sabato 20 febbraio 2016

Un grande racconto per un millennio di storia. Cinquecento pagine che si leggono tutte d’un fiato

Lo scrittore e docente universitario Attilio Brilli è fra i massimi esperti e storici della letteratura di viaggio, ha pubblicato saggi su autori stranieri quali Byron, Swift, Joyce e James, ha curato inoltre la pubblicazione delle Opere di R.L. Stevenson. Autore di numerosi testi storici e interpretativi sull’argomento viaggi la sua ultima opera, pubblicata nel 2015, è Il grande racconto dei viaggi d’esplorazione, di conquista e d’avventura. Un corposo volume di oltre cinquecento pagine oltre a un apparato iconografico fatto da centinaio di illustrazioni, che in tre parti, a partire dai mercanti avventurieri alla scoperta delle vie commerciali dell’Asia, racconta come tramite i viaggi, la civiltà umana abbia dato il meglio e il peggio di sé. Promuovendo una straordinaria conoscenza planetaria, ha anche però oppresso trasportato da un continente all’altro esseri umani in stato di schiavitù, evidenziando il lato oscuro dei viaggi che dal XVI secolo in poi, grandi potenze come la Spagna e il Portogallo hanno messo in atto una brutale politica di insediamento coloniali a Oriente e a Occidente, nelle Americhe e nel subcontinente indiano. Le stesse imprese mercantili che hanno portato Inghilterra e Olanda a creare monopoli commerciali preludio alla fondazione di veri e propri imperi coloniali. Così i grandi viaggi di esplorazione si sono sempre risolti in viaggi di conquista assumendo una notevole importanza ideologica anche se non bisogna dimenticare quanto la civiltà moderna deve all’apertura delle grandi rotte oceaniche e all’illustrazione cartografica dei continenti extra-europei.
Così si è promosso l’incontro con popoli e civiltà che hanno attratto avidi avventurieri e offerto inimmaginabili opportunità di scambio.
A ds: Atlante catalano del 1375, dettaglio con il sud-est asiatico. È la carta di riferimento fino al XVI secolo

Il grande racconto inizia con la descrizione dei viaggi verso l’Oriente dal XIII al XVII secolo. Nella seconda parte si va verso l’Occidente dal XV al XVIII secolo a partire dall’avventura di Colombo nel Nuovo Mondo per finire alle circumnavigazioni e alle rotte imperiali. Nella terza, infine, si va nel cuore dell’Africa dal XVIII al XIX secolo. E nell’ultimo capitolo ricorda le accuse più implacabili alla politica di oppressione delle nazioni europee con quanto ha scritto nell’opera di denuncia un “viaggiatore” e gran conoscitore del mondo arabo, Wilfrid Scawen Blunt che nel dicembre del 1900 redige un bilancio della spietata politica perseguita dall’intero Occidente: “…tutte le nazioni europee hanno trasformato la Cina in un inferno, massacrando, razziando e violentando nelle città conquistate, come se fossimo nel più buio medioevo. L’imperatore della Germania ha ordinato un macello e il papa guarda e approva. In Sud Africa le nostre truppe incendiano le fattorie agli ordini di Kitchener, mentre la regina, i due rami del parlamento e l’assemblea dei vescovi rendono pubblicamente grazia al Signore e votano i finanziamenti per l’impresa. Gli Americani spendono cinquanta milioni all’anno per massacrare i Filippini; il re del Belgio ha investito tutte
le sue fortune nel Congo dove tratta i negri come bestie per riempirsi le tasche. I Francesi e gli Italiani giocano per il momento un ruolo minore nel massacro, anche se si dolgono dell’inattività.”

A sn: I primi indiani si presentano a Colombo

Infine ricorda quanto ha scritto Mark Twain nel 1897 nella sua relazione di viaggio Following the Equator, con il circostanziato atto d’accusa nei confronti delle politiche imperialistiche delle potenze occidentali: “…in molti paesi abbiamo data la caccia ai selvaggi, ai loro bambini e alle loro madri con i cani e i fucili, nelle foreste e nelle paludi, come passatempo pomeridiano… In molti paesi  abbiamo sottratto la terra al selvaggio, e l’abbiamo reso schiavo, e frustato ogni giorno e abbiamo calpestato il suo orgoglio, e ucciso il suo unico amico, e l’abbiamo fatto lavorare fino a farlo crepare; e questo non ci fa specie, perché la consuetudine ce l’ha fatto accettare; eppure una rapida morte per avvelenamento è una delicata gentilezza…”.
 La Victoria della flotta di Magellano, la prima nave ad avere circumnavigato il globo: Dettaglio di una mappa del 1589