giovedì 14 agosto 2014

Il Gattopardo: non è un film, grazie a Eleonora è un progetto Stellaris

Hai visto un uovo di gattuccio? è la domanda che la nostra Eleonora De Sabata ha rivolto ai subacquei a partire dalla primavera del 2012 quando ha lanciato il progetto Stellaris, un “bioblitz” marino, anzi sottomarino – un modo informale e divertente per osservare da vicino cosa vive in mare – dedicato al primo studio mediterraneo sul gattopardo o gattuccio maggiore (Scyliorhinus stellaris). Il progetto è nato quando si è resa conto, sono le sue parole, che “quelle che noi sub chiamavamo uova di gattuccio e che da sempre abbiamo fotografato a una profondità sui 30 metri in realtà sono le uova del gattopardo, una specie di squalo diversa dal più conosciuto gattuccio che invece depone le uova, più piccole, a profondità moto elevate, intorno ai 200 metri, quote inaccessibili per noi.
Ogni fotografo subacqueo che si rispetti sicuramente ha nel suo carnet la fotografia dell’uovo racchiuso in una sacca, quasi un astuccio, semitrasparente, mai nessuno però si è mai posto la domanda: ma cosa sono? Il perché sta nel fatto che dello squalo gattopardo non sappiamo assolutamente nulla, comunque molto poco, e poi degli squali del Mediterraneo a nessuno frega niente.
Men che meno conosciamo le zone dove si riproduce, cosa importante invece da conoscere perché l’unica cosa che sappiamo di questo squalo è che sta scomparendo visto che è diminuito del 99% nelle “retate” scientifiche di campionamento degli ultimi 20 anni che si fanno soprattutto nell’arcipelago toscano perché è l’unica zona peraltro dove è stata registrata la sua cattura.
Gattopardo (foto di Valter Carrus)
Poco si sa della sua biologia, di solito vive tra le rocce fra i 20 e i 60 metri di profondità, passa la giornata nascosto negli anfratti della roccia e soltanto di notte si avventura in cerca di cibo, da buon carnivoro predilige pesci, crostacei, polpi, seppie. Ha la caratteristica di riprodursi molto avanti con gli anni e di generare pochi piccoli, così da renderlo vulnerabile alla pesca intensiva.
Dopo la fecondazione la femmina depone delle grandi uova chiuse nei caratteristici astucci, teche rigide di colore giallastro lunghe 12-15 cm, e le assicura grazie a dei lunghi filamenti alle gorgonie, alle spugne o a qualunque altro supporto in posizione sollevata dal fondo e battuta dalla corrente. I piccoli crescono fino a 10-15cm di lunghezza all’interno dell’uovo nutrendosi del tuorlo e secondo le osservazioni fatte in acquario nascono dopo circa nove mesi.
La mappa delle zone di riproduzione
È nella “Lista Rossa”  delle specie a rischio d’estinzione dalla IUCN, l’Unione per la Conservazione della Natura.  Consapevole dei pericoli che corre questo squaletto maculato come un gattopardo, che raggiunge un metro e mezzo di lunghezza, ho lanciato il mio progetto rivolgendomi soprattutto alle guide e agli istruttori che vengono in contatto con centinaia di sub ogni anno. Ho predisposto delle schede che ho distribuito in giro per la penisola, ho fatto interviste, invitando i sub a trasformarsi in ricercatori e a fotografare le uova  e ciò mi ha permesso di realizzare una prima ed esclusiva mappa delle zone di riproduzione per poi scoprire inconsapevolmente una cosa che la scienza ancora non conosce.”

La prima edizione del bioblitz Stellaris si è svolta nel 2013, il progetto è promosso da MedSharks – di cui abbiamo parlato più volte sul nostro magazine – l’Associazione nata dalla passione di Eleonora De Sabata che fa dieci anni si dedica alla ricerca, divulgazione, sensibilizzazione e conservazione degli squali in Mediterraneo. 
Scheda
Quest’anno subacquei, fotografi, ricercatori e professionisti della subacquea, si sono riuniti ancora più numerosi a Castellammare di Stabia per un week-end di immersioni al servizio della scienza, su una delle secche più spettacolari d’Italia: il Banco di Santa Croce, nel Golfo di Napoli dove il gattuccio maggiore è presente in abbondanza.
È a circa 300 metri a largo della costa popolata da una gran varietà di specie sia animali sia vegetali, che lo rendono tra i più belli del Mar Mediterraneo.
 Va da una profondità minima di 9 metri, dove è situato il cappello principale fino a raggiungere profondità di circa 45, dove si trova una grotta naturale al cui interno è presente una popolazione di Paramuricea Clavata, per poi giungere alla base della secca, circa 60 metri dove è possibile ammirare il famosissimo Corallium rubrum (corallo rosso). “La quantità di uova che si trovano a partire dai trenta metri su questo banco, continua nel suo racconto, è assolutamente stellare, perché il nome scientifico del gattopardo è stellaris…
Così mi si è aperto un mondo per aver trovato il posto ideale per studiare e osservare questa specie sconosciuta. La mia prima immersione sul banco l’ho fatta a settembre 2013.
Ho misurato una zona campione di 16 metri alta 5 dove ho contato 60 di uova, una concentrazione pazzesca. Ho così la prova che su quel banco molto vasto ce ne saranno a migliaia La mamma gattopardo depone il suo uovo in un guscio, una sorta di astuccio corneo che contiene il sacco vitellino fecondato che poi genera lo squalo. Non sappiamo quante uova depone, osservando animali in cattività sembra siano 1 o 2. Nell’acquario di Napoli ci sono tre esemplari che hanno più di 20 anni e le uova si sviluppano in circa 9 mesi però non sappiamo ancora cosa succede in mare aperto. Per questo ho marcato le uova usando dei sagolini colorati e fotografato.
Eleonora De Sabata
All’inizio Il lavoro ha avuto una battuta d’arresto perché qualcuno, pensando si trattasse di un inquinamento, ha tolto tutti i sagolini. Ora invece ogni uova ha il suo cartello identificativo ben evidente con il nome del sub che lo ha individuato. È un lavoro lungo e paziente perché si tratta pur sempre di immersioni impegnative sui 30 40 metri. I sub che hanno identificato e marcato con il nome scelto da loro le uova appena deposte e si sono anche impegnati a seguirle nella fase evolutiva. Soltanto così riusciremo a conoscere la loro attività biologica, quante se ne salveranno dagli attacchi dei naturali predatori, quanti squaletti gattopardo nasceranno ma soprattutto in quanti mesi!

Eleonora De Sabata è il nostro punto di riferimento ogni qualvolta si parli di squali.
È presente nella rete sfruttando tutti i mezzi che questa offre, quindi il suo sito personale, quello della sua associazione, i blog dedicati ai progetti e naturalmente la pagina su Facebbok e Twitter e chissà cos’altro ancora.
Proprio nella “rete’ abbiamo pescato l’ultimissima sua iniziativa: hai visto un uovo di gattuccio?
Delle uove di gattuccio ne abbiamo parlato nel 2012.
A gennaio 2011 per la mostra In nome del tonno  e a marzo per parlare dello squalo bianco che terrorizzava Sharm.
Inoltre ricordiamo i suoi libri per ragazzi Cosa fanno gli squali tutto il giorno nel mare?
Cosa fanno tutti i giorni i pesci sott’acqua?

Il progetto Stellaris inizialmente è stato finanziato da Save Sea Foundation, la fondazione internazionale che si occupa soprattutto di squali.