domenica 5 febbraio 2017

Il ricordo di Predrag, Poeta del Mediterraneo e inaspettatamente pianista


È arrivata ieri sera la ferale notizia della morte di Predrag Matvejevic  e ha subito messo in moto un circuito di parole ed immagini che mi hanno portato indietro nel tempo. Avevo conosciuto Matvejevic molti anni fa, nel 1993, ad una conferenza sul Mediterraneo ospitata a Roma alla Biblioteca Nazionale, organizzata ora non ricordo più da quale istituzione. In quell’occasione ero stata invitata a parlare del lavoro di censimento e catalogazione dei musei del mare del  bacino del Mediterraneo,  effettuato per conto del Ministero del Turismo e Spettacolo e i cui risultati erano confluiti in una guida  che avevo voluto aprire con un brano tratto dalle splendide pagine del suo Breviario. Mai allora avrei pensato che avrei conosciuto a breve l’autore di quella grande opera. Mi trovai quindi ad ascoltarlo seduta accanto a lui al tavolo dei relatori, in uno dei suoi primi interventi in Italia come lui stesso ebbe poi in seguito modo di ricordare.  Era un grande affabulatore, Predrag! La sua voce dolce e suadente traduceva il suo immenso sapere in un racconto affascinante che ammaliava l’uditorio. Il porto, le pescherie, le
biblioteche, le città, i mestieri del mare, diventavano attraverso le sue parole un teatro vivo e animato, colorato a tinte forti con i particolari che solo lui era  capace di catturare.
Poi li descriveva con rigore e passione.  Distante da qualunque forma di boriosità, questo grande Poeta del Mediterraneo, come è stato definito, pur possedendo l’orgoglio del sapere non viveva il senso della superiorità intellettuale sull’altro. Chiunque l’abbia conosciuto non può che concordare su tale affermazione. Ancora su un versante strettamente personale, qualche anno dopo venne a presentare il mio primo libro sulla narrativa di tradizione orale eoliana alla Discoteca di Stato di Roma in una serata che rimarrà incisa nella mia  memoria. D’allora, lui già da tempo insegnava alla Sapienza ed era impegnato su tanti fronti, era diventata un rito per me ineludibile quello di portargli i miei testi sull’oralità popolare, e nei suoi sempre più pressanti impegni non ha mai mancato di leggerli e commentarli. Costantemente disponibile e aperto ad accogliere l’altro, e il lavoro dell’altro. Infine poco prima che lasciasse Roma ci incontrammo a casa di una comune amica, in un’iniziativa organizzata per salutarlo. Un pianoforte occupava gran parte della sala, conobbi in quella circostanza anche il suo grande talento di pianista. Così voglio ricordarlo: felice!, mentre una sera suonava un piano casualmente trovato in un appartamento. Come studiosa della cultura del mare invece i suoi libri rimarranno per me, e per moltissimi altri, un punto di riferimento forte e saldo.
Macrina Marilena Maffei
Antropologa e fiabologa, studiosa di cultura marinara
I suoi libri in   https://it.wikipedia.org/wiki/Macrina_Marilena_Maffei