domenica 21 ottobre 2012

Andar per Isole nel mare Egeo: Folegandros e Milos

Andar per Isole.
Diario, riflessioni, indicazioni utili e consigli
di Roberto Soldatini, un navigatore solitario in Egeo
VII parte: Folegandros e Milos

Partendo da Santorini viene un po’ di malinconia, ma riprendere il mare dopo qualche giorno di terra ferma è sempre emozionante, ed è diventata per me quasi una necessità, come se fosse in grado il mare  di purificare, alleggerire, liberare la mia anima. 

A sn. Il cielo nella piazzetta della chora di Folegandros è coperto dagli alberi, ma qualcosa attira la mia attenzione: un buco tra il fitto fogliame incornicia alla perfezione una chiesa bianca illuminata sul pendio della montagna, il monastero di Panagia.
A volte, quando sto troppo tempo fermo a terra sento come se mi si seccassero le branchie... 
Dodici nodi di vento al lasco fanno planare dolcemente Denecia a una velocità di sei nodi e mezzo fino alla prossima isola, distante trenta miglia, un dolce navigare, calmo e rilassato, un piacevole intermezzo nella grande opera, Il Meltemi... 
Chissà, magari un giorno la scriverò su questo vento: pensate da quanto tempo soffia qui, quante vele ha spinto nella storia, quelle degli Argonauti, quelle di Ulisse, quanti navigatori l’hanno maledetto, quanti ne apprezzano la costanza e la potenza, come me. 
A ds.Seduto al tavolino di un caffè della chora di Folegandros sento arrivare della musica tradizionale greca: un violino e un bouzouki suonati camminando precedono il corteo degli sposi, il gestore del caffè spegne subito la musica perché non vada a sovrapporsi con quella del matrimonio. Sensibilità greca! Poi l’atmosfera tranquilla della pizzetta si trasforma in un’ allegra festa.
All’arrivo in porto un’amara sorpresa: i posti sopravvento sono tutti occupati da barche da lavoro, e quelli riservati alle barche a vela essendo esposti a sud, da dove tira il vento oggi, non sono praticabili. Girando la barca per uscire dal porto e andare al Vathi trovo subito mare contro, vado a rimettere il fermo all’ancora, ma nel momento che la prua s’infila in un’onda si sgancia la catena dal barbotin, l’ancora picchia due volte sulla prua e poi la punta si conficca nella vetroresina bucandola... 

A sn. Il porto di Folegandros ha solo un piccolo molo, la cui parte più sicura è destinata alla barche da lavoro, pesca e turismo, l’altro lato con vento e risacca può trasformarsi in un incubo.
Con non poca difficoltà la estraggo e rimane un bel buco... Levo subito la prua dall’onda, torno indietro e infischiandomene delle indicazioni del port police ormeggio all’inglese in terza fila affianco a una delle barche da lavoro, una di quelle che porta i turisti in giro per le spiagge, domani mattina dovrò spostarmi ma almeno questa notte starò tranquillo. Appena fermo scopro che l’ancora non ha provocato una falla come temevo, bensì si era andata ad incastrare nell’ombrinale per lo svuotamento del gavone del verricello!... Penso sia davvero un caso più unico che raro! E io mi sento un po’ stupido... Suggestionato dai libri in cui avevo letto dell’ancora che aveva sfondato lo scafo causando l’affondamento di alcune imbarcazioni, non vedendo bene la prua perché si immergeva nelle onde, mi ero già preparato al naufragio, o quanto meno al disagio di dovere trovare un luogo dove effettuare la riparazione. In barca non ci si annoia mai, il cervello, i muscoli sono sempre in allenamento e navigando in solitario ogni manovra è una sfida, nell’organizzare ogni singola operazione da solo, il cui successo è sempre una lieta e piacevole conclusione.

A ds. Klima, il villaggio dei pescatori di Milos: molto curato, con i suoi colori vivaci, mantiene prevalentemente la sua destinazione d’uso originaria.

Pensavo di rimanere solo una notte, pensavo la chora vista di notte sarebbe rimasta come un sogno che si sarebbe dissolto all’alba, dovendo ripartire perché il porto non è ben protetto, invece il vento è calato, ha girato di nuovo, contrariamente alle previsioni, e i posti riservati alle barche a vela sono di nuovo agibili, infatti si riempiono in poco tempo. Come ho già scritto, le chora delle isole greche, benché accomunate da alcuni tratti, come il bianco delle case, l’azzurro degli infissi, i dedali di strette vie pedonali, hanno ognuna una caratteristica peculiare. 
La chora di Folegandros è adagiata sul costone di un rilievo montuoso e finisce sul ciglio del burrone perpendicolare sul mare con uno sbalzo di duecento metri: un balcone sull’Egeo. Il centro del paese è costituito da una serie di piazzette collegate tra loro senza soluzione di continuità, alberi disseminati attorno ai lati e in mezzo danno un’ombra uniforme, sotto ad essi i tanti tavolini colorati delle taverne, a uno dei quali sono ora seduto: un leggero venticello fresco, sottofondo di pianoforte solo (George Winston, uno dei tanti minimalisti di moda), yogurt con miele e frutta, il mio computer collegato al wifi, gli uccellini che cantano, pochi turisti greci che conversano a voce bassa, un’atmosfera rilassante che, come quella della piazzetta della chora di Serifos, si unisce alle bellezze greche che colmano la mia anima, dandole un profondo senso di benessere.

A sn. Davanti alle casette di Klima a Milos si può incontrare un pescatore che sistema la propria rete o pulisce il pesce in compagnia di un gatto molto interessato all’operazione: è un villaggio dei pescatori ancora vero, non come quello di Fregene dove le case sono state acquistate per milioni di euro.

Al ritorno, nel piccolo porto si scatena l’inferno: il vento ha girato di nuovo, ma quel che è peggio è la forte risacca da sud est che spinge alcune delle barche verso la banchina. Una si mette all’ancora al di fuori dal porto, un’altra ripete la manovra d’ancoraggio. La mia si muove molto, ma l’ancora tiene bene, questa mattina ho dato fondo a ben sessanta metri di catena, preventivamente, alla greca, mettendola bene in tensione, inoltre ho aggiunto altre due cime a poppa e una alla lunga sopravvento. Gli equipaggi sono tutti in pozzetto, si scambiano inviti per bere qualcosa, poi cominciano i turni di guardia, ma a me, essendo l’unico dell’equipaggio di Denecia, tocca l’intera nottata... Il vento si intensifica e ora le raffiche investono il porto da est. Alle due della notte solo due delle sette barche sono rimaste attraccate, la mia e quella affittata dal simpatico ragazzo californiano che ha ormeggiato affianco a me nel pomeriggio, le ancore delle altre cinque non hanno tenuto e i loro equipaggi hanno deciso di mettersi alla fonda o di partire. L’americano mi dice che ogni volta che ha tentato di visitare quest’isola nelle diverse estati spese fino ad ora in Grecia ha avuto sempre gli stessi problemi. Purtroppo alcune isole hanno degli approdi impraticabili e si rivelano addirittura pericolosi considerando gli improvvisi ed imprevedibili cambiamenti della direzione del vento. Penso che il porto di Folegandros non mi rivedrà, per lo meno non in barca.
Dopo la notte semi insonne mi tocca un’altra faticata per sbrogliarmi dall’ancora che alcuni charteristi stamane hanno inavvertitamente messo sopra la mia catena. Penso che alla prossima isola mi dedicherò intensamente alla vita da spiaggia per qualche giorno: Milos! 

A ds. Milos, affare, chiesa con posto moto

A metà della rotta il cielo si copre, ma la navigazione è piacevole e rilassante, così che recupero un po’ di energie, con un venticello di diciotto nodi fresco e gradevole al traverso. Prima di giungere al porto, provenendo da sud est, si deve costeggiare Milos per diverse miglia e si possono così ammirare scogliere dalle infinite sfumature di colore, bianco, crema, marrone, verde, e tante grotte al livello del mare. Infatti l’isola è sempre stata, sino dall’antichità, una cava d’estrazione per le pietre di origine vulcanica, se ne vedono tracce un po’ ovunque all’arrivo. Entro nel grande golfo e una volta all’interno il passaggio sembra richiudersi dietro di me, così da avere l’impressione di essere dentro a un lago, un lago vulcanico, molto simile a quelli che abbiamo in Italia, come quello di Bracciano per esempio, ma un po’ più piccolo, un ambiente familiare per me, sicuramente meno spettacolare di quello di Santorini, ma che già all’entrata accoglie con una delle sue meraviglie: Klima, un villaggio di pescatori dalle casette bianche, strette, strette, giusto una stanza, sviluppate in altezza su due o tre piani, una attaccata all’altra, al piano terra il garage per la barchetta da pesca, ognuna con un diverso colore degli infissi, il che già di per se stesso rappresenta un’eccezione tra le isole dell’Egeo: blu, celeste, verde chiaro, giallo, arancione, rosso. 
A sn. In fondo alla spiaggia Sarakiki a Milos ci sono misteriose grotte all'interno delle quali la luce disegna dei bellissimi quadri astratti.

Poco dopo, quasi in fondo al golfo il porto Adamas: sicuro, con corpi morti, luce e acqua, pontile galleggiante quindi dell’altezza perfetta per la passerella di Denecia (ottimo per sbarcare la bicicletta), tante cose da visitare sull’isola, tante spiagge, insomma un bel posto per rimanere qualche giorno, l’ultima isola delle Cicladi prima di fare rotta per il Peloponneso.
Telefono per affittare una macchina: “Hello, I would like to rent a small car” - “Certo, dove si trova?” Ops, ho un accento così italiano quando parlo in inglese?... Ma no, appare il prefisso, e chi mi ha risposto è italiano, Francesco, si è trasferito qui con la famiglia da cinque anni. Mi porta a conoscere Michele, trasferitosi a Milos quindici anni fa, che recentemente ha avuto un’idea tanto semplice quanto originale: è il primo e l’unico a creare sculture con le meravigliose e coloratissime pietre locali, tanto da sembrare dipinte; geniale creatività italiana in Grecia! 

A ds. e in basso: Milos offre una grande quantità e varietà di spiagge, in questa seconda metà di settembre c’è solo un telo da mare su alcune di esse, il mio.

Così comincio a visitare l’isola con utili indicazioni in italiano. Il paese principale, Plaka, è piccolo e poco turistico, pochissimi negozi, qualche trattoria e un angolino speciale, che in ogni chora è possibile trovare, dove è gradevole passare qualche ora scrivendo al computer, leggendo e inviando mail, mangiando o sorseggiando qualcosa, all’ombra degli alberi o di un pergolato, contemplando il panorama. Sopra alla chora l’immancabile kastro con un panorama a trecentosessanta gradi. 
Curiose le abitudini di massa: a Santorini migliaia di persone quotidianamente vanno a vedere il tramonto perché lì è di moda, ma a dire il vero non è uno dei posti più belli come panorama dove goderlo tra quelli delle Cicladi, per esempio al castello in cima alla chora di Milos è sicuramente più spettacolare, ma c’erano solo due coppie e il solito solitario “scoppiato”, io.
Ad ogni isola si trovano caratteristiche peculiari che affascinano e sorprendono. A Milos le spiagge sono talmente tante e belle che occorrerebbe un mese per goderle e apprezzarle tutte. Così mi trovo a leggere un libro di Björn Larsson su una spiaggia da solo con il sottofondo della risacca, che pace! Sarakiki è una località dalla formazione calcarea che si affaccia sul mare dove c’è una piscina naturale larga massimo dieci metri e lunga un centinaio, aperta lato mare, incastonata tra basse e lisce rocce bianche dalle varie forme scolpite dal tempo. Poi c’è Kapros, la cui piscina naturale è forse ancora più bella, ma con diversi colori di rocce sulle quali sono incastonate piccole pietre laviche nere. Poi, c’è Papafragas, un’ altra piscina formatasi nella spaccatura dello scoglio alto un centinaio di metri, aperta solo verso il cielo e verso il mare tramite un arco. Poi c’è Tsigrado, che si raggiunge da terra solo scendendo con una corda. Poi... 

A ds.  Zaino in spalla e si sale a ottocento metri in vetta al monte Profitis Elias tramite un sentiero di dodici chilometri molto poco battuto.

Ma c’è anche una montagna, di circa ottocento metri, la strada asfaltata arriva però solo alle sue pendici. Evvai! Zaino in spalla, dodici chilometri di sentiero in salita e conquisto la vetta in poco più di tre ore. In cima ad attendermi una capra che mi guarda incuriosita e la cappella del profeta Elia, arroccata dietro la roccia, al riparo dal Meltemi, quindi non visibile dal porto, dalla chora e dal resto dell’isola. E’ chiusa, ma la chiave è nella toppa, basta girarla ed entrare, per accendere una candela, per lasciare sulla pagina bianca del librone la testimonianza della propria presenza. Sfogliandolo si può dedurre la frequenza con la quale i visitatori salgono fino qui nei mesi estivi: solo un gruppo di amici o una famiglia ogni tre-quattro giorni. 
A sn. Durante la scalata al monte Profitis Elias la bellezza del panorama suggerisce diverse soste: qui la luce e le nuvole hanno disegnato un quadro di Magritte.

Affianco alla piccola cappella ci sono due celle, una è aperta, all’interno c’è un tavolo con una panca, un fornellino a gas e due letti a castello per chi volesse rifugiarsi. Sarebbe bello salire qui prima del tramonto, dormire in quest’oasi di pace e meditazione, svegliarsi prima dell’alba e fare colazione aspettando il sorgere del sole, se non fosse per le gigantesche e inquietanti antenne che sono state poste sulla vetta... Queste si che si vedono bene dal porto! Il prezzo che paghiamo tutti per avere i cellulari, la televisione...
Anche la parte archeologica a Milos non è da sottovalutare: ci sono le uniche catacombe cristiane rinvenute fino ad ora in Grecia. Il restauro del sito archeologico è stato fatto con i contributi della Comunità Europa e devo dire che i greci li hanno utilizzati molto bene, realizzando opere di restauro e valorizzazione del loro patrimonio storico con gusto, senza sfarzi inutili e nel rispetto dell’ambiente. 

 A ds. Da oggi sul librone delle presenze a Profitis Elias si leggerà anche “...con la scalata al Profitis Elias nelle Cicladi ho visto tante di quelle bellezze che ho l’impressione la mia anima non possa contenerle tutte”. 19 settembre 2012. Roberto Soldatini e Denecia.

Poi c’è un teatro di cui rimane ben poco, ma che in origine sembra ospitasse ben cinquemila spettatori, vicino al luogo dove è stata ritrovata la Venere di Milo, per la quale l’isola è celebre (in italiano è caduta la esse), ovviamente “saccheggiata” dai francesi, che la esibiscono tutt’ora al Museo del Louvre. Una copia della statua la si può vedere al museo archeologico, a Plaka, donata dai francesi... Io gli avrei risposto “come ringraziamento vi invieremo una copia in scala della Grecia invece di farvi arrivare fino a qui in vacanza”.
Oggi Beaufort quattro, un po’ poco per fare settanta miglia a vela fino al Peloponneso, domani Beaufort cinque, meglio. Preferisco aspettare l’arrivo del vento, che aspettarne il calo. Un altro giorno per gioire delle bellezze naturali di Milos. Che bello che è anche qui... Tutta questa bellezza si accumula nella mia anima e fa crescere una commozione che sfoga spesso in una lacrima... 

A sn. Le sculture di Michele Manzi purtroppo sono troppo grandi per Denecia, ma almeno ne fotografo qualcuna: bellissime forme create dall’artista dall’opera scolpita dalla natura in millenni di lavoro. 

Ma dopo cinque giorni su quest’isola e dopo quasi quattro mesi di navigazione, dei quali un mese e mezzo passato tra le Cicladi, è arrivato il momento di fare rotta sul Peloponneso, a Monenvasia, scendere a sud, doppiare il temuto Capo Malea e poi dirigersi molto pigramente verso il Tirreno. Milos è l’ultima isola delle Cicladi sulla mia rotta, sono riuscito a vederne 14 (compresa Amorgos e Naxos l’anno scorso) delle 22 abitate e due delle numerose disabitate, delle quali è difficile fare un calcolo, soprattutto non sapendo dove collocare la separazione tra piccole isole e grandi scogli. In una delle mie prossime rotte tornerò sicuramente per approfondire la conoscenza di questo meraviglioso arcipelago, ma qualora il prossimo anno dovessi tornare in Grecia forse sceglierei quello del Dodecanneso, nel quale mi sono aggirato l’anno scorso. 
Autoritratto con bagno…
Nel complesso l’ho trovato più vicino alla mia sensibilità. Innanzitutto, è meno affollato, anche in agosto, poi è meno turistico, più “greco”, i porti sono più tranquilli, senza troppe difficoltà di ormeggio e sono tutti gratis, il vento è più costante e meno violento. Forse non ci sono bellezze travolgenti come quella di Santorini, il che però da la possibilità all’anima di colmarsi di bellezze gradatamente senza sentire a un certo punto di stare per scoppiare, come i palloncini che volano troppo in alto.

Roberto Soldatini

Non l’abbiamo mai scritto, ma, ovviamente, tutte le fotografie che accompagnano le sette puntate, sono di Roberto!