giovedì 19 settembre 2013

Quando per Francesco Zizola la fotografia è “luce”

Francesco Zizola l’ho incontrato lo scorso mese di marzo al Museo di Roma in Trastevere all’inaugurazione della sua mostra Uno sguardo inadeguato curata dalla moglie Deanna Richardson.
Una selezione di fotografie “forti” realizzate negli ultimi 10 anni in giro per il mondo a testimonianza del suo modo di essere nello stesso momento fotoreporter e giornalista, ma che soprattutto parlano della sua “cultura” fotografica.


In alto: Paola Sema, non vedente, viene incoraggiata dal suo istruttore a esplorare il fondale marino tramite il tatto. Allieva e istruttore sono collegati da un cavo di sicurezza. Paola, Italia, 2010. 

A ds: Roberto Crocco, istruttore subacqueo non vedente, durante un’immersione. Roberto è stato il terzo allievo non vedente a ricevere la qualifica di istruttore subacqueo tramite il Progetto Poseidon, un programma che dal 1998 rende l’esperienza delle immersioni accessibile anche ai non vedenti. Paola, Italia, 2009.  

Per conoscere a fondo Francesco, classe 1962, e scoprire la vastità della sua produzione è sufficiente digitare il suo nome su Google per scoprire decine di pagine a lui dedicate.
Invece l’occasione per noi di parlare di Francesco è raccontare come sia nata la sua passione per il mare che nasce prima di quella per la fotografia.
 “Avevo 11 anni, ricorda, quando passavo le vacanze in una Calabria allora paradisiaca in un mare dalla natura potente da fare invidia ai tropici. Me ne innamorai tanto che appena 14enne decisi di fare un corso di subacquea, presi il mio primo brevetto e diventai la mascotte del centro seguendo come un cagnolino gli istruttori. L’interesse per la fotografia, continua, invece nasce seguendo un corso extra programma lungo i tre anni delle medie: cinema, fotografia, giornalismo e sociologia. Ricordo ancora come ci raccontavano il cinema del neorealismo italiano. In quei tra anni si alternarono a spiegarci la storia del cinema registi del calibro di Gillo Pontecorvo, Mino Monicelli, Ettore Scola, attori come Gasmann, Bellocchio, insomma bei nomi e bei film raccontati dai protagonisti ma soprattutto ci spiegavano come nasceva questo flusso di immagini e quale era il suo linguaggio.

A sn: L’allora presidente Mohamed Nasheed (a destra della bandiera) si allontana dal luogo dove si è tenuto il primo consiglio dei ministri subacqueo al mondo. L’evento ha avuto lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale rispetto al rischio di inabissamento che le Maldive corrono a causa dell’innalzamento dei mari dovuto al surriscaldamento globale. Isola di Girifushi, Maldive, 2009. 






A sn: Malé, capitale delle Maldive, si trova a un solo metro sopra il livello del mare e possiede una delle maggiori densità abitative al mondo. Maldive, 2009
 
Ci affidarono anche la realizzazione di un documentario sulla vita e la morte dell’anarchico Pinelli sotto la supervisione di Scola.
Mi ricordo come se fosse ora l’emozione che provai quando in camera oscura stampai la mia prima fotografia. Il soggetto era una fontanella, il “nasone”. Forse in quel momento capii che avrei avuto a che fare con questo “linguaggio”, anche se non potevo certo immaginare che si sarebbe trasformato in un lavoro. Negli anni ’70 seguivo come fotoamatore le cose che mi circondavano, poi mi iscrissi alla facoltà di antropologia continuando a usare la fotografia per mio godimento personale.  Quando la fotografia diventò così importante da convincermi a provare qualunque strada, non potendomi permettere una scuola, decisi di mettermi a lavorare per pagarmi dei corsi di tecnica. Inizia così il mio percorso di fotografo che mi fa dimenticare la mia prima passione, il mare, che però recupero sette anni fa quando quando mi capitò fi fare un’immersione a meno 24 alla Secchitella di Linosa. Da quel momento decisi di tornare ad andare sott’acqua, così non ho più smesso di fare immersioni prendendo nello stesso tempo tutti  brevetti necessari per la mia sicurezza compreso quello per usare il Rebreather.”
A sn: Due bambini camminano su ciò che un tempo era il fondale del Mare di Aral, ormai ridotto a un decimo della sua originale estensione. Sullo sfondo sono visibili le carcasse di imbarcazioni un tempo ormeggiate lungo la costa. Il prosciugamento del bacino ha provocato danni irreversibili all’ambiente, all’agricoltura e alla salute degli abitanti della zona. Mare di Aral, Uzbekistan, 1997.

 Il suo primo reportage legato al tema mare è del 1997, quello che realizzato per documentare la catastrofe ambientale del Mare D’Aral, (il più grande lago salato del mondo ridotto a una pozza d’acqua per far posto a una delle più grandi aree di produzione di cotone) che ha avuto una notevole diffusione nel mondo e ha ottenuto diversi riconoscimenti internazionali. “Feci la proposta, racconta Francesco, a Giovanna Calvenzi, Photo Editor di Specchio, il supplemento settimanale del quotidiano La Stampa, che mi anticiparono le spese del viaggio.  Per me è stato un grande investimento che continua ancora oggi a dare i suoi frutti, quelle fotografie continuo a utilizzarle per mostre e libri e a venderle in tutto il mondo. Per il National Geographic Italia nel 2010 proposi e realizzai una storia su una OnLus che si occupa di iniziative sociali, il Gruppo Subacqueo Paolano, e ho seguito un loro campo estivo dove formano istruttori diversamente abili con la vista e gli insegnano ad andare sott’acqua con le bombole e a muoversi con zero visibilità.

A ds:  Nel cortile di una scuola per bambini colpiti da gravi malformazioni, spesso conseguenza degli alti livelli di inquinamento. Mare d’Aral, Khodjely City, Uzbekistan, 1997


Un terzo servizio a tema mare riguarda Le Maldive che ho realizzato in due tappe. Il primo, nel 2007, riguardava la dittatura che vige in quel paese mussulmano, dove riesco a incontrare un leader dell’opposizione in clandestinità e i famigliari di prigionieri vittime di torture. Fu pubblicato per primo sul mensile tedesco Mare e successivamente fece il giro del mondo. Dopo tre anni il leader dell’opposizione diventa presidente tra le varie cose che promuove si occupa di promozione dell’ambiente, visto che Le Maldive rischiano di finire sott’acqua come conseguenza del riscaldamento globale.
A sn: Mare d’Aral, 1997

Proprio in quel momento la Noor, l’agenzia che ho co-fondato, lavorava a un progetto inchiesta dal nome consequences (conseguenze dei cambiamenti climatici) e ognuno dei dieci fotoreporter se ne va in giro per il mondo a fotografare un aspetto di queste conseguenze. Così decido di tornare alle Maldive dove, tra le altre, scatto quella famosa fotografia della riunione sott’acqua del Consiglio del Ministri maldiviani che ha fatto il giro del mondo e non so più calcolare quante volte sia stata pubblicata. Ora invece mi sto dedicando a un altro grande progetto inchiesta, il tema è il cibo e in particolare al grande problema dello sfruttamento delle risorse ittiche.”
La carriera di Francesco con il suo impegno etico è un percorso molto complesso al quale si è dedicato completamente portandolo in giro per il mondo raccontando storie spesso rimaste ai margini della notizia ricevendo numerosi riconoscimenti, tra cui nove World Press Photo e quattro Picture of the Year International. Ha pubblicato sette libri, il più recente Uno sguardo inadeguato ha il titolo della sua mostra organizzata a Roma.
Sicuramente la pietra più importante che ha posato quasi a coronamento della sua carriera è quando nel 2007 insieme a dieci colleghi di sette diversi paesi (Francesco è l’unico italiano), fonda l’agenzia NOOR – che vuol dire luce in arabo –, la cui sede è ad Amsterdam.
Noor: foto di gruppo
È una fondazione senza fini di lucro, il suo obiettivo è produrre con i suoi dieci fotografi tra i più esperti e accreditati oggi nel mondo indagini documentarie indipendenti capaci di ‘far luce’ su questioni sociali, ambientali o umanitarie spesso ignorate dai media, per contribuire a una migliore comprensione del mondo e stimolare un possibile cambiamento. L’agenzia coniuga il talento e la visione di dieci fotografi, di diversa nazionalità, tra i più esperti e accreditati oggi nel mondo.
Ma se Noor è la pietra, 10B Photography è il mattone su cui si fonda tutto l’essere Zizola. Si tratta di un centro polifunzionale unico nel suo genere piazzato nel cuore della vecchia Garbatella, storico quartiere romano.  Seicentocinquanta metri quadrati interamente dedicati alla fotografia professionale e alla comunicazione visuale, con particolare attenzione alla fotografia d’autore, all’attività di galleria (cura, consulenza e produzione di mostre fotografiche). Ma la sua caratteristica più importante è l’essere un luogo in cui è possibile incontrarsi, scambiare e condividere esperienze, creando così non solo tecnica ma anche cultura fotografica.
Se vi sembra poco…

Maurizio Bizziccari

P.S. 10 B è semplicemente il numero civico di via San Lorenzo da Brindisi, sede del centro

la foto di gruppo di NOOR è di © Pep Bonet/NOOR
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