sabato 19 settembre 2015

La potenza e la tecnologia delle navi romane in mostra a Navalia





Mariotto Palmieri con modello nave Cheope
C’è ancora tempo per fare un salto a Civitavecchia. È infatti aperta fino al 13 ottobre presso la straordinaria location dell’Antica Rocca del porto, la mostra “Navalia: Potenza e tecnologia della flotta  romana”, curata dal Centro Archeologico Studi Navali (CASN) e dal Laboratorio Sperimentale di Archeologia Navale Sperimentale (LANS).
È una mostra itinerante, molto particolare, sicuramente unica nel suo genere. Questa è la prima tappa e Roma idealmente è la sua sede finale. Si possono vedere e toccare ricostruzioni di importanti esempi di navi, dal modello della barca solare di Cheope, il suo legno si è conservato intatto per più di 4600 anni, mostra i dettagli della tecnica costruttiva degli scafi cuciti alle onerarie romane.
L’ideatore e realizzatore è il carpentiere navale Mario Palmieri, Mariotto per gli amici, che da oltre trent’anni si occupa di ricostruzioni uniche, funzionanti e in scala, di macchine idrauliche, ancore, apparati e attrezzature veliche, di imbarcazioni con una rigorosa scelta dei legni, e la descrizione delle antiche tecniche costruttive degli scafi, sia delle navi “cucite” che di quelle assemblate con il metodo a “mortasa e tenone”. Ma il cuore della mostra sono le importanti e esclusive ricostruzioni sperimentali, in scala e funzionanti, di pompe a bindolo e a pistoni con la ricostruzione dell’interno di una nave romana con il loro carico di anfore o di dolia.
È un vero spettacolo ammirare Mariotto che pompa acqua con le sue pompe tutte funzionanti da quella di sentina a bindolo a quella a pistoni!
La mostra è parte del progetto Navalia in attesa del riconoscimento scientifico da parte del Ministero dell’Istruzione (Miur). L’idea è quella di dimostrare scientificamente il funzionamento degli impianti idraulici utilizzati dai romani che per tecnologia non avevano eguali elaborando e migliorando principi e concetti provenienti dai popoli con i quali entrava in contatto, i grandi acquedotti ne sono un esempio.
Alcuni di questi impianti è possibile vederli nel loro funzionamento in questa mostra. È uno spettacolo ammirarle mentre pompano acqua da una sentina! È “Mariotto” a sbilanciarsi: “la tecnologia raggiunta dal mondo romano è per certi versi superiore a quella del genio di Leonardo ma anche di alcuni apparati dell’800 e del ’900! Secondo noi la storia deve essere aggiornata, e noi, con questo mostra, vogliamo rendere omaggio alla grandezza tecnologica raggiunta dall’impero romano.” Gli ingegneri dell’epoca avevano una profonda conoscenza dei principi fisici in grado di movimentare l’acqua oltre alla ricerca delle essenze lignee o componenti metalliche, utilizzati attraverso la padronanza tecnica e manuale che permetteva di “plasmare” soluzioni spesso incredibili per quei tempi. La pompa a bindolo, che vanta uno stato di servizio di almeno 2000 anni ne è un esempio. I test effettuati sulle pompe ricostruite in scala da Mariotto hanno permesso di verificare i limiti di efficacia e di usura anche in relazione alle dimensioni degli scafi.
Nave oneraria per il trasporto di dolia
Ma anche di permettere un confronto con macchine idrauliche coeve utilizzate in ambiente terrestre, partendo dall’idea di dimostrare scientificamente il funzionamento di questi impianti idraulici i quali, sia nel contesto marino che in quello terrestre, utilizzavano gli stessi principi fisici, nonostante fosse necessaria maggiore accuratezza, efficienza ed adattabilità negli apparati destinati al contesto marino. Come prima cosa le legature che trattengono i dischi alla corda sono le più sollecitate e le prime a usurarsi poiché su queste si carica tutta la forza necessaria per sollevare la colonna d’acqua.
Se la pompa deve portare l’acqua molto in alto si sommano lo stress meccanico ed eventuali rotture. L’avviamento della pompa inizialmente è faticoso, ma una volta in funzione entra in gioco un effetto depressionale che alleggerisce lo sforzo per mantenerla in movimento.

È d’obbligo ringraziare l’Autorità Portuale, il Comune di Civitavecchia, la Capitaneria di porto e Port Mobility che hanno dato una grande mano per la realizzazione di questa mostra.

Archaeologia maritima mediterranea


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