mercoledì 3 dicembre 2014

…prima d’esser nave fosti foresta frondosa. Titolo dedicato a una serata coinvolgente


La serata dedicata alle “prore sorrentine” merita ancora di parlarne, tanto è stato l’entusiasmo che ha suscitato. Lo facciamo riportando, dopo quello che scritto Giancarlo Antonetti nel post precedente, anche i commenti di due dei protagonisti l’attrezzatore di barche d’epoca il napoletano Giovanni Caputo e il mastro d’ascia, , sorrentini doc, Nino Aprea dell’Antico Cantiere del Legno Aprea.

Credetemi, è sempre emozionante parlar di mare e marineria con persone che condividono la stessa passione. E sabato scorso alla Libreria Il Mare di Roma la condivisione è stata totale… è stata una serata bellissima, con incontri davvero entusiasmanti, dove l’attenzione era tanta e la gioia si poteva leggere negli occhi di tutti… ed è proprio vero che il mare unisce.   
Che dire, se non grazie di cuore per averci ospitato con tanta familiarità, e grazie alle persone intervenute, davvero tante!  Seppur trattasi di lavoro, il mio, è una vera e propria ragion d’amore verso le barche ed il mare… 
È incredibile! Da bambino sognavo di costruir barche e oggi lavoro con uno dei più prestigiosi Cantieri navali italiani, l’Antico Cantiere del Legno Aprea di Sorrento…  Parlare agli ospiti della serata dell’evoluzione del gozzo sorrentino, dalle sue origini più remote fino ad arrivare ai nostri giorni, passando per navi onerarie e vichinghe onde sottolineare la similitudine di forma, o ancora l’assonanza di nome tra il “lintres” piccola barca d’epoca romana e il “luntro” siciliano, anch’esso di forma simile al gozzo, la dice lunga sul viaggio evolutivo che ha compiuto questo tipo di imbarcazione… è stato bello parlar di legni per costruir barche, fino a sentirne vagamente i profumi…   
Confesso d’essermi emozionato, per tanti motivi… per la cordiale accoglienza del pubblico, per l’attenzione dei ragazzi dell’istituto Nautico che hanno partecipato attivamente: il fatto di aver trasmesso nozioni e saper fare di un mestiere come l’attrezzatore navale è stata davvero una sensazione di piacere e soddisfazione personale… mostrare le metodologie di un mestiere che – seppur antico – è sempre sulla “cresta dell’onda”, poiché non v’è vento di modernità che potrà svellere le radici dell’Arte Marinaresca: un nodo su una cima, una gassa d’amante, per esempio, non può essere sostituita da null’altro! 
La frase “prima d’esser nave fosti foresta frondosa”, divenuto il titolo della serata è stata mutuata da Catullo, e la scelsi tempo fa per aprire un capitolo di un mio libro, dove si parlava appunto di barche di legno, quindi quale miglior titolo se non questo stralciato da un carme del Poeta romano che s’era innamorato a tal punto della propria barca che – una volta in disarmo – la trasportò nel giardino della sua villa per poterla contemplare… le barche di legno hanno un’anima, e quelli come noi, ne sanno ascoltare i silenti canti di gioia.
Giovanni Caputo
 
Una giornata splendida con persone splendide! L’evento “Prore sorrentine” alla Libreria Il Mare di Roma è stata davvero una esperienza piacevole. Poco abituato a parlare ad un folto pubblico, peraltro attento e appassionato, ho cercato di trasmettere le sensazioni che fanno del mio lavoro di maestro d’ascia una passione vera e propria. Talvolta – o forsanche sempre - sento con piacere il carico di responsabilità che ho ereditato dalla mia famiglia consistente nel fatto di portare avanti il mestiere di costruttore navale, mestiere che si tramanda nella da oltre trecento anni; responsabilità che con orgoglio affiderò un giorno nelle mani dei miei figli, così come mio padre ha fatto con me.

Questo è un lavoro che “senti dentro”, poiché dar vita ad una barca è un’emozione unica: la scelta dei legni, lo stortame adatto per le ordinate, l’impostazione della chiglia… e poi, veder nascere quello che molti sanno possedere un’anima…

Ma anche il restauro di una barca ha il suo fascino: una barca progettata 50 o anche 100 anni fa è un libro di Arte Navale che va sfogliato reverenzialmente, studiato e compreso, fino a immedesimarsi nel costruttore e progettista al fine di riportare la barca agli antichi splendori senza stravolgerne l’elegante bellezza…

E mi piace anche sentire il Cantiere come vivaio di nuove giovani leve che si avvicinano con amore e dedizione a questo lavoro, non privo di sacrifici, ma che offre soddisfazioni impagabili. Trasmettere i saperi di quest’antico mestiere è emozionante… vedere i giovani che apprendono con passione è una sensazione impagabile, ed il compito del nostro cantiere è anche questo: la difesa delle tradizioni marinare, poiché solo navigando in un mare di storia si potrà tracciare la rotta giusta per il futuro.
Nino Aprea