lunedì 6 marzo 2017

Pietro Grossi, uno scrittore velista o un velista scrittore?


Il prossimo mercoledì 15 sarà nostro ospite Pietro Grossi che presenterà la sua ultima opera Il passaggio. Ha 39 anni ed è un fiorentino doc, con l’occasione capiremo se è più velista che scrittore. È autore di sei volumi tra romanzi e raccolte di racconti, vincitore di molti premi letterari, tra cui il Campiello Europa 2010. Nel 1997 ha traversato l’Atlantico su un Grand Soleil 45 che aveva appena 19 anni. Nel 2016 il Giornale della Vela ha deciso di inserirlo nella rosa dei 100 nomi tra cui verrà eletto il velista
dell’anno 2017, con questa motivazione “Pietro Grossi è uno scrittore/velista: e il suo libro Il Passaggio, un viaggio ai confini del mondo, nel mitico Passaggio a Nord-Ovest, tra balene, tempeste, incidenti, iceberg,  è un vero capolavoro che, per noi, è valso la sua candidatura.” E Pietro ha risposto: “Con tutta onestà non credo di meritare l'inserimento nella lista, ma proprio per questo mi fa particolare piacere.” Ha sempre passato buona parte del suo tempo a scrivere, ma ha anche fatto parecchi mestieri: skipper, correttore di bozze, barman, pubblicitario...  solo per citarne qualcuno. Da quasi dieci anni, oltre a dedicarsi ai suoi libri, si occupa nei ritagli di tempo di un agriturismo di famiglia in Toscana, al confine con Umbria e Lazio.
Quindi per capire se incontreremo un velista o un autentico scrittore non dobbiamo fare altro che tuffarci tra le pagine del suo libro. È la storia di un viaggio per mare, con la barca Katrina, che padre e figlio affrontano assieme, dagli iceberg della
Grossi a Tasiusaq sulla costa occidentale della Groenlandia
Groenlandia fino al Canada, compiendo una tappa del leggendario Passaggio a Nord-Ovest, impresa che Grossi ha compiuto davvero su una barca a vela, la Best Explorer, nel 2012. Da Upernavik, a Pond Inlet, «la cosa più vicina al Far West che mi fosse mai capitato di vedere», dove «le case di legno, rialzate di un paio di metri da terra e circondate da ferri vecchi e macchine o motoslitte abbandonate, si affacciavano su polverose strade di rena». Il mare artico raccontato è soprattutto un luogo dell’immaginario: «Il ghiaccio era sbriciolato, come se un gigante ne avesse calpestato un immenso blocco»; o ancora, «Fuori, il mare era cosparso di iceberg. Sembravano bestie a riposo, sull’immenso pascolo blu del mare»; è un mare diverso, «più denso»; «Sembrava facesse meno rumore». Il freddo, la desolazione di questi luoghi e la mancanza di coordinate spazio-temporali sono determinanti: «I vuoti, i silenzi rendono questi scenari dei luoghi-limite della realtà da cui sono attratto da sempre».
Senza il minimo accenno di retorica o autocompiacimento, è la sua descrizione del rapporto di un uomo con la sua barca. Una delle migliori viste in letteratura. Scritta da chi ha navigato per molte miglia, in mare e a terra. Un romanzo da leggere assolutamente, che consigliamo a chiunque ami il mare.