domenica 25 settembre 2016

Archeologo subacqueo, chi è? Una risposta viene dal V Convegno Nazionale Archeologia Subacquea 2.0


Archeologia Subacquea 2.0 è il nome dato alla V edizione del convegno nazionale organizzato  organizzato da Massimo Capulli – docente di Metodologia della ricerca archeologica presso l’Università degli Studi di Udine – e dal Dipartimento di studi umanistici e del patrimonio culturale e dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia. Studiosi, ricercatori, tecnici e addetti ai lavori del mondo dell’archeologia subacquea italiana si sono riunti questo mese a Udine con l’obiettivo primario di fare il punto della situazione per un settore della cultura italiana che attraversa un momento di grande difficoltà ritenendo indispensabile una immediata svolta per un settore che da un lato assicura l’imprescindibile e
necessaria tutela del patrimonio culturale sommerso ma che dall’altro vive un momento di incertezza sia per l’aspetto normativo e soprattutto per la quasi totale assenza di fondi per la ricerca, lo studio e la valorizzazione.
Insieme alla presentazione dei lavori scientifici svolti nell’ultimo anno provenienti da tutta Italia, la vera novità di questa V edizione, fortemente voluta e coordinata da Massimo Capulli, è stata la giornata interamente dedicata a quattro tavoli di lavoro tematici che segnano la svolta nel modo di affrontare tematiche importanti e fondamentali di un mondo accademico fino ad oggi spesso ancorato a modalità tradizionali di confronto.
“L’archeologo subacqueo: chi è costui?” Il ruolo dell’archeologo subacqueo e il percorso formativo per l’esercizio della professione. Il riconoscimento di una professionalità fino ad oggi definita solo genericamente.
“Il paesaggio archeologico sottomarino”. Dalla definizione del concetto all’esigenza di fare riferimento al patrimonio sommerso nella parte specifica relativa ai beni paesaggistici del codice dei beni culturali. La proposta di alcuni siti sommersi per l’inserimento nell’elenco dei siti Unesco e uno studio delle aree sommerse esposte a rischio, sono alcune delle idee portate avanti nel dibattito.
“Comunicare l’archeologia subacquea”. In un mondo della comunicazione che va sempre più veloce, l’archeologia subacquea deve utilizzare i nuovi media e le nuove forme di comunicazione per riprendersi il ruolo di interfaccia tra comunità scientifica e mondo dell’informazione. L’obbligo di
divulgazione come componente etica e sociale nel lavoro dell’archeologo subacqueo mediante la diffusione dei dati in forma pubblica e gratuita, la velocità nella diffusione delle notizie, il ruolo delle Università nella formazione di nuovi professionisti nella comunicazione relativa ai beni culturali.
“La valorizzazione dei siti archeologici subacquei in situ”. Attuare una progettazione partecipativa con enti, istituzioni, università,
associazioni e comunità locali, integrando aspetti culturali e ambientali mutuando le best practices esistenti. Adozione di linee guida a livello centrale/ministeriale individuando formalmente uffici di riferimento per la gestione del patrimonio culturale subacqueo in seno agli organi competenti del MiBACT. Trovare strategie che assicurino la ripartizione, il reimpiego e il reinvestimento dei proventi derivanti dalla gestione delle attività garantendo un certo grado di autonomia finanziaria. Valutazione preliminare dei siti o insieme di siti che abbiano le caratteristiche idonee (archeologiche, conservative, ambientali) per una sostenibile valorizzazione in situ e/o a distanza.
All’analisi di questi quattro argomenti il comitato scientifico del convegno oltre a mettere attorno ai tavoli di lavoro i rappresentanti più autorevoli del mondo accademico, ha voluto la partecipazione dei giovani studenti universitari che hanno portato alla discussione quell’impulso e quelle istanze che fino ad adesso non avevano quasi mai avuto luogo di espressione come i portatori reali delle nuove esigenze dei futuri professionisti dell’archeologia subacquea.
Così le nuove leve della ricerca e dello studio nel campo dei beni sommersi hanno potuto confrontarsi con accademici di induscussa fama ed esperienza nel campo dell’archeologia subacquea come Luigi Fozzati, Sebastiano Tusa, Pamela Gambogi, Claudio Mocchegiani Carpano, Annalisa
Zarattini, Edoardo Tortorici, Barbara Davidde, Piergiorgio Spanu.
Il discorso introduttivo di Luigi Fozzati è stato il simbolico passaggio di testimone tra la generazione che ha fatto di questa disciplina scientifica un vanto per l’Italia nella comunità scientifica mondiale e le nuove generazioni di archeologi subacquei. A questi ultimi spetta il compito di far transitare, con la “supervisione” dei protagonisti degli ultimi 30 anni, l’archeologia subacquea italiana da 1.0 a 2.0.
Il documento varato da questa consulta sarà divulgato nei prossimi giorni e verrà presentato a tutti gli organi istituzionali e scientifici, per stimolare quel processo di cambiamento ormai giudicato indispensabile.
E proprio a dimostrazione dell’impegno e della ferma volontà di impegnarsi per l’archeologia subacquea, è stata già confermata la VI edizione del convegno nazionale di archeologia subacquea che si terrà nel 2018 a Palermo, organizzato dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. L’annuncio è stato fatto da Sebastiano Tusa proprio a conclusione dei lavori a dimostrazione della continuità che si vuole assicurare all’iniziativa che chiede fin da ora la collaborazione e l’apporto di tutte le forze presenti in campo. Dal confronto e dalle proposte l’archeologia subacquea 2.0 potrà divenire realtà concreta.
Le fotografie della carrellata sono di Salvo Emma, © Soprintendenza del Mare Regione Sicilia
Dall’alto: scavo archeologico del relitto della nave di Marausa; relitto di Panarea situato a -140 metri ripreso dal sommergibile Uboat Worx; scansione laser per la realizzazione del modello 3D elmo della Battaglia delle Egadi; relitto di Acitrezza elaborazione 3D; Recupero del relitto romano di Marausa. Fasi di smontaggio del fasciame; operazioni di recupero di un rostro su un fondale a -80 metri di profondità con il ROV; Nuove tecnologie per la ricerca archeologica subacquea: Immagine Multibeam; Nuove forme di fruizione per i siti archeologici subacquei. Relitto delle colonne di Marzamemi (SR)