giovedì 10 novembre 2016

Simone Perotti con Rais, il libro che ha avuto una gestazione di 9 anni



Attenzione!  Martedì 15 alle 18.30, Simone Perotti viene a trovarci in libreria per parlarci di Rais, un grande romanzo sul mare, la pirateria, l’avventura della navigazione e della vita, ambientato nel secolo d’oro delle scoperte e delle scorribande corsare, il ’500. Con Roberto Bagnoli, giornalista, parleremo di un pirata, una spia, un segreto capace di cambiare la storia del Mediterraneo del XVI secolo. L’asse della storia di Rais è una donna affascinante, una schiava rapita e venduta che risiede su un’isola e presso di lei passa sia la grande storia del ’500 sia la storia dei due protagonisti,
Dragut e la Spia. Una storia d’amore bella e affascinante, condita del fascino dei libri che lei leggeva e poi raccontava al pirata.
Il libro ha avuto ben nove anni di gestazione e già ne parlava nel 2008 nel libro Adesso basta quando conobbe la storia del pirata Dragut. Da allora ha cominciato il lavoro di studio e di documentazione. È stato nel suo villaggio natale, ha cercato documenti nel Palazzo Topkapi di Instanbul, poi nell’archivio storico di Siviglia, in giro per l’Italia e poi tanto lavoro di ricerca nel Web. Quindi dopo almeno sei anni di studio ne è venuto fuori non un romanzo storico propriamente detto ma, in senso manzoniano, un romanzo di ambientazione storica nel contesto che va dal 1485 al 1565  e in quel contesto c’è la storia dei personaggi realistici perché la storia di Dragut è esattamente quella e verosimile, con l’inserimento di nuovi personaggi. Rais non è il suo primo vero grande romanzo, il primo è Stojan Decu, l’altro uomo scritto nel 2005 al quale è molto legato. Questo però è un romanzo più complesso e articolato anche se il suo editore sia convinto che si tratta di una storia popolare, molto più vicino a L’ombra del vento di Carlos Zafon, per fare un esempio. Ne è risultato un romanzo leggibilissimo e avvincente.
Ma perché Dragut? Lo spiega lo stesso Perotti: “Perché è un personaggio straordinario, con una storia particolare, era il primo e unico pirata ottomano non convertito, era un protoanarchico, un uomo che i suoi stessi ufficiali non osavano guardarlo negli occhi, un uomo ingestibile con un carattere diciamo mostruoso, un vero cattivo, come non è stato Barbarossa. È stato un grande ammiraglio, potuto reggere il passo con il suo più grande antagonista, Andrea Doria più potente ammiraglio di tutti i tempi, un vero scontro da duellanti. La seconda ragione è più letteraria perché io combatto una piccola battaglia contro Salgari, il buon Salgari che tutti abbiamo letto. Lui come altri ha fatto una cosa che ha avuto impatto drammatico sulla cultura. Perché invece di occuparsi della storia millenaria dei pirati del Mediterraneo, con storie già scritte che andavano soltanto romanzate, si è inventato dei pirati inesistenti in Malesia. A vent’anni sono andato in Malesia sulle orme di Sandokan e la gente mi guardava come se io fossi un ubriacone. Non avevano mai sentito parlare né di Sandokan né di Janez.  Mentre i pirati dei Caraibi, spesso dei personaggi inventati, come Jack Sparrow, sono durati poco più di duecento anni, altro che storia millenaria del Mediterraneo, dagli shardana agli etruschi, dai romani a Dragut…”