martedì 6 agosto 2013

Roma Abbraccia Cartagine, pagaiando pagaiando…

Pagaiando con i delfini…
Gianni Montagner, il canoista dalla braccia simil-acciao, fondatore e animatore dell’Associazione Tulku Canoa Roma ci stupisce ancora. Su Facebook ha un migialio di amici che seguono le sue avventure.
Nel 2012 si è fatto qualcosa come 470 miglia per approdare a Malta. Il resoconto lo trovate sul nostro maremagazine
Esattamente un anno dopo ha ideato Roma Abbraccia Cartagine. Una cavalcata di 400 miglia in 14 giorni partendo da Ostia con tappe a Ponza, Ustica, San Vito Lo Capo, Marettimo e Capo Bon. La tappa più affascinante è stata quella che da Ponza li ha portati a Ustica con una navigazione di 25 ore in notturna con la luna piena.
Manovra di trasbordo
La canoa è una biposto di tipo polinesiano con il bilanciere, costruita appositamente per questo tour e l’hanno chiamata Colosseum. È lunga sette metri e mezzo, dotata di due tappi per l’auto svuotamento dell’acqua che imbarca. È in fibra di carbonio, robusta e leggera, le pagaie, lunghe 125 centimetri, sono costruite con sette diversi tipi di legno per assicurare nello stesso tempo leggerezza, rigidità e robustezza. Vale poco meno di cinquemila euro.
Il team è di quattro persone; unica donna la fìsioterapista romana, cinquant’anni, Elisabetta, Betty, Bastianelli; il collega tecnico radiologo di 51 anni Marco Pompei e il più giovane, Roberto Lupini di 43 anni che di mestiere fa il tecnico in un cantiere navale e vive ad Ancona.
Naturalmente nella traversata sono seguiti da una barca appoggio. In questo caso hanno noleggiato un 42 piedi a vela costato circa 5mila euro. I turni di voga sono di due ore e l’operazione di trasbordo avviene con la barca ferma appoggiandosi, come è ben descritto nella fotografa, ad un gommone al traino della barca. Le difficoltà sorgono con il mare mosso.
La colazione è servita
I pasti li consumano a bordo seguendo una dieta messa punto dal medico sportivo romano Lucio Tartaglini.
L’unico, ma enorme difetto, è la totale assenza di comunicazione. Quasi nessuno sa dello loro avventure. La cosa più incredibile che entrando nel porto di Cartagine nessuno poteva immaginare che fossero arrivati in canoa! Hanno dovuto faticare, e non poco, per spiegare ai doganieri e all’autorità portuale il senso della loro traversata che hanno chiamato Roma Abbraccia Cartagine. Insomma arrivati come normalissimi turisti, senza alcun clamore o particolare accoglienza, il giorno stesso hanno imbarcato la canoa sulla barca appoggio e se ne son tornati a Roma in aereo.
E Gianni, con la sua semplicità, ha spiegato: “Il fine ultimo della traversata è il viaggio in sé, il navigare antico e la nostra smisurata passione…”
Certo però, aggiungo io, se il prossimo anno, per la prossima avventura di chissà quante miglia, mettessero in preventivo qualche euro da spendere in comunicazione, magari salterebbe fuori anche uno sponsor.
Gianni e Roberto