giovedì 19 novembre 2015

Siamo liberi. Ma lo siamo veramente?


Nicolò Carnimeo è piombato in libreria all’improvviso come sempre gli capita, tra una conferenza e l’altra in giro per il mondo. All’Università di Bari insegna Diritto della Navigazione e dei Trasporti, si occupa di navi, porti, coste, tutela dell’ambiente e  anche di pirati. È sua infatti una delle prime inchieste Nei mari de pirati, sulla pirateria moderna. Ne abbiamo parlato sul nostro magazine nel 2011. E le sue grandi passioni, scrivere e viaggiare, lo hanno portato a confezionare un libro inchiesta, Come è profondo il mare, sulla più grande discarica del pianeta, il Great Pacific Garbage Patch, l’immensa isola fluttuante negli oceani formata da tutti i rifiuti di plastica che abbiamo gettato in mare negli ultimi 50 anni. La capacità di Carnimeo di traguardare l’orizzonte, come scrive Predrag Matvejevic nella prefazione al libro, si trova, nel suo respiro planetario, nell’analisi lucida di uno scenario reale. Scenario che il nostro “navigatore” descrive dopo aver fatto un lungo viaggio, che lo ha portato dagli oceani al nostro Mediterraneo, alla scoperta “della più grande discarica del pianeta” lanciando un preoccupante allarme sul livello di inquinamento dei nostri mari.  
Nella foto scattata in libreria Nicolò Carnimeo tra Giulia D’Angelo e Marco Firrao
Ma l’incontro è anche servito a Nicolò per parlarci di un libro fresco di stampa, Siamo liberi scritto da Elena Sacco che lavora e vive a Milano, con i suoi due figli. Dopo una lunga carriera come pubblicitaria e dopo aver portato al successo la propria agenzia, oggi è consulente per le strategie di comunicazione di aziende, personaggi dello spettacolo e talent. È rimasto talmente coinvolto dal racconto che ha voluto presentarlo.
Mollare tutto si può. Elena lo decide insieme al suo compagno Claus, un anno dopo aver visto la morte in faccia. Vendono la loro redditizia agenzia pubblicitaria e partono sulla barca a vela Viking, destinazione mondo. La ciurma è la famiglia: Claus, Elena, la figlia di sette anni Nicole e Jonathan, appena nato. La rotta è impostata su un altrove che sembra irraggiungibile: dal “paradiso” della Martinica alle contraddizioni di Cuba, dai pericoli di Panama all’incanto della Polinesia. Infine, Milano. Dopo sette anni infatti Elena decide di affrontare una nuova avventura: riportare a casa i figli. Fa rotta verso una normalità tutta da conquistare e scopre, tra fatiche e vittorie, che ogni viaggio vero si misura sul ritorno. E che mollare tutto non basta, occorre il coraggio di cambiare.  Questo libro è l’appassionato, comico, struggente diario di bordo di una famiglia, la parabola di una coppia, il percorso di una donna. Una storia esotica e insieme metropolitana, remota e vicinissima, che rimane nella mente e nel cuore dopo aver letto la parola “fine”, perché la parola “fine”, in realtà, non è mai scritta.