martedì 10 aprile 2012

Cristina Freghieri, pinneggiando tra relitti e grotte…

“Cristina, quando è nato l’amore per il mare, o meglio questa straordinaria passione che ha condizionato tutta la tua vita?” Inizia così il mio primo incontro telefonico con Cristina Freghieri, prima di tutto subacquea, poi scrittrice ma anche giornalista e, infine parrucchiera free lance (la chiamano per servizi di moda e pubblicità) per vivere e per pagare i suoi “vizi”. Ha cinquantasei anni, vive e lavora a Milano ma è nata di Fiorenzuola d’Arda, piccolo comune lungo la via Emilia traversato dalla via Francigena il percorso del pellegrinaggio che costituiva una delle più importanti vie di comunicazione europee in epoca medioevale.
“Probabilmente ha origine in qualcosa di innato, naturale e anche istintivo” è la semplice risposta che mi ha dato e continua: “Mi sono innamorata del mare andando in vacanza il Liguria, mi spiega, e immergermi per me è stato quasi naturale. Ma è una grande fatica raggiungere il mare, non è semplice, è la passione che ti fa fare cose incredibili. Ciò che sentivo in acqua poi mi ha spinto a provare a scrivere anche perché mi è sempre piaciuto. Sicuramente mi è rimasto nel cuore il lavoro che avrei voluto fare, la giornalista. In realtà ho sempre scritto e chi leggeva le mie cose del mare mi ha spronata a pubblicarle. Perché non provi? Finché un bel giorno mi son detta proviamo! E ho anche imparato a fotografare soprattutto per illustrare i miei articoli.” L’ultimo, I fantasmi di Hell, l’ha pubblicato sul mensile Sub.


Hell è una baia sul Mar Baltico, al largo della Polonia, dove ha esplorato diverse navi affondate nell’ultima guerra: il Franken, una nave cisterna tedesca spezzata in due parti su un fondale di 70 metri, il cacciatorpediniere Munin e un sommergibile russo insabbiato a una trentina di metri.
Ma è nel sito ilmare.com (cliccando su ricerca/freghieri) che si visualizzano le copertine del suo poker di libri. “Il primo è Da 0 a meno cento metri, l’ho pubblicato nel 2003, spiega Cristina, è un viaggio per scoprire che sott’acqua siamo soltanto ospiti e dove il mare si impara a rispettarlo. Nell’anima di un relitto è del 2007, è il racconto delle visite che ho fatto su relitti più o meno famosi e ne ho svelato alcuni segreti.
Petroliera Milford Haven L’Ultimo respiro invece è del 2004. Oggi il relitto della Haven è il più grande del Mediterraneo. Ciò che rimane della nave adagiata sul fondale di ottanta metri a due miglia dalla costa del ponente ligure, da quando è affondata, aprile del 1991, si è trasformata in una secca dove lo sviluppo della vita marina ne ha colonizzato ogni parte. Io ne ho ripercorso la tragica storia invitando tutti, subacquei e non, a rispettarne anche l’anima. La documentazione fotografica subacquea che accompagna il libro è il risultato di tre anni d’immersioni che ho fatto insieme al subacqueo professionista Massimo Mazzitelli.
L’ultimo, del 2009,  è HMS Thunderbolt, con il quale racconto la storia di questo sommergibile inglese affondato durante l’ultima guerra nelle acque di San Vito Lo Capo, in Sicilia. Ma la cosa straordinaria a proposito di questa storia è che circa un anno dopo l’uscita del libro, ho ricevuto la mail di un marinaio,
Salvatore Curatolo, che era a bordo della corvetta italiana Cicogna che il 14 marzo del 1943 affondò il Thunderbolt. L’ho incontrato a Roma, Salvo, all’epoca aveva quindici anni, mi ha così raccontato con lucidità ogni particolare dell’affondamento.


Concluse così il suo racconto Quando ho visto la pinna in aria ho pensato: quante madri piangeranno…
Cristina con la subacquea ha fatto il percorso completo, fino a innamorarsi del profondo e del complesso mondo del sistema di respirazione Rebreather, che recupera il gas espirato, limina le fastidiosissime bolle e, soprattutto, permette lunghe immersioni.
Ma le maggiori soddisfazioni Cristina le sta provando con le immersioni in grotte, come spiega nel suo interessante sito http://www.cristinafreghieri.it:
“Le esperienze che hanno costellato e accompagnato la crescita del mio percorso “sommerso”, mi hanno guidato sino alla soglia della speleosubacquea, settore che ritengo si possa considerare l’Università per chi va sott’acqua. Per definizione è quel tipo di immersione che richiede penetrazione all’interno di cavità allagate, spesso anguste, con spazi stretti e percorsi prolungati sotto un cielo di roccia, che, non offre nemmeno l’illusione di poter risolvere, risalendo, un problema. È anche una penetrazione nell’interiorità di se stessi, della coscienza e coerenza delle proprie capacità e nel rispetto estremo dell’ambiente che comunque usurpiamo.”
La conversazione telefonica Cristina la conclude con un suo particolarissimo ricordo:  “Ma l’esperienza che non dimenticherò mai, quando per la prima volta nella mia vita ho visto una polpessa che nella sua tana stava per deporre le uova, ho visto questa cosa meravigliosa del maschio che proteggeva la tana. L’ho seguita per un mese, andavo tutti i fine settimana, e quando non l’ho più trovata, la tana era vuota ho provato un profondo senso di tristezza, sapendo che era morta. Da allora non sono più riuscita a mangiare, neanche per sbaglio, un polpo, addirittura non mangio nemmeno più il pesce!”

Però Cristina, non so se volutamente, non mi ha parlato del suo ultimo libro, Il Parrucchiere, Donne come Sirene, nel quale racconta la sua storia di acconciatrice iniziata per caso negli anni ottanta.
“Avevo quindici anni, scrive nel risvolto di copertina, età in cui tutto è favole e fantasia, mi sentivo attratta da quel mondo frequentato da donne (sirene) che amavano giocare con i loro “fili”. Ho imparato molto in fretta, affascinata da questa strada tutta da esplorare, che il pianeta femminile si esprime anche attraverso i capelli… Un giorno nasce in me il desiderio di scrivere sulle pagine le esperienze condivise con amiche e clienti, riscoprendo l’antico significato delle sirene vestite dei soli capelli…”
Ma. Bi.