giovedì 6 ottobre 2016

Le meditazioni di Sebastiano Tusa sul Primo Mediterraneo

Sebastiano Tusa
L’archeologo Sebastiano Tusa per spiegare il filo conduttore del suo recente saggio Primo Mediterraneo, Meditazioni sul mare più antico della storia nella nota introduttiva ha citato Fernand Braudel, uno dei massimi storici del XX secolo, che quando tanti anni fa si è chiesto “Che cos’è il Mediterraneo?” ha dato questa risposta: “Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre”.  Ed è questo libro, in appena centottanta pagine a raccontare in dodici capitoli le “mille cose  insieme” con le considerazioni di un appassionato archeologo quale è Tusa, che ha vissuto il Mediterraneo scoprendone una serie di elementi sia in Sicilia, come direttore dell’unica Soprintendenza del Mare esistente in Italia, che nel resto del Mediterraneo e poi analizzando dei fatti archeologici alla
luce di un vissuto squisitamente da viaggiatore. Tusa ci parlerà del suo libro il prossimo 18 ottobre ospite della nostra libreria. “Quando ho fatto l’archeologo in giro per il Mediterraneo – ha spiegato – non mi sono limitato ad analizzare e studiare quello che trovavo ma per la mia innata curiosità ho sempre cercato di conoscere i luoghi anche nel contemporaneo quindi attraverso i contatti con le popolazioni, con i luoghi i territori. Diciamo che dibase le mie sono considerazioni fatte alla luce di elementi
archeologici, che ovviamente non vogliono essere esaustivi, e il tutto però è condito da un vissuto di viaggiatore, quale sono, dalla Turchia alla Tunisia, alla Spagna, Malta, la Grecia, la Siria, il Libano. Tranne l’Egitto che ho conosciuto marginalmente, gli altri non solo li ho visitati ma li ho anche vissuti dall’interno.” Questo saggio di ricerca archeologica, storica e geografica pur nella sua brevità fornisce una sintesi completa e aggiornata dell’evoluzione del Mediterraneo, dai primi insediamenti umani fino al sorgere delle antiche civiltà: egizia, levantina, minoica, micenea, fenicia, etrusca, greca.
E evidenzia in che modo le importanti ricerche archeologiche abbiano stabilito come il “Mare di mezzo” custodisca le fonti piú ricche e preziose per lo studio delle culture antiche che hanno dato vita alla civiltà mediterranea, crocevia culturale che il Mediterraneo rappresenta ancora oggi. I libri sul
Mediterraneo sono calcolati in circa cinquemila, e “in quest’ambito – ci spiega Tusa – sicuramente ci sono libri più corposi e più validi del mio, vedi Il grande mare di David Abulafia o Il Mediterraneo di Cyprian Broodbank,  ma la differenza, a parte le dimensioni,  per esempio pur essendo libri eccezionali sono però a senso unico. Quello di Abulafia è importante se si vuole approfondire il periodo delle Repubbliche Marinare, a mio avviso è il miglior saggio esistente per capire il Mediterraneo durante quel periodo, quello di Broodbank per capire la preistoria fino alle colonizzazioni greche e fenice. Quindi straordinari libri da consigliare a chi vuole approfondire quei due periodi mentre io ho cercato di fare un affresco completo sul Mediterraneo puntando molto sull’aspetto impressionista per chi non intende stare due mesi su un saggio di cinque seicento pagine difficili da leggere.”
E  ancora Tusa sottolinea il messaggio più importante del suo libro, dove traspare il suo profondo amore per il Mediterraneo, che pur essendo appena il 3% di tutti i mari tuttavia ha una rilevanza nella storia del mondo ben più grande, e allora noi che lo viviamo abbiamo il dovere di mantenere questa storia, la nostra identità il più possibile intatta, integra. Il che significa certamente non imbalsamare tutto, ma c’è un dato allarmante: ormai nel Mediterraneo circa il 30% delle coste sono cementificate, addirittura in certe zone delle Baleari si arriva al 50%. Se questo ritmo va avanti significa la distruzione della civiltà mediterranea che si è sviluppata principalmente sulle coste. È la costa che è stato il motore delle innovazioni in tutti i campi per cui cementificando le coste annulliamo la nostra “memoria” ed è gravissimo. Quindi il nostro dovere è curare questo patrimonio costiero marino facendolo vivere, narrandolo, cercando di comunicare con il cosiddetto turismo culturale sostenibile.
Mau. Biz.
 
Nelle foto, a sinistra Tusa con il V rostro della Battaglia delle Egadi e un elmo romano di tipo Montefortino. In basso la Grotta del Genovese a Levanzo (Egadi)
Le fotografie sono di Maurizio Bizziccari