giovedì 11 agosto 2011

Un pescatore che se ne lava le mani…

L’artista artigiano livornese Stefano Pilato, a differenza di Flaminia Clementi che i pesci li “cucina” con la ceramica (ricordate? ve l’abbiamo presentata a maggio), è, se possibile, ancora più sorprendente. Stefano i suoi immaginifici pesci li costruisce prelevando dal mare quello che il mare lascia sulle spiagge dopo una mareggiata, li condisce con scarti di falegnameria, e li assembla con pezzi che trova dal suo ferramenta di fiducia…, rivetti, di alluminioo o di rame, chiodi, chiodini, cerniere, viti e vitarelle. Insomma ogni oggetto, rigorosamente da riciclo, è buono per scatenare la sua fantasia e creatività.
Stefano arpiona la sua piovra
Altrimenti come spieghereste una delle sue più recenti “opere”, e sì perché di opere stiamo parlando, che ha chiamato in modo irriverente CAPOD’AGLIO e che ora è in mostra all’ingresso della nostra libreria proprio sopra la cassa? Il mezzo cucchiaio che sembra un pendolo è la stilizzazione della pinna laterale e ha una funzione fondamentale, con il suo peso, stabilizza l’opera, in modo che quando la si appende non cali a sinistra o a destra! La coda poi è snodabile in due parti per dare il senso di movimento…
Naturalmente ogni opera è certificata e targata: il CAPOD’AGLIO è il pezzo 1301 e il riferimento è la data di nascita, il 2008. 
Vedere per credere, la libreria vi aspetta per ammirare una selezione delle “opere pilatesche”, ma non solo!
Il Capod’aglio è nato dopo che Stefano ha costruito decine di balene ispirandosi al melvilliano Moby Dick. A noi invece ha fatto ricordare la storia del capodoglio intrappolato da una rete che pubblicammo lo scorso novembre oltre al bel libro di Tony Di natale Il soffio dell’organante il canto del gigante degli abissi, ve ne consigliamo la lettura per un eventuale acquisto consapevole del capodoglio di Stefano.
capodoglio intrappolato
Pesce San Pietro
Cavalluccio marino
Dal più grande al più piccolo ecco che Stefano ci sorprende ancora con i suoi cavallucci marini. Quello nella fotografia è il pesce numero 2343 assemblato nel 2010. Mescolate con cura biglie colorate, tanti rivetti, un pezzo di vetro colorato, lo strap di una lattina di birra, un manico d’ombrello a fare da coda, e l’immancabile segno grafico che marchia tutte le sue creazioni, in questo caso l’asso di di picche per ricordare al mondo che ha iniziato a lavorare proprio come grafico pubblicitario.
Stefano ha 46 anni, ha due figli, si definisce un pescatore perché pesca sulle spiagge etrusche quello che il mare restituisce, soprattutto legno, che assembla con altri materiali costruendo principalmente pesci da appendere. Ad oggi ne ha realizzati un bel numero, oltre duemilasettecento!
Inoltre realizza sempre con lo stesso principio del riciclaggio, installazioni, sculture, lampade, specchi, oggetti di scena e altro è dal 1993 che ha sviluppato la produzione Arte Pesce Fresco, che ora lo assorbe totalmente.
A chi gli chiede se sente ingombrante il suo cognome, Pilato, risponde che non gli pesa, che dopo tanti anni si è abituato alle facili battute, anzi lo trova molto originale.
Inoltre Stefano ha alle spalle un’esperienza molto formativa con i laboratori artigianali Blu Cammello del Dipartimento di Salute Mentale dell'Azienda U.S.L. n° 6 di Livorno, presso i quali ha partecipato alla conduzione del laboratorio di comunicazione visiva e dell'atelier di pittura e di arte marginale rivolto a pazienti e operatori psichiatrici. 
Ma. Bi.