sabato 29 giugno 2019

L’Area Archeologica sotto il nuovo Mercato di Testaccio

Il rione Testaccio si estende per circa 600 ha sulla riva sinistra del Tevere, conserva significative testimonianze e presenze monumentali delle varie epoche e vanta una continuità funzionale, dalla città antica alla città moderna, per la singolare vocazione economico commerciale periodicamente riemersa nel corso dei secoli. Il paesaggio dell’area è profondamente mutato nel corso dei secoli: all’inizio del II a.C la piana del Testaccio fu destinata alla costruzione di un nuovo porto, l’Emporium, e fino al I- II d.C. occupata da edifici per la conservazione e l’immagazzinamento delle merci tra cui la Porticus Aemilia  e da una grande discarica di anfore olearie (Monte dei Cocci o Monte Testaccio). Dal VII sec. d. C. la piana subì un progressivo fenomeno di ruralizzazione e dall’età medievale fu
destinata all’impianto di orti e vigne, assumendo l’aspetto tipico della campagna suburbana con casali. Dopo l’unità d’Italia, il Piano Regolatore del 1871 destinò l’area a ospitare gli stabilimenti industriali e le annesse abitazioni operaie. Lo scavo del Nuovo Mercato Testaccio, un quadrilatero di circa un ettaro, partito dalla quota stradale di 15,00 metri s.l.m., si è approfondito fino a raggiungere la quota media di 9,00 metri ca. s.l.m ed ha restituito una stratigrafia ininterrotta dall’età primo imperiale alla età contemporanea. Una fase primo imperiale (età augustea-età flavia; I sec. d.C.) ha messo in luce nel settore nordorientale dello scavo e poi in quello occidentale, un sistema di ambienti

venerdì 28 giugno 2019

Ustica e i Tridenti d’Oro


Dal 1 al 7 luglio 2019, si svolgerà ad Ustica la 60 Rassegna delle Attività Subacquee e sarà dedicata a Sebastiano Tusa, il grande archeologo subacqueo scomparso nei cieli della Somalia. Andava in Tanzania per lavoro Sebastiano, lo avevano invitato per proseguire le ricerche di due Galeoni Portoghesi ritrovati nelle acque di quel paese. A sn. Lucio Messina e Giulia D’Angelo

Era il 10 marzo, ma Sebastiano aveva già consegnato parte dei tridenti d’oro del 2019 a Bologna e aveva iniziato, quale Presidente dell’Accademia Internazionale delle Scienze e Attività subacquee, a programmare la 60 Rassegna di Ustica a cui teneva moltissimo. Ci aveva inviato per mail un brevissimo messaggio, come era suo uso: “Dateci idee”. Queste due parole volevano dire, datemi una mano. Era stanco Sebastiano, aveva troppi impegni e mi aveva confidato a Bologna che dopo questa 60° Rassegna, avrebbe lascito ad altri la Presidenza dell’Accademia. Capivo
le sue ragioni perché era oberato di lavoro tra l’Assessorato alla Cultura della Regione Siciliana, la
Soprintendenza del Mare, l’Accademia, i libri che scriveva, gli scavi archeologici di Selinunte, Pantelleria, le Egadi, Ustica e tanti altri, non sapeva a chi dare i resti. Ma gli dissi:“ non lasciare, senza di te questa associazione muore”. A ds. Sebastiano Tusa conferisce a Giulia il Tridente Award per la liberia Il Mare.
Ci siamo comunque attivati con la Libreria Internazionale Il Mare per la buona riuscita della Rassegna. Ustica per me è sempre stata l’isola del cuore, insieme a Favignana. Avevo dovuto penare vari anni prima di poterla raggiungere. Negli anni 70, le comunicazioni con l’isola, da Palermo erano scarse e per prendere il traghetto era necessario dormire un giorno nella capitale siciliana. Se per caso il mare era mosso, il traghetto non partiva. Quindi quando incontrai Lucio Messina, che da anni organizzava la Rassegna, gli raccontati delle difficoltà che incontravo per raggiungere l’isola. “non ti preoccupare” – mi disse Lucio – “ ti inviterò alla prossima rassegna e organizzerai così una mostra di libri di mare”.

mercoledì 26 giugno 2019

Erica e il suo libro Un anno in barcastop

Roma Libreria Il Mare 6 giugno 2019
Sono arrivata emozionata alla Libreria Il Mare per parlare del mio Un anno in barcastop; a Roma, la mia seconda casa, ci tenevo a fare bella figura.  Avrei voluto far ridere, trasmettere pensieri senza imporre verità assolute, raccontare il mare senza la pretesa di insegnarlo, che, tra il pubblico, ne ero sicura, ci sarebbero stati i Marinai, quelli veri, quelli con le palle a forma di timone. Abbiamo fatto stretching io e Luca Pellegrini prima di iniziare: un paio di prosecchi di riscaldamento, necessari, pensavamo, a sciogliere la tensione di una presentazione nella capitale. Ma la tensione se l’è portata tutta via Marco Firrao, prendendo il microfono con la disinvoltura di un ragazzo da pianobar: “Buonasera, benvenuti. Il libro di Enriga, in effetti, è un libro scorevole. Score”.  E io, Enriga, non avrei immaginato partenza migliore per sentirmi a casa, per sentirmi nel pozzetto di una barca battente bandiera romana all’ora dell’aperitivo. Il secondo giro, infatti, l’ha offerto Luca chiedendomi “Senti Enriga, dicce ‘npo’: ma ‘n barca kesse magna?”. E dal “kesse magna”, si è passati a raccontare i lunghi giorni di bonaccia durante la traversata atlantica, la scelta degli imbarchi, il mal di mare, la
vita a bordo, i rapporti che si creano tra le persone dell’equipaggio e la lingua parlata dai barcastoppisti: quel mix di inglese, gesti e tutto il resto.  Ho strappato una risata ai più, raccontando di
come si torna dopo un anno in barcastop: presi da quell’incontrollabile desiderio di carbonara, e di bidet. Insomma ho svelato il libro e sono scaduta nel personale ma mi sentivo a mio agio come a casa e tutti ridevano e condividevano opinioni perché forse si sentivano a casa anche loro. Grazie a Marco e Giulia che mi hanno accolta a bordo per un’oretta il 6 giugno sera a raccontare il Barcastop. Buon vento a chi, dopo i racconti, avrà deciso di farselo un giretto in barca e anche a chi, spaventato dal mal di mare, opterà per un giro in pedalò. Alla prossima!
Erica Giopp

mercoledì 12 giugno 2019

Gabriele Musante – Illustratore

Vive a Cattolica Gabriele Musante, illustratore e artista. E’ impegnato in alcuni progetti editoriali di illustrazione e pittura, con  soggetti di barche e marine.
Si è laureato al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Brera. Subito dopo, si è dedicato per molti anni, alla vela, come istruttore, allenatore agonistico, agente nautico, restauratore e direttore di porti turistici.
Si dedica a tempo pieno all’arte con disegni, acquerelli e quadri aventi come soggetto il mare e le barche, che sono la sua grande passione da sempre. Ha intrapreso in passato la professione di illustratore a Milano per vari editori e riviste, tra cui Bolina. Per la rivista a fumetti, ha realizzato alcune storie  disegnate e dedicate ai più famosi pionieri della navigazione da diporto.
Come artista ha illustrato il libro sul Passatore di Sartini. Ha realizzato nel 2017 al Museo della Marineria di Cesenatico la mostra antologica “Di mare, d’amore e altre storie”.
Le sue opere, di cui vedete gli esempi, si possono acquistare presso la Libreria Internazionale Il Mare.

















martedì 11 giugno 2019

Racconti per immagini di cinque navigatori scrittori straordinari

Recentemente nella nostra Libreria, è stato presentato un volume dal titolo Navigatori Straordinari - I Pionieri della vela d’Altura scritto e disegnato da Gabriele Musante.
Vive a Cattolica Gabriele Musante, illustratore e artista. Si è laureato al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Brera. Si dedica a tempo pieno all’arte con disegni, acquerelli e quadri aventi come soggetto il mare e le barche che sono la sua grande passione da sempre. Per Bolina ha realizzato alcune storie  disegnate e dedicate ai più famosi pionieri della navigazione da diporto. Un volume particolare uscito dalla fantasia dell’autore dove racconta la vita dei personaggi straordinari che sono stati i pionieri della vela d’altura, attraverso le immagini. L’idea di utilizzare i fumetti nella nautica, non è un’idea nuova, basti pensare ai Navigare lungocosta scritti e disegnati da Mauro Mancini.
In questa pubblicazione invece si parla di storia e si raccontano le vicende di cinque navigatori-scrittori che, con le loro gesta, hanno fatto sognare milioni di appassionati di vela in tutto il mondo. Cinque personaggi che ancora oggi attraggono molti velisti in erba, si tratta di: Joshua Slocum e il famoso Solo intorno al mondo, Jack London con La Crociera dello Snark, Francis Chichester e Gipsy Moth, Berbard Moitessier con il Vagabondo dei mari del sud ed infine Eric Tabarly. Alla presentazione presso la Libreria Il Mare sono intervenuti, oltre al padron di casa, Marco Firrao e l’autore, anche Alberto Casti, direttore di Bolina ed editore del volume. Ho rivisto Alberto Casti dopo molti anni,
lo avevo conosciuto, da piccolissimo e ci eravamo persi di vista. Rivedendolo, non ho potuto fare a

Viaggiare in mare con il barcastop

Erica Giopp, autrice del volume Un anno in Barcastop è una giovane donna, piacevole, ironica, colta, intelligente, e anche bella. Ha una laurea in Studi Orientali ottenuta all'Università La Sapienza di Roma, con un Master in Turismo presso l’Università Luiss Guido Carli. Lavora tra Roma e Milano, come interprete, mediatrice e marketing manager. Conosce numerose lingue, tra cui il cinese. Ha un bel nome che mi ricorda una valle lungo la costa sarda chiamata appunto Valle dell’Erica. E’ stata in viaggio in mare con il barcastop per un anno e per una ragazza nata in Pieve di Cadore, sulle dolomiti, non è niente male.  Ha 26 anni quando lascia lavoro, fidanzato, amici, famiglia, non per ritrovare se stessa e tantomeno per inseguire un’estrema avventura, ma scappa dai doveri, dagli impegni e dai sui trent’anni che si stanno avvicinando. In un anno percorre in barcastop 17.000 miglia, portando con se un piccolissimo bagaglio a mano. E cosa trova? Pochissime ore di sonno, moltissime ore di lavoro duro, intossicazioni alimentari, settimane di bonaccia, ma anche innumerevoli tramonti sull’oceano e uno stile di vita che si basa solo sull’essenziale. Un viaggio che attraversa oceani, isole e che le fa conoscere persone nei loro aspetti primordiali che appartengono a tutti gli uomini. Trova legami veri che nascono dal nulla con coloro che non parlano la sua stessa lingua, ma che non si lavano per giorni e indossano sempre gli stessi vestiti sporchi.

L’Oceano di Tarabaralla, un libro da leggere


Un nome poco usuale per una barca. La parola è un’espressione popolare toscana probabilmente di origine onomatopeica. Si usa con valore avverbiale ma con il tono di una esclamazione e vuol dire: circa, pressappoco, in un modo o nell’altro, poco male. Una frase che qualche volta usano i toscani suona così “avrà cinquantotto o sessant’anni, tarabaralla!”  Il nome della barca è indicativo anche dell’originalità dell’autore. Salvatore Mantaci, palermitano di origine, matematico e informatico, dalla Sicilia, si è trasferito a Milano quando aveva 27 anni. La mancanza del mare sotto casa è stata dura per lui. Dopo tante sofferenze per la mancanza del mare sotto casa, compra una barca dal nome Tarabaralla per realizzare un sogno e per fuggire da Milano. Si traferirà per mesi in barca durante i week end, coinvolgendo moglie e figlio. Il sogno man mano prende forma: la traversata dell’Atlantico in solitaria, dopo aver letto i libri dei grandi navigatori a vela, diventa realtà. Salvatore a 45 anni ha avuto coraggio e determinazione e con il consenso della moglie Caterina e del giovane figlio Federico, ha lasciato il suo ottimo lavoro, ben retribuito a Milano per avventurarsi con Tarabaralla nella traversata oceanica. Il sogno diventa realtà. Ci racconta i preparativi, Salvatore. Lo fa coinvolgendo il lettore che fa gioire con lui emozionandolo in ogni pagina, che scorre velocemente,

sabato 8 giugno 2019

Quote Tonno Rosso: la Tonnara di Carloforte in Sardegna

Abbiamo scritto recentemente dell’atteggiamento e dei problemi della tonnara dell’Isola di Favignana sulle quote tonno rosso divise dal Ministero delle Politiche Agricole tra le tonnare Italiane. Mentre a Favignana l’imprenditore Castiglione toglie le reti gettate a mare e Gianfranco Miccichè, presidente della Regione Sicilia fa un comizio alla popolazione, in Sardegna si fanno dichiarazioni di fuoco, all’agenzia giornalistica Dire che riportiamo di seguito. “Le elezioni in Sardegna sono state vinte di fatto dalla Lega, portata in Sardegna dal nuovo governatore, Christian Solinas. Matteo Salvini, durante la campagna elettorale nell’isola, ha preso l’impegno per una soluzione sulle quote sarde del tonno: voglio sperare che non sia proprio il Carroccio, a capo del ministero delle Politiche agricole, a togliere alla Sardegna il suo unico sistema di pesca del tonno”. Pier Paolo Greco, portavoce della consociazione tonnare della Sardegna, lancia l’ennesimo allarme sulla ripartizione delle quote tonno
Tonnara di Carloforte
nazionali “Da quando esistono le quote tonno- prosegue Greco per una serie di ragioni, a partire dalla mancanza di coordinamento tra le decisioni dell’Unione europea e la legislazione interna dei Paesi, abbiamo una quota dedicata alle tonnare fisse assolutamente ridicola. In più con un emendamento scellerato in Parlamento, si è consentito l’ingresso di altri due impianti, tra cui quello siciliano di Favignana, che si aggiunge a quelli sardi di Carloforte, Portoscuso e Gonnesa, che sono consorziate”. In questo modo, spiega Greco “si mantiene un’unica quota indivisa. Tradotto: chi pesca di più sopravvive, gli altri falliscono. È inaccettabile, stiamo cercando di

venerdì 7 giugno 2019

Roma e Cartagine: due civiltà a confronto


Roma e Cartagine, il nuovo volume pubblicato in aprile dall’Edizioni di Storia e Studi Sociali, è dedicato a Sebastiano Tusa. Citiamo dal testo: “ La tragica scomparsa di Sebastiano Tusa nel disastro aereo avvenuto il 10 marzo dl 2019 a Bishoftu, in Etiopia, costituisce una grave perdita per il paese civile e le comunità degli studi. All’archeologo Siciliano, collaboratore assiduo dei progetti storiografici delle Edizioni di Storia e studi Sociali, è dedicato quest’opera”
Dieci sono gli autori ognuno con un capitolo diverso e una diversa materia di studio storico e archeologico (vedi in basso) che hanno dato vita a questo saggio collettivo dove ritroviamo chiavi di lettura innovative sul contributo del mondo fenicio- Cartaginese ai progressi materiali e conoscitivi del Mediterraneo antico, relativi alla nascita e all’evoluzione dell’Occidente.
La metropoli nordafricana e la città del Tevere si disputarono per parecchi decenni l’egemonia del Mediterraneo. In una prima fase, lunghissima, esse vissero in pace. Trattarono, si accordarono per i commerci, cercarono di stabilire

mercoledì 5 giugno 2019

I misteri del tonno. Dai cold cases alle indagini satellitari

Il biologo Antonio Di Natale è l’autore di questa “cold cases” sui misteri del tonno.
Il tonno si studia da oltre 2200 anni, sappiamo più o meno dove la sua pesca è stata più intensa, dove si riproduce prevalentemente, ma dobbiamo ancore scoprire molte cose della sua vita e ci mancano tantissimi elementi per poter gestire ancora meglio questa specie. Moltissimi aspetti della sua storia naturale sono ancora del tutto sconosciuti e misteriosi. Le grandissime variazioni della sua distribuzione, sia storiche che recenti, sono spesso senza le necessarie spiegazioni. È presente in tutto l’Oceano Atlantico sino al Mare Artico, il Mare del Nord ed il Mediterraneo. È stato presente anche nel Mar Baltico e nel Mar Nero, dove ultimamente sta lentamente tornando. È in grado di stare in acque con temperature di 2°C o acque con temperature oltre i 36°C e di andare dalla superficie ad oltre 2000 metri di profondità.
Le statistiche di pesca usate sinora sono troppo recenti per darci una buona idea della distribuzione nel tempo e delle sue variazioni, mentre i dati dettagliati sulla pesca alturiera sono disponibili solo dagli anni ‘50. Mancavano troppi secoli di dati! Certamente, in tempi recenti, abbiamo almeno tre grandi variazioni distributive solo parzialmente spiegabili: la scomparsa della pesca in Brasile ed in Norvegia e la scomparsa del tonno dal Mar Nero.
Per il Brasile, sembra che il fenomeno sia legato ad un cambio importante in alcuni fattori oceanografici, indotto da oscillazioni climatiche nell’Atlantico, ma non è certo.
In Norvegia, in Germania e nel Baltico  il tonno è stato presente, talvolta massivamente, per oltre 20 anni (tra il 1950 ed il 1970), per poi scomparire improvvisamente per oltre 30 anni e quindi riapparire dopo il 2010. Anche qui, sembrava che il fenomeno fosse legato alla pesca, ma poi si è visto che ci sono stati cambi oceanografici e climatici ed effetti collaterali che hanno condizionato la distribuzione della risorsa. La scomparsa del tonno dal Mar Nero è meno chiara e più intrigante! Il tonno era massivamente presente nel Mar Nero e le sue migrazioni erano conosciute dall’antichità, sin dai tempi di Aristotele. Con un rapidissimo declino, il tonno scomparve completamente alla fine degli anni ’70. L’inquinamento fu una delle cause, insieme ad importanti variazioni della catena trofica. Ora sta lentamente tornando. La sua recente ricomparsa nel Mar Nero è ancora più intrigante!
Con una complessa indagine riservata sul web e sul dark-web condotta dal GBYP (Grand Bluefin Tuna Year Programme), è stato possibile trovare la documentazione necessaria. A partire dal 2002 ci sono notizie certe su un graduale ritorno del tonno nel Mar di Marmara e negli Stretti, mentre dal 2007 è riapparso anche nel Mar Nero, dove le catture sono poi state documentate ogni anno. Recentemente il tonno ci ha fatto vedere quanto i fattori oceanografici siano importanti per i suoi spostamenti. Lo spostamento della principale attività di pesca dal Tirreno meridionale alle zone a Sud di Malta e nel mediterraneo orientale a metà degli anni ’90 appare correlata agli effetti dell’Eastern Mediterranean Transient. Il ritorno parziale del tonno nel Tirreno meridionale a partire dal 2006 conferma questa ipotesi. 

domenica 2 giugno 2019

Aiamola Aiamola. Vogliono uccidere la Regina delle Tonnare

Favigna. Muciara con Rais Gioacchino Ernandes 1983
“Giulia dobbiamo tornare in pista” mi dice al telefono Maria Guccione, mia amica dal 1980 e musa protettrice delle Egadi. Capisco subito che ci sono problemi per la mia isola del cuore: Favignana. Maria racconta “il 17 aprile il Ministero col D.M 6750 ha assegnato alle tonnare italiane una quota indivisa di pesca di 84 tonnellate di tonno. La ditta Castiglione di Trapani ha immediatamente calato le reti in quanto si era già in epoca di passaggio dei tonni rossi Thunnus thynnus e ha assunto decine di operai. In piena campagna di pesca il 30 maggio, DM 235, il Ministero con un improvviso cambio di carte, ha deciso di spartire le quote di pesca del tonno, assegnando a Favignana solo 14 Tonnellate e il resto alla Sardegna. Una  decisione scellerata che uccide definitamente la Regina delle Tonnare perché 14 tonnellate di pesca non bastano neanche a coprire le spese che Castiglione ha già effettuato, quindi la ditta ha annunciato di essere costretta a interrompere la pesca”. La frase di Maria "dobbiamo tornare in pista" è tutta un programma perché ricorda le tante battaglie iniziate negli anni 80 che facemmo insieme a Gin Racheli e Nino
Gioacchino e Clemente con tonno da 500 kg
Allegra, per la salvaguardia e il miglioramento delle isole Egadi. Attraverso le annuali e numerose Settimane delle Egadi durante la pesca del tonno, abbiamo organizzato dibattiti con numerosissimi intellettuali, professori, amanti della natura e giornalisti. Abbiamo lottato strenuamente perché a Favignana non si facesse un altro carcere ma che si abolisse quello esistente, abbiamo coinvolto politici, senatori, deputati per far si che alle Egadi non istallassero le piattaforme petrolifere che l'Agip aveva in programma. Abbiamo anche lottato duramente affinché lo stabilimento Florio, costruito dalla famiglia siciliana a Favignana, venisse restaurato e divenisse un Museo. Tutto questo è stato poi realizzato in 30 anni. Con il prestigioso apporto, poi, del grande archeologo siciliano Sebastiano Tusa che ha ritrovato il luogo della Battaglia delle Egadi e recuperato dal mare una ventina di rostri e altri importanti reperti, senza spendere denari pubblici. Sebastiano ha cercato e trovato la collaborazione gratuita di Giorgio Bass e della nave oceanografica Hercules. Dentro il Museo della tonnara sono in mostra, una parte dei venti rostri appartenuti alle flotte Romane e Cartaginesi, che nelle acque delle Egadi hanno