domenica 10 luglio 2016

Palazzo Florio ospita la nuova mostra di Giovanna Guccione


La mostra di Giovanna Guccione “Favignana, poesia e magia del passato” nasce dalla stessa  ispirazione che, nel 2012, ha l’ha indotta a  riprodurre nei suoi ritratti i volti dei Rais (Gli sciamani del mare) che, dal 1850 in poi, hanno guidato la Tonnara di Favignana. Obiettivo di tale scelta era quello di riportare  alla memoria della Comunità favignanese i volti di uomini carismatici, veri e propri sciamani del mare che, con la loro presenza, hanno connotato un’epoca rimasta nella mente e nel cuore degli isolani come un’epoca favolosa. Nella mostra attuale Giovanna Guccione passa dai volti degli uomini al paesaggio e ad angoli poco conosciuti per richiamare l’attenzione su piccole emergenze in parte scomparse o destinate a scomparire se una maggiore attenzione verso gli aspetti più identitari
dell’isola non interverrà a salvarli.
I quadri nascono da un profondo amore per questa terra, a cui si accompagnano una profonda tenerezza e nostalgia insieme alla speranza che le giovani generazioni vedano e comprendano quali sono le nostre vere ricchezze: una costa non ancora invasa da porticcioli turistici o stabilimenti balneari, un campo pieno di spighe e cotone come negli anni ’60, una capanna rustica con i resti degli attrezzi necessari a preparare la ricotta, la pagoda, ora abbattuta, che un tempo chiudeva il lungomare, sono tracce di un mondo semplice, umile, rispettoso dell’esistente, non disposto a monetizzare tutto,che non può essere cancellato in nome di una mal compresa modernità e tecnologia. E se non bastasse, quasi a sottolineare questi suoi sentimenti, l’autrice ha illustrato con semplici schizzi, come nei pannelli dei cantastorie, una poesia del poeta favignanese Aurelio Giangrasso, col quale ella si trova in perfetta sintonia, poesia che descrive in un succoso dialetto siciliano lo svolgersi di una giornata nell’isola, tra venditori di ricci e di polpi, asini con bisacce piene di verdure e cani che giocano sullo spiazzale “da Marunnuzza”.
Lo spirito di quei versi è lo stesso che aleggia nei quadri esposti, quadri dai colori tenui, che volutamente non violentano la vista dell’osservatore, e riportano la nostra memoria ad una vita più semplice, dai ritmi meno frenetici, ad un “andamento lento” capace di regalare spesso la felicità anche ai poveri.