Kasya, la delfina volante

la storia vera della delfina Kasya
Vi raccontiamo la storia della delfina Kasya avvenuta mentre l’umanità viveva preoccupata e intimorita dal virus Covid 19. Una storia che dimostra come gli uomini, se vogliono, possono porre rimedio ai guasti che infliggono alla natura, cui spesso dimenticano di appartenere. 

Kasya è l’ultima reduce del delfinario ospitato dentro la gigantesca Milad Tower, il «razzo» che con i suoi 435 metri svetta su Teheran, smantellato a febbraio 2020 a causa del Covid. Nelle vasche il mammifero era rimasto solo, la sua compagna Alpha era morta a dicembre 2019.

Ma vediamo cosa è successo.

Kasya si trova nel delfinario posto in cima alla grattacelo iraniano, dove è rimasta per svariati anni. Poi, improvvisamente la crisi. A causa del Covid, il Milad Tower’s Dolphinarium chiude definitivamente e inizia lo smantellamento: portare via l’animale è diventata letteralmente questione di vita o di morte.

YouCare France lancia una petizione su change.org per trovare una soluzione e una nuova casa al cetaceo.

Il veterinario Massimo Vacchetta, che conduce il centro di animali selvatici “La Ninna”, a Novello, in Piemonte, venuto a conoscenza del problema, si attiva per trovare una soluzione. A Vacchetta si unisce il gruppo «Salviamo gli orsi della luna», fondato da Carmen Aiello per il salvataggio degli orsi neri asiatici.

Insieme elaborano un piano di soccorso, “Salvate la delfina Kasya”.

All’inizio si pensa di trasferire Kasya in Mar Nero, dove fu catturata illegalmente, sistemandola in una vasca di riabilitazione in una riserva marina protetta. Ma il trasbordo sarebbe dovuto avvenire nell’estate 2020, quando la temperatura dell’acqua del mare ha valori compatibili con quella del delfinario, ma allora Vacchetta & co non avevano raccolto i fondi sufficienti.

Così inizia un’avventura che definire rocambolesca è poco.

Intanto tutto parte male, Kasya è rimasta sola, è depressa, non si alimenta. Come tutti forse non sanno, i delfini sono animali sociali, l’interazione fra loro è fondamentale alla vita. Il veterinario russo Ivan Zatsepilov decide di non abbandonarla e di non rassegnarsi. «Una persona incredibile», racconta il collega italiano Massimo Vacchetta del centro «La Ninna». «I delfini soffrono la solitudine come noi: Zatsepilov ha trascorso settimane da recluso, sempre accanto alla vasca per non abbandonare Kasya, che altrimenti si sarebbe lasciata morire».

Nel frattempo, il Milad Tower’s Dolphinarium chiude definitivamente e inizia lo smantellamento: portare via l’animale è diventata letteralmente questione di vita o di morte. Le associazioni italiane (assieme al diplomatico Daryoush Sowlat e al segretario Mohammad Siahjani del consolato iraniano a Milano, al veterinario iraniano Amir Shirazin, direttore dell’Iran Caspian Seal Conservation Center e al supporto di testimonial come l’attrice Mitra Hajjar) elaborano un piano B: portare Kasya al largo della costa meridionale dell’Iran, nel Golfo Persico, al Kish Dolphin Park, a Kish Island. Ma come trasferire Kasya da Teheran a Kish Island, più di mille chilometri a Sud? In aereo, naturalmente.

L’operazione è piena d’incognite, il 12 gennaio di quest’anno un tentativo va a vuoto, a causa di un guasto ad un impianto nella struttura a Teheran.

Ma il 14 gennaio 2021 il fato si dimostra benevolo. Kasya viene trasferita in una vasca che viene sistemata su un volo charter della Pouya Airlines in cui sono stati smontati i sedili per alloggiare il box con la delfina. A bordo un team coordinato dai veterinari Amir Shirazin e Ivan Zatsepilov, composto da Mojtaba Ebadi (senza il quale non sarebbe stato possibile il trasporto aereo), dal videomaker iraniano Katayoon Jahangiri e da Moahamad Norouzian, cameraman e fotoreporter, che hanno documentato il viaggio. In serata la favola si compie: Kasya viene trasferita nella grande piscina del Kish Dolphin Park nella quale si acclimaterà grazie al lavoro dei veterinari Marco Campolo e Manuel Garcia Hartmann. Dalla notte del 14 gennaio scorso Kasya sta bene, è salva.

«È stata un’operazione dall’immenso valore simbolico, – commenta Vacchetta – immaginate un gruppo di lavoro composto da persone che amano gli animali e la vita, di lingua, religione, provenienza diverse, che riesce a salvare un animale in un paese complesso come l’Iran. Mai avrei immaginato che sarebbe stato possibile. E non lo sarebbe stato senza l’abnegazione di Ivan Zatsepilov e la disponibilità delle autorità iraniane».

E non è finita.

«Stiamo lavorando perché questa non sia la soluzione definitiva – specifica Carmen Aiello di “Salviamo gli orsi della luna”, l’associazione che da anni si dedica ai grandi mammiferi nel sudest asiatico. – Valuteremo la possibilità di trasferire Kasya in un Centro di riabilitazione con l’obiettivo di regalarle la libertà in un’area marina protetta.» Per rimediare a quanto accaduto al cetaceo: Kasya infatti, come abbiamo già detto, era stata catturata illegalmente e poi tenuta per nove anni in cattività. 


Delfina Kasya

Il Centro «La Ninna», che si dedica al recupero e alla cura dei ricci e l’associazione «Salviamo gli orsi della luna» hanno anticipato circa trentamila euro, i fondi necessari per trasferire Kasya a Kish Island e mantenerla là fino all’estate 2021. Una somma ancora più grande servirà per trasferirla nel centro di riabilitazione sul Mar Nero e poi liberarla. 

Quanti volessero aiutare Kasya nel suo percorso verso la libertà, potranno effettuare una donazione alle due associazioni che stanno coordinando la raccolta fondi: il Centro recupero ricci La Ninna (Iban IT10 K 06305 46851 00001 01574 49) e Salviamo gli orsi della luna (Iban IT 31 R 07601 03200 00009 97417 12), specificando nella causale «Donazione per Kasya». Oppure, semplicemente, attraverso i link

https://www.gofundme.com/f/insieme-per-kasya?utm_campaign=p_cp_url&utm_medium=os&utm_source=customer

https://www.orsicinesi.org/news/supporta-la-raccolta-fondi-per-kasya/

Articolo a cura di Giovanni Cespa