domenica 9 ottobre 2016

Tesori distrutti dalla furia dell’Isis ricostruiti in scala ora in mostra al Colosseo

Il Colosseo ha spalancato le sue porte a una mostra assolutamente eccezionale e inaspettata: Rinascere dalle distruzioni: Ebla, Nimrud, Palmira. Tre tesori distrutti o danneggiati dalla furia dell’Isis sono stati ricostruiti e ora esposti al Colosseo, fino all’undici dicembre, grazie a un lavoro di ricostruzione in scala 1:1 reso possibile con un lavoro altamente qualificato e specializzato di tre aziende italiane attraverso il ricorso a tecnologie innovative, e sotto la guida di un comitato scientifico di archeologi e storici dell’arte. Le tre opere sono il Toro di Nimrud con la testa dalle fattezze umane, che non esiste più, il soffitto del Tempio a Palmira di cui restano frammenti e la sala dell’archivio di Stato del Palazzo di Ebla, che custodiva 17.000 tavolette cuneiformi, e che versa in stato di abbandono. Gli organizzatori sono anche riusciti a ottenere direttamente da Palmira, dove sono state ferite ma non a morte, due meravigliose sculture
palmirene, due feriti di guerra come li hanno voluti chiamare, vandalizzate durante l’occupazione dell’Isis.

Come sintetizza il titolo, l’esposizione, patrocinata dall’Unesco, ci restituisce elementi storico-artistici delle Civiltà del Mediterraneo e del Medio Oriente, simbolo di un valore che non può essere oscurato. Rinascere dalle distruzioni esiste grazie all’impegno dell’associazione “Incontro di Civiltà” guidata da Francesco Rutelli e dal Comitato Scientifico presieduto dall’archeologo Paolo Matthiae, al sostegno della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, presieduta da Emmanuele F. M. Emanuele; grazie alla Soprintendenza Speciale per Il Colosseo e l’Area archeologica centrale di Roma. Il patrocinio e la piena collaborazione dell’Unesco sottolinea l’importanza dell’impegno italiano internazionale a difesa del patrimonio artistico in zone di guerra “perché  come ha sottolineato il ministro Gentiloni all’inaugurazione – siamo convinti che la tutela del patrimonio archeologico e culturale dei simboli delle civiltà è uno dei modi per difendere qualcosa di straordinariamente prezioso.
La mostra è una testimonianza straordinaria dell’intesa tra il Governo italiano e l’Unesco per la costituzione della task force italiana nel contesto della coalizione globale United for Heritage. La mostra nasce dall’intuizione di Francesco Rutelli che alcuni anni fa lanciato la proposta “salviamo Palmira”. Idea che però non si sarebbe potuta realizzare senza il concreto sostegno della Fondazione Terzo Pilastro e del suo presidente Emmanuele F. M. Emanuele.
“Questo evento – ha dichiarato Rutelli – segna un passaggio importante della nostra campagna per contrastare le deliberate mutilazioni e cancellazioni del Patrimonio Culturale compiute negli ultimi anni. Non ci occupiamo “delle pietre”, dimenticando le tragedie che hanno colpito e colpiscono le persone. Al contrario. Non vogliamo che il brutale ritorno dell’Iconoclastia in questo XXI Secolo sia considerato un problema marginale: esso coinvolge i fondamenti della nostra civiltà comune, le persone che vengono espropriate della loro identità e, dunque, noi tutti.”  L’Associazione che abbiamo costituito – con il sostegno di personalità di primo piano della Cultura italiana, e dei maggiori esperti scientifici del Patrimonio storico e Archeologico delle regioni del Mediterraneo, autorevolmente guidati da Paolo Matthiae – porta il nome di Incontro di Civiltà. Come suo simbolo, abbiamo scelto la rielaborazione di un arco della città di Hatra, in Iraq, devastata proprio per la pluralità delle sue tradizioni: greco-romane, ellenistiche, musulmane.”
Eccezionalmente sono uscite dalla loro Patria, sotto la sorveglianza di tecnici e con l’attento supporto del Ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni. Sono ora in mostra così come sono state ridotte, con l’impegno del Ministero della Cultura e dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (ISCR), che le restaurerà per restituirle al termine del lavoro al Museo nazionale di Damasco. Questa è una prima assoluta, non è mai accaduta una cosa del genere durante un conflitto, ed è stato possibile grazie al prestigio della nostra opera, del Colosseo e dell’Italia.