mercoledì 30 novembre 2016

La storia e il fascino della Wild Art in un racconto per immagini. Splendide

Il titolo di questo volume magnificamente curato appena arrivato sugli scaffali della libreria, è immediato, centrato, non lascia spazi a dubbi: Explorers’ Sketchbooks, e il sottotitolo The Art of Discovery & Adventure lo è altrettanto. Presenta la raccolta, quasi un archivio, di settanta diari, gli sketchbooks dei veri  pionieri dell’esplorazione, cartografi, botanici e artisti, ecologisti e antropologi. Uomini e donne, eccentrici e visionari, che negli ultimi due secoli con la loro Wild Art, in italiano letteralmente arte naturalistica – un modo di vivere la natura, en plain air, per gioire della bellezza dei paesaggi e degli animali – hanno permesso la possibilità di condividere, attraverso i loro occhi e pensieri, viaggi in lande ghiacciate, alte montagne, aridi deserti e foreste pluviali. Alcuni sono molto conosciuti, come ad esempio il capitano Robert Scott, Charles Darwin, Thor Heyerdahl e Abel Tasman; altri sono sconosciuti, tra cui Adela Breton, che ha sfidato le
giungle del Messico per fare un record senza precedenti alla scoperta dei monumenti Maya, e Alexandrine Tinné, morta nel suo tentativo di essere la prima donna ad attraversare il Sahara.
Robert Scott
Gli autori del libro sono a dir poco una coppia affiatata. Lei, Kari Herbert, ha iniziato a viaggiare all’età di dieci mesi. Il padre, l’esploratore pioniere Sir Wally Herbert, portò Kari e sua moglie Marie a vivere con una tribù di Inuit per oltre due anni su una remota isola al largo della costa di Northwest Groenlandia, così la sua prima lingua è stata un dialetto locale groenlandese, l’Inuktun. A quattro anni Kari sempre con i genitori in un altro viaggio che li ha portati attraverso bufere invernali in una roulotte. Kari ha continuato a viaggiare molto da allora, ed è ora un’acclamata autrice e fotoreporter. Il suo primo libro The Explorer’s Daughter, è un diario di memorie sul suo ritorno in Groenlandia. Il marito Huw Lewis Jones invece è è un famoso documentarista americano, scrittore, produttore televisivo appassionato di avventura e di spedizioni polari nell’Artico e nell’Antartide. La prefazione è di Robert Macfarlane, anche lui scrittore, è appassionato alpinista, critico letterario e insegnante a Cambridge famoso per il suo “elogio del camminare”.
Tra le tante illustrazioni l’occhio sicuramente cade su il Fiore della luna di Margaret Ursula Mee, botanica inglese famosa per i suoi 400 sketch a tempera, 40 quaderni di schizzi, e 15 diari. Specializzata in piante della foresta amazzonica brasiliana è stata una delle prime ambientaliste ad attirare l’attenzione sull’impatto delle attività di estrazione su larga scala e la deforestazione in Amazzonia.
Nella sua prefazione Macfarlane ricorda un episodio della vita da esploratore di David Livingstone. Nel 1871 era testimone di un massacro che si stava compiendo nel mercato degli schiavi di Zanzibar, ma non aveva né il suo sketchbook né di che scrivere. Così ha schiacciato delle fragole, ha strappato una pagina del giornale London Evening Standard e ha scarabocchiato a lato delle colonne di testo del giornale la sua descrizione di quelle atrocità. Quella cronaca causò tanta indignazione che portò alla chiusura del mercato. Ma il documento era così fragile, e l’inchiostro così debole, che presto risultò illeggibile.
Margaret Mee: Fiore di Luna
E solo di recente con le moderne tecnologie è stato possibile portare all’originale il documento di quella lontana memoria. I nomi leggendari quali quelli di Speke, Shackleton, Humboldt, Scott, Stark, Audubon sono uniti a una serie di altrettante figure notevoli. Per esempio John Auldjo, che realizzò mappe delle colate laviche del Vesuvio: una sorta di immagini time-lapse delle eruzioni. A seguire Margaret Fountaine, che ha conservato i suoi sketchbooks all’interno di maniche di seta, e l’oceanografo William Beebe, che con una batisfera ha descritto le profondità abissali del Mar dei Caraibi, e ha riportato le immagini di creature che sembravano descritte direttamente dalla fantasia di Hieronymus Bosch. Tra la più sorprendente di tutti, forse, Maria Sibylla Merian con i suoi assemblaggi, derivanti dai suoi viaggi in Sud America: una scimmia nera in possesso di un ciliegio Suriname dipinta sulla pelle di un agnello.