mercoledì 6 giugno 2012

Anche a Roma un albero in ricordo di Elisha Linder

Elisha Linder
È quest’anno il terzo anniversario dalla morte di un uomo che non si può dimenticare: Elisha Linder. Per ricordarlo sempre ho pensato di chiedere al Comune di Roma di poter piantare un albero al Pincio a lui dedicato, così come si fa in Israele. L'ex Assessore alla Cultura del Comune di Roma, Umberto Croppi, sempre vicino alla Libreria Il Mare, si è prodigato per la realizzazione del progetto, coinvolgendo l’attuale assessore Dino Gasperini. Entro la prossima settimana, con l’autorizzazione della Soprintendenza di Roma, organizzeremo questa cerimonia. Elisha viene oggi ricordato dagli Accademici dell’Università e dalla sua famiglia (la moglie Pnina, e i figli Oren Omri e Usià) presso l’università di Haifa e nel Museo dove sono in mostra i resti della nave da lui recuperata sulle rive del mare dove sorge il suo Kibbutz.
Linder e il rostro di Athlit al Museo Marittimo di Haifa
Università di Haifa, Museo Hecht, la nave di Ma’agan Mikhael
In questi ultimi tre anni Sebastiano Tusa (archeologo, dirige la Soprintendenza del Mare della regione siciliana), che lo conosceva bene e che lo apprezzava per la sua professionalità, ha recuperato sette rostri appartenenti alle navi che hanno partecipato alla battaglia delle Egadi nel corso della prima guerra punica, togliendo così al professor Linder e ad Israele e il primato della scoperta di un rostro di nave antica da guerra.
Se Elisha fosse ancora in vita sono convinta che sarebbe con noi a festeggiare il ritrovamento dei rostri come aveva auspicato durante il convegno di archeologia subacquea organizzato nel 1985 a Favignana.
Quello che segue è il mio articolo pubblicato nel 2010 sul mensile Archeologia Viva per ricordare Elisha.
Le Chaim, Elisha!
Quando in Israele si alza il calice e si urla “Le Chaim” (Alla Vita), non importa da quale nazione si arrivi o quale religione si professi, non importa l’età o la classe sociale a cui si appartiene, e soprattutto non importa la lingua che si parla. Quando in Israele si urla Le Chaim tutti capiscono. Le Chaim è universale!
 Giulia D’Angelo


Il 7 giugno 2009 ci ha lasciato Elisha Linder: fondatore  della Undersea Exploration Society  of Israel (UESI), docente di Storia antica e direttore del Centro di studi marittimi all'Università di Haifa, insignito del Tridente d'Oro dell'Accademia internazionale di scienze e tecniche subacquee, membro del Comitato scientifico di Archeologia Viva. Nato nel 1924 in Romania, a undici anni emigra in Palestina. Lascia Israele per studiare negli Stati Uniti e vi torna nel 1953. Nel 1955 Elisha e la moglie Pnina entrano nel kibbutz Ma'agan Mikhael, un luogo cruciale nella vita dell'archeologo.
L’archeologia marina in Israele è nata quasi per caso, con i pescatori che tiravano su i reperti impigliati nelle reti. Il kibbutz Ma'agan Mikhael trenta chilometri da Haifa, tra Cesarea e Dor, divenne il punto di raccolta di quei primi ritrovamenti.
Poi Elisha, con un gruppo di sommozzatori della Marina, di storici e archeologi, creò la UESI (guidata insieme a Avner Raban): i sommozzatori portavano Elisha sott'acqua e lui insegnava loro la storia… Furono esplorati molti siti sulle coste mediterranee e del mar Rosso. Linder, con la collega Sara Arenson, fondò anche la Society for the Advancement ofMan and Sea per sostenere la strategia delle ricerche multidisciplinari. “Se si prende il mare come comune denominatore – sosteneva – si può costruire un ponte tra scienze umanistiche e tecnologiche”. Così prese corpo quella che Elisha definì “Oceanologia umanistica”. Al secondo Convegno di archeologia subacquea che organizzai a Favignana per l'Azienda del turismo di Trapani invitai Elisha Linder, che aveva lavorato a Athlit sul rostro di una nave da guerra ellenistica.
Giulia D’Angelo e Elisha Linder nel kibbutz 1989
Eravamo nel 1985, la Soprintendenza del Mare era di là da venire e io mi battevo per la ricerca dei rostri delle navi romane e cartaginesi che proprio nelle acque delle Egadi si erano scontrate nella famosa battaglia del 241 a.c. Nacque una grande amicizia. Quando Elisha passava da Roma veniva sempre alla Libreria internazionale Il Mare. Malgrado il mio stentato inglese e il suo scarso italiano, riuscivamo sempre a comunicare, tanto che lo invitai alla trasmissione radiofonica “Onda verde mare” che conducevo in quel periodo (i figli Oren, Uzia e Omry si domandano ancora come abbia potuto farsi capire...). Ricordo quando si precipitò a Roma per un convegno che avevo organizzato insieme a Maria Guccione e Sebastiano Tusa per evitare la nascita di un secondo carcere a Favignana.

Pnina, Elisha e Giulia nel kibbutz nel 2005
Elisha è un simbolo. Lo è per la geniale attività di archeologo, ma anche per la semplicità della sua vita nel kibbutz, dove insegnava il Talmud ai ragazzi, lavava i piatti, montava di guardia quando gli toccava. Non possedeva nulla ed era... ricchissimo.
Linder si è sempre reputato fortunato ad avere recuperato quel bellissimo rostro di nave da guerra e un relitto navale praticamente davanti a casa. Raccolse intorno a sé dei veri appassionati del mare. Trovò donatori che sostennero le sue ricerche. Sognò e pianificò progetti, come la costruzione di una nave gemella a quella di Ma'agan Mikhael, che avrebbe dovuto veleggiare nel Mediterraneo per un messaggio di pace...

La nave di Ma’agan Mikhael
Nel mare antistante il kibbutz Ma'agan Mikhael è stata ritrovata la nave che ne porta il nome. Lo scavo fu effettuato nel 1988·89. Èuna piccola imbarcazione da carico a vela, rinvenuta in ottimo stato di conservazione. Lo scafo risulta di matrice fenicia, costruito in tecnica mista (cucita e con mortase e tenoni).
Fra il carico c'era anche un’ancora in legno – un unicum – che testimonia il passaggio tra il ceppo in pietra e quello in piombo. Sono stati ritrovati oggetti di ceramica, manufatti decorativi in legno, attrezzi da carpentiere, resti di cibo, funi, una pietra abrasiva, un lingotto di piombo e dodici tonnellate di pietre, probabilmente materiale da costruzione. Il C14 e l'analisi delle ceramiche hanno consentito di datare la nave a fine V sec. a.c., ma non è stato possibile stabilirne la provenienza. Lo scafo è stato smantellato sott’acqua e trasferito per il processo di conservazione (durato sette anni) al laboratorio dell'Università di Haifa, quindi, nel marzo 1999, è stato sistemato nella nuova ala del Museo Hecht dedicato a Linder presso lo stessa Università.
Concretizzando l'idea di Linder, docenti e studenti hanno iniziato a costruire una replica della nave.
Info: http://multimedia.haifa.ac. il/maagan



Il rostro di Athlit
Venti chilometri a sud di Haifa, poco distante dal porto di Athlit, nel 1980 fu rinvenuto per caso da uno studente di Linder il rostro di una nave da guerra del periodo ellenistico tolemaico datato fra III e Il sec. a.c. Si tratta di un grosso blocco di bronzo (600 chili, 2 metri e 30 di lunghezza, 80 centimetri di altezza), fuso direttamente sul dritto di prua della nave. Su entrambi i lati è decorato con simboli a rilievo delle principali divinità dei naviganti: il tridente di Poseidone, l’elmo di Castore e Polluce.
Oren Linder sulla tomba del padre
L’Istituto per le ricerche nucleari d’Israele effettuò indagini radiografiche che sono state utilissime per individuare la tecnica costruttiva del blocco di bronzo e studiare il legno ancora attaccato. Si è constatato che i legni sono di quattro specie (olmo, pino, cedro e quercia) provenienti da alberi nati in luoghi diversi del Mediterraneo. Bulloni di rame, chiodi di bronzo, cunei di legno, sono stati usati come strumenti di assemblaggio tra le parti di legno e lo struttura di metallo. Il rostro di Athlit ha anche permesso di capire che le navi da combattimento erano costruite di legno durevole e non deperibile, come si era sempre supposto.