domenica 25 novembre 2012

È nato un nuovo partito, Unione Mediterranea, ma i media lo ignorano

L’Assemblea vota Unione Mediterranea
Questa di cui parlo è una non notizia.
Eccola! Ieri sera, 24 novembre, a Napoli è nato un nuovo movimento politico si chiama Unione Mediterranea, il nome è stato scelto, tra un centinaio di proposte, da parte dell’Assemblea fondativa che riempiva una sala del Centro Congressi della Stazione Marittima, con oltre seicento partecipanti oltre alle migliaia che la seguivano in diretta nel web. Hanno votato la Carta dei principi e un Coordinamento che dovrà preparare il congresso costitutivo il prossimo gennaio, presieduto da Marco Esposito, assessore alle attività produttive del Comune di Napoli che ha ottenuto il maggior numero di preferenze. Perché è una non notizia? Semplice, perché è stata tenuta nascosta: a parte la cronaca napoletana de Il Mattino e del Corriere del Mezzogiorno, questa mattina nessuno, né quotidiano nazionale, né telegiornale ne ha parlato.
Pino Aprile e Marco Esposito
Eppure il tema è forte! Non è una cosa da niente, è nato un nuovo partito che si propone, come è scritto nella sua Carta dei Principi, di raccogliere sotto una unica bandiera tutte le anime meridionaliste purché non violente, non razziste e non mafiose, quindi l’obiettivo è chiaro: il riscatto del Mezzogiorno. E lo persegue perché ama la politica nel suo senso alto, nel governo della Polis. Inoltre non sopporta il politicante che punta all’arricchimento personale o del suo clan. Perché Unione Mediterranea? Perché, è spiegato al punto 4, è un movimento senza un rigido confine geografico d’azione. La cultura mediterranea fatta di amore per la vita, rispetto per l’altro, accoglienza, millenaria creatività e innovazione nel pensiero e nel fare, grande tradizione di condivisione va rafforzata in Italia come in Europa. Nel penultimo dei dieci punti si spiega anche che l’unione si propone di prendere parte alle competizioni elettorali ogni volta che sia ritenuto utile presentando liste se possibile in autonomia… non escludendo intese anche tecniche…
E la prossima primavera si vota. A buon intenditor poche parole!
La registrazione dei partecipanti
Di quello che stava bollendo in questa grande “pentola” meridionalista l’abbiamo capito quando non più di nove mesi fa, esattamente il 27 marzo, Pino Aprile, districandosi tra le mille richieste, ha trovato lo spazio, consolidando la nostra amicizia, di venire in libreria per parlarci dei suoi libri, Terroni e Giù al Sud. Libri con un grandissimo e incredibile successo di vendite, che i più considerano “scatenanti” di quanto è successo a Napoli. “Mai ho viaggiato a Sud, ci disse in quell’occasione, come in questi ultimi due, tre anni, e ogni volta mi sorprendo a fare il conto di quanto ne so e di quanto si possa percepire di intenso e profondo senza riuscire a cogliere l'insieme. Ho pensato che fosse più onesto raccontare le tappe del mio viaggio, senza ricorrere ad artifici che le facessero diventare parte di una narrazione unica. Ma questo paesaggio narrativo comunque parla, e sapere di noi, chiunque noi siamo, ovunque siamo, è opera collettiva.”

Pino l’ho chiamato questa mattina al telefono e a bruciapelo gli ho chiesto se sentiva sulle sue spalle il peso e la responsabilità di essere stato il catalizzatore della nascita di questo straordinario movimento. “Dicono di sì, mi risponde, io però, anche se ne sono lusingato, penso un’altra cosa, ovvero tutto ciò esisteva, era la paglia, mancava il cerino perché Terroni e Giù al Sud sono stati il cerino che ha rivelato l’esistenza della paglia che ha preso fuoco; tutto questo c’era già, questo ha fatto scoprire reciprocamente fra di loro, associazioni, movimenti politici, che diciamo quasi per forza di gravità stavano confluendo tutti nella stessa direzione. Avrebbe potuto succedere anche con qualcos’altro, per esempio con un film o con una canzone come Brigante se more di Eugenio Bennato scritta nel 1979, che è diventato un inno del Sud.”
Qualcuno ti paragona a Grillo e al suo movimento, chiedo ancora. “No e per una semplicissima ragione: questi movimenti, che si sono riuniti nell’Unione hanno un passato, un progetto, persino troppi, infatti il più grande problema da risolvere è stato di farli confluire in uno solo. Tutti, sia pure a volte in maniera velleitaria tipica dei piccoli movimenti hanno già programmato rivoluzioni evidentemente fuori dalla loro portata per via delle dimensioni, ma sono a tutti gli effetti degli strumenti politici e hanno una cosa che li unisce, la determinazione, la voglia, il bisogno l’aspirazione perché cessi la “minorità” meridionale, anche fisica penso con questo alle strade, agli aereoporti, alle ferrovie, alle infrastrutture. Siccome sono decine, non faccio nomi, però ne cito uno per tutti, quello che dette la stura anni fa al tutto, ovvero il Partito del Sud fondato da Antonio Ciano, e ce ne sono tatti altri. 
Alcuni hanno una mission chiaramente politica, cioè vogliono fare politica per prendere il potere e fare le cose, altre per esempio, sono associazioni che si pongono soltanto fini di carattere culturale come ad esempio l’Associazione dei Neo Borbonici che non hanno mai partecipato au una elezione politica o amministrativa, nessuno si è mai candidato, pensano che prima sia necessario il recupero, la consapevolezza di storia, di verità condivisa, e poi volendo chi può fa politica. Pertanto tra loro hai qualcuno, pochissimi, che veramente vorrebbe il ritorno al regno delle Due Sicilie, la quasi totalità vuole che questa discriminazione del Sud proprio in senso storico concettuale cessasse. Sono molto attivi nelle loro ricerca di verità ma non si occupano di politica.”
Ce la faranno a costituire un vero partito per partecipare alle prossime politiche?
Non lo so, la vedo difficile, se non altro potranno dare indicazioni politiche. Ma sono soltanto mie supposizioni. Però c’è la reale possibilità che il Movimento inizi a essere preso sul serio, perché ormai la grande politica si è accorta che questo movimento porta tanti voti. Ma devono stare attenti, perché fanno richieste precise e non regalano niente, cioè ‘o tu ti impegni per questo o se no vai al diavolo, non o prendi i nostri voti’. Questo lo hanno già capito Emiliano il sindaco di Bari e quello di Napoli (De Magistris ha preso la parola in chiusura dell’assemblea),  mentre dall’altra parte Lombardo, Micchichè, Poli Bortone, non hanno voluto partecipare, anche se si fossero presentati nessuno li avrebbe cacciati. Secondo me hanno fatto un errore a non partecipare. Alleanze elettorali? 
Marco Esposito
È presto per dirlo. C’è da dire che una volta tanto il centro sinistra non è arrivato tardi, perché su questi temi sono stati sempre più svelti quelli di destra. Una volta tanto questa assenza del centro destra mi fa pensare che abbiano perso un’occasione e che invece l’abbiano colta dal centro sinistra.
Infine chiedo, se intende partecipare attivamente. “No, assolutamente, sono un osservatore molto attento e interessato sì. Se un giornalista, e io lo sono, partecipa, diventerebbe di parte, lo dice la parola stessa e non voglio perdere, partecipando, la mia libertà di critica.
E poi a proposito della ‘non notizia’ mi piace ricordare ciò che disse Mahatma Gandhi:
Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.”

Maurizio Bizziccari