticarono un cancro e decide di cimentarsi nella navigazione a vela. Parte da Plymouth l’11 giugno del 1960 per un giro intorno al mondo, dove gareggiano anche tre inglesi e un francese. Francis aveva un’imbarcazione di sei metri e mezzo e arrivò per primo, malgrado qualsiasi previsione. Nel 1964, però alla seconda edizione della transatlantica, è superato da un altro navigatore: Eric Tabarly ed egli arriva secondo. Ha chiamato tutte le sue barche Gypsy Moth, lo stesso nome dell’aereo che aveva pilotato. Così chiama Gypsy Moth IV anche il Ketch di 16 metri, con il quale salpa il 27 agosto del 1966 per effettuare la prima navigazione in solitario, passando per i grandi Capi: un’impresa memorabile. Tanto che tornato in Gran Bretagna, la regina Elisabetta lo nominò Sir usando la spada che fu di Francis Drake.
Bernard Moitessier è l’incarnazione per tanti navigatori, della vela vissuta come libertà e ricerca di se stessi. Malgrado i suoi numerosi naufragi è diventato il mito dei giovani naviganti e molti italiani  hanno chiamato Bernardo i loro figli, in suo onore. È noto anche perché mentre partecipava alla Golden Globe e prossimo alla vittoria, risalendo l’Atlantico, decise di continuare a navigare. Scrive La Lunga Rotta, pubblicato nel 1968, dove racconta del quasi doppio giro del mondo e il suo gran rifiuto alla vittoria per continuare la navigazione verso i mari del Sud. Moitessier vede il mare e la vela come scuola di libertà e partecipa tra gli anni 70 e 80 a tante battaglie ambientaliste e antinucleari. Nel 1982 incorre in un altro naufragio e perde Joshua, ma costruisce in poco tempo un’altra barca che chiama Tamatà che vuol dire tentare in polinesiano.
Ricordo con piacere che nel 1989, Sergio Papagni e la Libreria Internazionale il Mare invitarono a Roma il grande navigatore, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede in Via del Vantaggio 19. Fu proiettato il film girato dal Moitessier durante uno dei suoi viaggi in solitaria. Marco Firrao ebbe un’occasione unica ed effettuò una breve navigazione a vela con il suo grande mito, nelle vicinanze di Fiumicino. Bernard lasciò alla Libreria Il Mare uno scritto e un disegno che conserviamo gelosamente.
Quindi, dopo aver pubblicato tutti i suoi libri con l’editore Mursia, per Bolina scrive Tamatà e l’alleanza.
Eric Tabarly è l’ultimo grande navigatore descritto a fumetti da Gabriele Musante. Eric, è un Bretone con il mare nel sangue.  Nasce nel 1931 a Nantes. Ha chiamato le sue barche Pen Duick, che in gaelico vuol dire Capinera, un modo di ricordare il cutter aurico del 1898, progettato da William Fife, di cui suo padre era il proprietario. Era pilota di marina e, a guerra finita, riesce a compiere le prime regate facendo notare le proprie qualità sportive, tanto che la Marine National gli consente di gareggiare in mare senza doversi congedare. Nel 1964 partecipa con un Ketch di 13 metri, il Pen Duick II, alla seconda edizione della OSTAR vincendola, superando Chichester. E’ una grande vittoria per la Francia e Charles De Gaulle consegna la Legion d’Onore a Tabarly. Le imprese di Tabarly favoriscono la nascita di una “scuola francese” di
Gabriele Musante
velisti d’altura. E’ attento a tutte le innovazioni ed è tra i primi a vincere con i grandi Multiscafi. Nel 1998 in una grande festa di tre giorni, per il raduno di barche del grande progettista William Fife e durante il viaggio di trasferimento, tra il 12 e il 13 giugno, Tabarly cade in acqua. Al buio e con il mare in burrasca, i compagni non riescono a vederlo e il suo corpo viene ritrovato dopo alcuni giorni da un peschereccio bretone. Ha scritto numerosi libri di cui molti introvabili.
Che dire infine dei fumetti che compongono il volume?
La matita di Musante è straordinaria, ogni sequenza vale cento pagine scritte. Sembra di essere con i navigatori a cercare di manovrare nelle burrasche le vele quasi sospese sulle onde gigantesche. Forse la sua sfida è quella di avvicinare i giovani alla storia del mare. Un libro da leggere e da regalare ai figli e ai nipoti.
Giulia D’Angelo