mercoledì 19 ottobre 2016

Quelli di Ars et Natura, un drappello di pittori per un’arte che più naturalistica non si può


F. Gemma, S. Mitrovic, F. Carbone
È autunno nel parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise. I colori delle faggete emergono dalle nebbie del mattino. Le radure intorno al lago di Villetta Barrea, i pianori sotto le Camosciare, i boschi verso Opi rieccheggiano dei bramiti dei maschi. I cervi dominanti radunano le femmine e sfidano gli altri al duello. Appena lontano, cannocchiali montati su treppiedi, binocoli alla mano, ci sono alcuni pittori al lavoro. Disegnano sui taccuini, colorano ad acquerello, usano ogni tecnica a disposizione per tracciare al volo e dal vivo le posture, le movenze, le sagome degli animali che si stagliano in controluce. Da tutt’altra parte lungo la costa tirrenica della Toscana: nell’Oasi del Wwf del lago di Burano si sta svolgendo la fase iniziale della migrazione di ritorno verso il sud del Mondo.
Tre esemplari giovani di falco pescatore sostano da alcuni giorni nell’area protetta, che ha 50 anni di vita: pescano cefali e spigole e le vanno a mangiare sui pali posizionati
Un capanno a Burano
davanti ai capanni di osservazione. Anche qui, attirati dall’avvenimento naturale di grande rilievo, ecco un drappello di pittori. Silenziosi e accorti seguono i movimenti e disegnano velocemente la sagoma di questo magnifico rapace: posato, in volo, mentre scarnifica la preda. Sono due momenti da prendere come esempio per introdurre una realtà, certamente di nicchia, ma che sta prendendo sempre più piede e soprattutto destando sempre più interesse in Italia. È quella che in Inghilterra si chiama Wild Art e che noi traduciamo letteralmente come arte naturalistica. Un modo di vivere la natura, en plain air, per gioire della bellezza dei paesaggi e degli animali che si possono ammirare non solo nei parchi nazionali e nelle aree protette. Infatti per chi è attratto da questo modo di dipingere basta una farfalla posata, un insetto su un fiore, una pianta particolare, un lichene sulla corteccia di un albero per stimolare il meccanismo di prendere in mano una matita e misurarsi, competere con se stessi, confrontarsi con altri per raggiungere il risultato di aver costruito immagini di Natura che sono la testimonianza, il diario, la storia della
Concetta Flore
biodiversità del Pianeta. In Italia ormai da una quindicina di anni si sono formati dei gruppi di pittori, rifiuto di declassarli al rango di illustratori naturalistici, che si riconoscono in un progetto preciso: dar conto della bellezza della fauna e della flora, raccontandola a tutti coloro che non la conoscono. O ne sanno poco e male. È il caso, sono solo due esempi, dell’Aipan, l’associazione italiana per l’arte naturalistica presieduta da Angela Maria Russo, e di Ars et Natura, un progetto a cui fanno riferimento una quindicina di pittori. Questa realtà ha prodotto negli anni decine e decine di mostre in musei, parchi nazionali, aree protette non solo in Italia ma anche all’estero. All’interno di queste due sigle si riconoscono pittori che hanno storie e percorsi di eccellenza e che sono diventati quasi i portavoce dell’arte naturalistica italiana nel
Alessandro Troisi
mondo.  Per seguire la cronologia degli ultimi eventi vale la pena di raccontare che ben quindici pittori facenti capo ad Ars et Natura hanno lavorato e dipinto per molti mesi all’altezza del circolo polare artico, nella Finlandia del Nordest, per dar vita a un progetto che diventerà a breve un libro e sarà di seguito una mostra itinerante. Kuusamon Taika, la magia di Kuusamo, è il titolo del libro di grande formato che le istituzioni finlandesi hanno entusiasticamente voluto e che sarà uno degli eventi di “Suomi 100”, la grande festa che occuperà tutto il 2017 in Finlandia per il centenario dell’indipendenza di questo paese del Grande Nord. Sull’onda dell’entusiasmo per la pittura naturalistica sono arrivati nella terra delle foreste e dei 188 mila laghi  quattordici pittori italiani accompagnati da Anne Shingleton, maestra di pastelli, inglese ma toscana d’adozione. Eccoli presentati brevemente: Stefano Maugeri, storico pittore di dinosauri e del Parco
nazionale d’Abruzzo, Massimiliano Lipperi e Graziano Ottaviani, anche allestitori di sensazionali scenografie per musei e acquari, Marco Preziosi, un’eccellenza nella rappresentazione realistica, Concetta Flore e Fabio Ascenzi, affinità elettive con stili diversi, Elisabetta Mitrovich, prorompente punto di riferimento di iniziative multicolori, Renato Cerisola, fotopittore in movimento, Andrea Ambrogio, raffinato acquerellista, Alessandra Cecca, entusiamo e colore, Alessandro Troisi, una vita per il falco pescatore, Federico Gemma naturalmente, Giò Giorgini, maestro nell’acquerellare funghi e paesaggi. Il quindicesimo è il sottoscritto autore dell’articolo,vulcanico produttore di immagini.
Lupi, di Stefano Maugeri
Così è possibile parlare di un viaggio di ritorno: italiani che risalgono il Grande Nord anche come omaggio ai pittori nordici che dalla metà del Settecento, discesero valli e salirono montagne per affacciarsi nell’Italia mediterranea e dipingerne soprattutto luce e colori di quei paesaggi di allora. Pittori naturalistici – qualcuno vorrebbe etichettarli come figli di un dio minore - attratti ora dalle distese della taiga artica, dalle foreste di betulle, pini silvestri e abeti rossi. Emozionati non solo dalle parate del gallo cedrone, dai voli dei cigni selvatici e delle gru o dal buffo canto d’amore della pernice bianca nordica, ma attratti dalle luci artiche, su tutte quelle della Revontulet, la coda delle volpi tradotta in italiano: la sempre più amata aurora boreale.
Fabrizio Carbone