lunedì 29 ottobre 2018

La Villa di Livia a Prima Porta


Livia Drusilla, moglie dell’imperatore Ottaviano Augusto, possedeva una bellissima villa sulla via Flaminia. Dopo aver superato un ponte a lei dedicato (ora vergognosamente inglobato nella parte inferiore di un moderno cavalcavia ed ignorato da tutti, ved. foto) si giungeva '‘ad gallinas albas” zona così denominata per una leggenda dell’epoca, in vista di un sistema di sostruzioni contraffortate in opera reticolata, alte fino a 14 metri, che sostengono la villa nella parte prospiciente il Tevere, dove si trova un passaggio pedonale che collega la villa con la via Flaminia e la via Tiberina. I primi scavi del sito risalgono al 1863-1864, quando venne scoperta la statua di Augusto di Prima Porta,  oggi ai Musei Vaticani e alcuni ambienti sotterranei, come il famoso ipogeo con affreschi di giardino. Nel 1944 un ordigno danneggiò la sala sotterranea, usata
anche dai militari come bivacco. Nel dopoguerra si
decise di staccare le preziose pitture (1951), che vennero trasferite nel Museo Nazionale Romano dove si trovano tutt’oggi. Solo nel 1973 la villa venne espropriata ai privati proprietari, creando un parco pubblico, e nel 1982 si è iniziato il restauro delle strutture superstiti. Di recente gli affreschi, maggior motivo di attrazione del sito, sono stati riprodotti in fedeli pannelli posti sul sito originario.  (a destra l’affresco del “giardino” custodito a Palazzo Massimo) La villa si articola in distinte zone funzionali: un settore privato, uno di rappresentanza con vasti ambienti disposti intorno al peristilio e il settore dedicato agli ospiti che ruota intorno ad una grande aula, edificata sopra il triclinio estivo con l’affresco a giardino. Sul lato meridionale della cisterna è collocato il frigidarium con due vasche per l’acqua fredda. Inoltre è stato messo in luce il
settore nord della villa, dove si trovano un complesso termale, una grande cisterna rettangolare e una serie di ambienti. A sud-est delle terme era un’area scoperta, probabilmente un peristilio, intorno al quale si dispongono vari ambienti con pavimento a mosaico in bianco e nero. Il corridoio conduce ad un atrio con impluvio; nell’angolo nord-est di questo si trova l’ingresso della villa, del quale ora si conserva la soglia in travertino. Un vestibolo mette in comunicazione una vasta area a giardino con una serie di vani disposti intorno ad un’area scoperta; qui si trovano due stanze da letto (cubicula). La villa è citata nelle loro opere da PlinioSvetonio e Cassio Dione. La villa presenta al suo interno pareti dipinte a giardino con una tecnica pittorica superiore a quella di tanti dipinti pompeiani; la maggior parte delle piccole scene che ornavano le pareti dipinte sono realizzate con la tecnica cosiddetta “compendiaria”, cioè riassuntiva. Questi giardini affrescati avevano lo scopo di riportare
gli spettatori ad un paesaggio sereno e soleggiato, anziché cupo come la giornata che si presentava.
Come accennato all’inizio, la Villa di Livia Drusilla è denominata dalle fonti antiche 'ad gallinas albas', in ricordo di uno straordinario evento occorso a Livia, moglie di Ottaviano Augusto: “…a Livia Drusilla… un’aquila lasciò cadere dall’alto in grembo… una gallina di straordinario candore che teneva nel becco un ramo di alloro con le sue bacche”. Gli aruspici ingiunsero di allevare il volatile e la sua prole, di piantare il ramo e custodirlo religiosamente. Questo fu fatto nella villa dei Cesari che domina il fiume Tevere presso il IX miglio della Via Flaminia, che perciò è chiamata alle Galline; e
ne nacque prodigiosamente un boschetto. (Plin. nat. XV, 136-137). Il visitatore è accolto nell'Antiquarium dove si raccontano le vicende della residenza di riposo e otium della famiglia imperiale. La villa, infatti, costituisce un classico esempio delle abitazioni extra-urbane concepite come proprietà terriera destinata sia ad attività produttiva, sia a residenza di riposo e di otium, inteso come allontanamento dalle frenetiche attività cittadine, unito al desiderio di coltivare studi ed interessi. Lo spazio espositivo, dipinto nei colori degli antichi intonaci augustei, è incentrato sul plastico in gesso della villa sul quale vengono proiettate immagini storiche, reperti, motivi decorativi che consentono di identificare le varie fasi di vita della residenza, fino in età severiana. Sempre nell’Antiquarium il grande  giardino con il  boschetto di alloro, ed il giardino piccolo interno agli appartamenti privati dove la stessa Livia coltivava piante medicinali per decotti e
tisane. All’uscita dell’Antiquarium si percorre l’antico basolato del diverticolo della via Flaminia che conduce al lauretum. La grande terrazza è stata suddivisa in quattro spazi; in questi campi sono state disposte 64 piante di alloro alte 3 metri e contenute in grandi “olle” di argilla realizzate appositamente. La notevole estensione della terrazza, una sorta di giardino pensile, suggerisce la presenza anche di altri alberi, decorativi e da frutta.
Dal giardino si accede alla villa che conserva splendidi mosaici pavimentali in bianco e nero, a motivi geometrici e figurati, e ambienti decorati in opus sectile. L’impianto originario del quartiere residenziale di età augustea rimase pressoché immutato nel tempo con limitati interventi di restauro
Statua di Augusto
nel II e III secolo d.C., forse per rispetto alla memoria di Livia e Augusto, mentre la natatio – ben riconoscibile – è stata realizzata in età flavia, contestualmente alle due piscinae calidae (piscine di acqua calda) di un primo impianto termale. I soffitti sono stati dipinti azzurro cielo, nella stessa tonalità del famoso affresco di giardino proveniente dall’ambiente ipogeo della villa, staccato negli anni cinquanta e oggi conservato al Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo.
La visita termina con l’ambiente ipogeo dove nel 1863 venne alla luce l’affresco di giardino già citato, e conservato a Palazzo Massimo. Il nuovo allestimento, concepito come una scenografia teatrale, consente in alternanza la lettura della muratura originale - dove si identificano ancora le tracce delle grappe che fissavano l’antico affresco - e, grazie a un doppio sistema di illuminazione temporizzato, proietta su un telo di garza l’immagine della parete dipinta.  L’amata residenza della moglie di Augusto si conferma come luogo di straordinaria rilevanza storica e archeologica, ancora capace di raccontare la storia, con una plaga di verde che risulta unica nella crescita di una zona molto particolare, sia geologicamente che urbanisticamente, densamente popolata e degradata. 

Giancarlo Pavia