mercoledì 23 novembre 2011

Tonno in trappola, un video shock


Tutte le foto sono Greenpeace
Lo scorso 7 ottobre ci siamo chiesti “che tonno mangiamo” con un servizio inchiesta sulla pesca nel Mediterraneo. Oggi Greenpeace ha diffuso un video shock sui sistemi di pesca utilizzati nell’Oceano Pacifico che causano la morte di migliaia di esemplari di tonno giovane che ancora non si è riprodotto, di squali, mante, delfini e tartarughe marine e denuncia inoltre la poca trasparenza dell’industria del tonno che nasconde cosa si nasconda nelle scatolette che troviamo al mercato.
Volentieri anche noi riprendiamo la notizia per chiedere con forza che le industrie utilizzino solo tonno pescato in modo legale e sostenibile. 
E ringraziamo Greenpeace per la sua azione!

I risultati del monitoraggio, condotto dopo l'estate in 173 punti vendita, sulle etichette di oltre duemila scatolette dei marchi più diffusi in Italia, parlano chiaro: quando un consumatore acquista una scatoletta di tonno non sa davvero cosa compra. Le scarse informazioni riportate in etichetta fanno pensare che il settore abbia molto da nascondere. Nella metà dei casi non sappiamo che specie di tonno mangiamo e pochi ci dicono da dove arriva: solo il 7 per cento delle scatolette indica l'area di pesca. Quasi nessuno specifica come è stato pescato: nel 97% delle scatolette, infatti, il metodo di pesca non è indicato.

Una caretta nuota intorno a un FAD vicino alle Galapagos
"Sono trascorsi due anni dal lancio della campagna 'Tonno in trappola' e la situazione non è migliorata – denuncia Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia –  Se alcune aziende hanno aggiunto delle informazioni in più sulle etichette, la maggior parte dei prodotti non offre garanzie né sul tipo di tonno che portiamo in tavola, né sulla sostenibilità dei metodi con cui è stato pescato. Tutto fa pensare che le aziende produttrici stiano cercando di nascondere qualcosa".

Eccessiva, indiscriminata e troppo spesso illegale, la pesca del tonno minaccia l'intero ecosistema marino. Cinque delle otto specie di tonno di interesse commerciale sono a rischio, compreso il tonno pinna gialla, il più consumato in Italia. Spesso nelle scatolette finisce tonno pescato con metodi distruttivi, come i palamiti e le reti a circuizione con 'sistemi di aggregazione per pesci' (FAD), che causano ogni anno la morte di migliaia di esemplari giovani di tonno, squali, mante e tartarughe marine. Greenpeace diffonde oggi un video shock che documenta le conseguenze distruttive della pesca con i FAD. Il filmato è stato girato da un informatore dell'industria del tonno su un peschereccio coreano nell'Oceano Pacifico. Le immagini le abbiamo scaricate dal video.

Tra i marchi meno trasparenti – riporta Greenpeace – spiccano MareAperto, STAR, Maruzzella, Consorcio e Nostromo. Riomare non specifica mai area e metodo di pesca: vuole nascondere che userà metodi di pesca sostenibili solo nel 45 per cento dei suoi prodotti? Mareblu – continua Greenpeace – non dice come viene pescato il proprio tonno: forse non vuol far sapere ai consumatori italiani che si è impegnata per una pesca sostenibile senza FAD solo sul mercato inglese? Se un'azienda vuole – conclude Greenpeace – può essere trasparente. AsdoMar, per esempio, ha iniziato a riportare il nome della specie, l’area di pesca e il metodo utilizzato – anche se non specifica ancora l'eventuale uso di FAD.

Greenpeace chiede al settore del tonno in scatola di garantire piena tracciabilità e trasparenza, di non utilizzare specie a rischio e di impegnarsi a vendere solo tonno pescato in maniera sostenibile, per esempio con amo e lenza o senza FAD. Un cambiamento è possibile anche grazie alle scelte dei consumatori, per questo Greenpeace chiede oggi agli utenti di dire la loro con il sondaggio Tonno in trappola: dì la tua 

"Oggi i consumatori italiani - conclude Giorgia Monti - sono complici senza saperlo della distruzione dei mari. In Inghilterra tutti i più importanti marchi hanno deciso di utilizzare solo tonno pescato in modo sostenibile, mentre in Italia non esiste ancora una scatoletta di tonno 100 per cento sostenibile. Cosa stiamo aspettando?"