domenica 14 ottobre 2012

Immersioni magiche a Porto Santo

Per prepararsi ad affrontare le 2.700 miglia nautiche della ventiseiesima edizione dell’Atlantic Rally for Cruisers (ARC) che a fine novembre prende il via al largo di Las Palmas de Gran Canaria per approdare nei Caraibi e Rodney Bay, Saint Lucia, cosa c’è di meglio che allenarsi facendo una puntatina a Madeira, o se preferite Madera, quel piccolo arcipelago portoghese in Atlantico qualche centinaio di chilometri a nord ovest della costa africana?
È quello che hanno pensato due siciliani, lo skipper di lungo corso e ingegnere ambientale Fulvio Croce e la sua compagna giornalista Maria Laura Crescimanno, che ci ha inviato questo piccolo diario. Così a bordo di Bulbo Matto, un Jeanneau Sun Fast 43 veloce e ben armato, equipaggiato con pannelli solari e dissalatore, tanto per non farsi mancare nulla, hanno gettato l’ancora al largo di Porto Santo, una delle due isole maggiori dell’arcipelago.
“Non è un storia facile a cui credere, scrive Maria Laura, se non ci si trova direttamente coinvolti. Quando, in una pausa di navigazione verso le Canarie, durante il nostro programma di navigazione e di esplorazione che abbiamo chiamato Archeosailing, arriviamo a Porto Santo, isoletta dall’aspetto arido e desertico a sole 25 miglia nord dalla più grande e verde Madeira, ci facciamo subito coinvolgere nell’avventura: l’immersione più ricercata dell’isola sul relitto Madeirense. Un relitto di una nave cargo lungo 70 metri  appositamente  affondato dodici anni addietro per creare rifugio alla fauna stanziale della costa sud est di Porto Santo, all’interno di un’area marina protetta. Due cime sono la guida per i sub che possono sostare  spostarsi in tutta sicurezza senza entrare tra le lamiere tra i 23 ed i 28 metri.


L’occasione è data dall’incontro con Josè, istruttore subacqueo e di sua moglie Joana che gestiscono il diving Porto Santo Sub, punto di riferimento da dieci anni ormai per la clientela soprattutto fatta di inglesi e tedeschi attratti dalla bellezza delle spiagge, una e lunga 9 chilometri che culmina nella stupenda baia della Caletha, ma anche dall’abbondanza del pesce sui fondali del versante sud del parco marino. L’Atlantico in questo angolo remoto ad oltre 600 miglia dalle coste del Marocco, regala lunghi mesi di mare abbastanza tranquillo e di ottima visibiltà da giugno a dicembre. Non può dirsi lo stesso per i fondali di Madeira, più batttuta dai venti e dalle correnti. A settembre, quando ci siamo immersi, la temperatura dell’acqua è invitante e la visibilità impeccabile, 30 metri nel blu turchese. Il relitto è ormai la casa sicura di decine di grosse cernie brune, bianche, di branchi di ricciole, tonni, barracuda e nuvole di altri  pesci. Ma la vera regina su questi fondali e una vecchia cernia di circa trenta chili.
Joana (nella foto a sn.) le ha dato il nome di “cernia dalle grandi labbra” e quasi ogni giorno, nella prima immersione la ritrova e si sofferma a scambiarsi occhiate e carezze. Istruttrice di reiki, sta provando con la dolce pressione delle mani sulle guance del grosso animale una nuova forma di comunicazione. Dopo anni di questi silenziosi incontri, Joana si è convinta che la cernia riesca a riconoscerla e si senta perfettamente tranquilla in sua presenza tra subacquei e fotografi. Sembra davvero aspettarla e quasi gradire la presenza umana! Una vera star.
Dopo due o tre giorni di immersione a Porto Santo, consigliano gli istruttori del diving, si aggiungono le meravigliose giornate di snorkeling: la magia delle grandi cernie brune amiche dell’uomo rimane dentro per giorni. Di pomeriggio ancora un tuffo sulle scogliere colorate della riserva marina di Porto Santo per ammirare pesci pappagallo, pietra, grossi granchi ormai rari in Mediterraneo, e perfino mante. Poi le passeggiate lungo le dune della spiaggia che arriva sino alla punta di Caletha.
Di fronte alla roccia lavica nera, quasi minacciosa e lavorata dal vento frange l’onda attorno agli scogli dell’isola bassa, che è parte del parco marino di Madeira. Comprende anche le isole Desertas e Selvagens, quest’ultima oltre 200 miglia a sud di Madeira, sulla rotta per le isole Canarie. Solo i navigatori oceanici hanno la fortuna di apprezzarne la rara bellezza.
Sull’isola, a parte la piazza centrale con il municipio e il museo con la casa di Cristoforo Colombo, non resta altro da fare che rilassarsi. Piccola ed arida, abbandonata dagli agricoltori che secoli fa sfruttavano le terrazze attorno alla punta del Castillo per coltivare grano e vite, non sembra esserci altro motivo per restare sull’isola. Gli alberghi sono piuttosto familiari, tranne l’unico resort di lusso frequentato da inglesi ed americani, il Pestana, ed un solitario eco lodge sulla costa nord sotto la punta del Castillo.
Se l’aspetto in estate è davvero desolato per la siccità e l’erosione di questo lembo vulcanico in mezzo all’oceano, un piccolo miracolo dovuto al microclima avviene in primavera, quando le colline sopra al paesino abitato da circa 5000 pescatori si coprono di una lieve coltre di verde e fiori di tutti i colori si fanno spazio tra le rocce. E davvero un altra Porto Santo.”

le foto sub sono di  Alcide Correia

Come arrivarci: Porto Santo è collegata a Madeira da un traghetto quotidiano, il Lobo de Mar, e da tre voli giornalieri di appena 15 minuti della compagnia di bandiera portoghese
Milano e Roma sono collegate a Madeira via Lisbona o Porto con voli low cost Easyjet e Transavi