giovedì 11 luglio 2013

Mesoplodonte, zifio, balenottere, stenelle, tursiopi, straordinari incontri ravvicinati nel mare della Sardegna

Delfino mesoplodonte 
Ancora lui. Il fotografo, pittore e scrittore istriano di nascita ma sardo di adozione, che non finisce di meravigliarci. 
È l’eclettico Paolo Curto. Nella sua veste di autore del romanzo I portali del tempo non più di in anno fa lo abbiamo presentato nella nostra libreria, a intervistarlo, oltre a Giulia, c’era il grande Folco Quilici.
Subito dopo l’abbiamo avuto in veste di pittore di mare organizzando una mostra dei suoi quadri. Nell’occasione scrivemmo: “Tutto ciò che è acqua, mare, trasparenze, pesci, onde e riflessi marini lo coinvolge. Dategli una conchiglia, un’onda o un mare intero e lui lo interpreterà coinvolgendovi completamente nella sua espressione artistica: un quadro.”
Oggi invece l’ospitiamo come fotoreporter del mare con il suo racconto di una forma di turismo sostenibile poco diffusa in Italia, il whale watching, al largo della costa nord-orientale della Sardegna, fra le venti e le trenta miglia fuori Caprera. 
Queste particolari escursioni in mare aperto di avvistamento cetacei lungo il fiordo situato fra la Costa Smeralda e Baja Sardinia, sono organizzate da Corrado Azzali, il titolare dell’Orso Diving di Poltu Quatu. Ecco il resoconto della sua escursione:

Quella mattina di fine maggio è stata sorprendentemente fortunata: abbiamo visto un rarissimo esemplare di delfino mesoplodonte tra i 4 e i 6 metri di lunghezza, il primo avvistamento di un esemplare vivo per le acque italiane e io sono riuscito a fotografarlo. La scoperta è avvenuta nell’ambito del progetto di ricerca in corso dal 2009 ‘Cetacei pelagici dei mari della Sardegna: una biorisorsa prioritaria’ del Dipartimento di Scienze della Natura e del Territorio (DIPNET) dell’Università di Sassari. 
Stenelle in primo piano, balenottera sullo sfondo
Finora gli studiosi del DIPNET erano soliti incontrare il pur raro zifio (Ziphius cavirostris), un grosso delfino elusivo e molto localizzato, conosciuto comunemente come “balene dal becco” (beaked whales) per la tipica forma del muso. Sono tra i cetacei meno conosciuti e vengono considerati “specie criptiche”, al punto che alcuni di essi non sono mai stati osservati vivi, ma studiati esclusivamente sulla base di esemplari spiaggiati. Il mesoplodonte appartiene a questa famiglia di odontoceti (cetacei con denti). Rispetto ai pur elusivi zifi, i misteriosi mesoplodonti hanno dimensioni simili (4-6m) si distinguono per il rostro più lungo e due soli denti presenti ai margini laterali della mandibola, a parte rare eccezioni. Alcune specie vivono in Atlantico, prediligendo acque fredde.  I ricercatori hanno così potuto raccogliere dati su un evento rarissimo, dal momento che le segnalazioni ufficiali di mesoplodonte nella storia del Mediterraneo sono 4, di cui 3 ascrivibili ad esemplari morti nel corso di eventi di spiaggiamento. In poche ore abbiamo avvistato anche sei balenottere, due mante, diverse tartarughe, parecchi pesci luna e centinaia di delfini. Tutta questa inaspettata ricchezza di fauna in mare aperto, mi ha piacevolmente sorpreso ed entusiasmato. 
Balenottera
L’area più promettente per questi incontri segue la batimetrica dei 6-800 metri e si sviluppa in canyon lunghi parecchi chilometri e che raggiungono i mille metri di profondità. Praticamente si naviga per tutta la giornata (dalle 10 di mattina fino alle 5 del pomeriggio) a bassa velocità fra l’Arcipelago della Maddalena e le Bocche di Bonifacio, sempre molto al largo, tanto che la terra non si vede quasi mai. Questa straordinaria esperienza è alla portata di tutti, anche dei bambini, basta prenotarsi in tempo. Il prezzo dell’escursione, effettuabile solo in giornate di mare assolutamente calmo, verrebbe rimborsato nel malaugurato caso che non si incontrassero cetacei. Ma finora, nelle venti o trenta uscite che si riescono ad effettuare da maggio a ottobre, non è mai successo. Certo, nulla è garantito in mare: ci sono giornate eccezionali in cui si riesce a vedere di tutto ed altre più fiacche dove gli avvistamenti sono avari e i cetacei timidi. Però ne vale sempre la pena e, comunque, l’incontro ravvicinato con i delfini c’è sempre. È compresa anche una sosta per il pranzo. In questo caso, l’imbarcazione si ferma e ci si può anche rinfrescare con un salutare bagno nel blu profondo. Il mare, spesso uno specchio, lascia intravvedere i cetacei e gli altri pesci fino a profondità notevoli. 
Zifio
Luca Bittau, un biologo marino, spesso esce con i turisti e spiega loro che cosa potranno incontrare e, quando questo avviene, si dilunga in dettagliate descrizioni. In queste occasioni, imbarcati insieme ai villeggianti, c’è sempre qualche studente che fa parte dello staff di ricerca del professore e che ne approfitta per documentare gli avvistamenti.Insomma, chiunque ha l’occasione di fare un’esperienza davvero eccitante, degna di mari più ricchi del nostro, che potrebbe rendere assai più stimolante la solita vacanza estiva. Fra i cetacei si possono dunque incontrare la balenottera comune (Balaenoptera physalus), lunga più di quindici metri, che si fa vedere spesso in coppia, e che prima di riemergere fa aspettare qualche volta anche venti minuti, durante i quali tutti si divertono a scrutare l’acqua per essere i primi a scorgere il soffio.Durante un’escursione, sono stati sorpresi ben sette capodogli (Physeter macrocephalus), compreso un piccolo, che se ne stavano tranquilli in superficie, al punto che diversi turisti, indossate maschere e pinne (a bordo sono sempre a disposizione) si sono immersi senza timore ad osservarli sott’acqua. Diverse specie di delfini incrociano in questi mari, come il rarissimo, nonostante il nome, delfino comune (Delphinus delphis) e i tursiopi. Ma i più simpatici e giocherelloni sono le stenelle striate (Stenella coeruleoalba), che in branchi numerosi, anche di centinaia di esemplari, come vedono la barca, le si fanno incontro e si mettono a gareggiare con essa e a fare salti spettacolari. 
Tursiope
A volte, se ci sono i cuccioli, si comportano con più timidezza. Ma sono sempre un bell’incontro.Anche i grampi (Grampus grisou) sono cetacei socievoli e si lasciano volentieri avvicinare, mentre il globicefalo (Globicephalus melas) è in genere più riservato. Non mancano le specie pelagiche come la tartaruga marina comune (Caretta caretta), il timido pesce luna (Mola mola), la manta mediterranea, col caratteristico collare scuro dietro le “corna”, il tonno rosso (Thunnus thynnus) e qualche volta la verdesca (Prionace glauca), affusolato squalo d’alto mare.È dal 2009 che il DIPNET ha formato un gruppo di ricerca (Renata Manconi, responsabile scientifico, e Luca Bittau, coordinatore della ricerca) col compito di monitorare la presenza nelle acque sarde di cetacei e pesci pelagici. È importante al riguardo la raccolta di dati foto-identificativi, per cui, da particolari segni sul dorso e sulle pinne, si può riconoscere un esemplare avvistato altrove o anche in zona.        Dall’esperienza triennale emerge che questo tratto di mare, nella Sardegna nord-orientale, è uno dei più frequentati dai cetacei, di tutto il Mediterraneo. 
Manta
L’area di studio pelagica, oggetto della ricerca, è inoltre candidata a diventare una ASPIM di mare aperto (Area Specialmente Protetta di Importanza Mediterranea) ed inclusa nella recente ZPE (Zona di Protezione Ecologica) recentemente istituita con D.P.R. del 27 ottobre 2011, n. 209, che ha tra gli obiettivi primari la protezione della biodiversità e degli ecosistemi marini, con particolare riferimento alla protezione dei mammiferi marini.
Stenelle
Il progetto nato in collaborazione del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena e il Parco Marino Internazionale delle Bocche di Bonifacio ha lo scopo di:
(a) studio della diversità, presenza, abbondanza e uso dell’habitat da parte dei cetacei pelagici in un’area off shore al largo della costa nord orientale della Sardegna dove sono presenti canyon e rilievi sommersi, ritenuta essere un hot spot di cetacei;
(b) studio delle Bocche di Bonifacio e delle aree contigue per verificare se costituiscono zona di transito di cetacei pelagici durante i loro spostamenti attraverso il Mar Mediterraneo
 o eventuale area di alimentazione nel tardo inverno-primavera;
(c) studio delle relazioni tra le caratteristiche fisio-oceanografiche (clorofilla, correnti e batimetria) e la presenza e distribuzione di cetacei; 
(d) focalizzazione su specie di cetacei rare ed elusive, quale Ziphius cavirostris, della quale l’area pelagica, oggetto di studio, è ritenuta essere un habitat favorevole;
(e) contributo per la realizzazione di piani futuri di gestione e conservazione dei cetacei pelagici e delle aree d'interesse per gli stessi, anche in relazione alle minacce e ai disturbi antropici presenti.
Tali attività, in ultima analisi, sono mirate sia alla conservazione e protezione dell’habitat (proposta di riserva off shore) sia dello sviluppo di un turismo sostenibile e del suo indotto. 
Caretta caretta

Le opportunità di studio e formazione in corso hanno consentito ai giovani del gruppo di ricerca di acquisire capacità e conoscenze spendibili sia nel campo del monitoraggio dei mammiferi marini, che nel settore applicativo del whale watching, attività che nel mondo ha un notevole valore economico e che può svolgere un ruolo di volano per lo sviluppo di attività mirate sia alla conservazione e protezione dell’habitat marino che alla promozione del turismo sostenibile e del suo indotto.
Testo e fotografie (eccezionali) di Paolo Curto


Per chi voglia approfondire l’argomento
Dipartimento di scienze della natura e del territorio, Università di Sassari
Via Muroni, 25 – 07100 Sassari (Italy) tel. 0039079228629 
renata.manconi@uniss.it; lukebit@inwind.it