venerdì 9 marzo 2012

Regio Sommergibile Ammiraglio Millo, una data da ricordare

L’illustrazione del relitto del Millo dal mensile Sub
Tre date per ricordare un tragico evento.
La prima è di settantanni fa, il 14 marzo 1942 quando il Regio Sommergibile Ammiraglio Millo fu silurato e affondato a Punta Stilo, versante jonico della Calabria, a poca distanza dalla costa. Cinquantasei i morti, quattordici i superstiti.
La seconda è del settembre 2006 quando è stato rinvenuto ed esplorato il relitto del sommergibile oceanico situato a 72 metri di profondità.
La terza è quella della prossima settimana, il 17 marzo, quando l’Amministrazione Comunale di Satriano in provincia di Catanzaro e il Diving di Palladino commemorano il settantesimo anniversario dell’affondamento del Millo con una cerimonia in onore dei marinai scomparsi oltre a inaugurare un monumento ai Caduti del Millo.
Le prime notizie della possibile individuazione del relitto risalgono al 2000 grazie alla nave oceanografica Magnaghi della Marina Militare che con il suo Side Scan Sonar aveva captato la sagoma di un sommergibile. Ma la certezza si è avuta soltanto nel 2006  quando il subacqueo Paolo Palladino con il suo team Explorer del Thalassoma Diving Center lo ha individuato fotografato e filmato.

La notizia ha avuto un grande risalto sui media, il primo a fare il resoconto della straordinaria avventura è stato il quotidiano calabrese Il Domani (vedi allegato), subito dopo un ampio servizio è stato pubblicato dal mensile Sub da cui abbiamo ripreso la pagina che mostra il disegno del sommergibile così come si trova sul fondo.


La cosa che fa più impressione sono gli squarci a prua provocati dal siluramento da parte del sommergibile inglese che gli tese l’agguato mortale. La tragica vicenda del Millo è raccontata nei dettagli da Francesco e Nazareno Storani nel libro “Il ritrovamento del Regio Sommergibile Ammiraglio Millo” pubblicato nel 2009, contiene numerose fotografie e documenti dell’epoca, propone una breve storia del sommergibile e i dati tecnici del battello, oltre alla cronaca dell'affondamento ad opera del sommergibile inglese P34 Ultimatum, intrecciando i documenti ufficiali sul naufragio con i ricordi dei sopravvissuti.
Paolo Palladino
Regio Sommergibile Ammiraglio Millo
Non manca una dettagliata descrizione delle fasi del ritrovamento del relitto. Al libro nel 2011 è seguito un aggiornamento di circa cento pagine con nuove storie dei marinai del Millo, storie avvincenti e drammatiche che meritavano di essere raccontate. Una bella occasione per raccontare, una volta ancora, la tragica fine del sommergibile Millo e le storie degli uomini del suo equipaggio.
L’ultima missione dell’Ammiraglio Millo” è il titolo del film girato dagli stessi subacquei del Thalassoma Diving Team che hanno scoperto il relitto. Dopo una breve introduzione di carattere storico sulla situazione bellica dell’Italia all’inizio del conflitto, il film racconta le fasi del ritrovamento del relitto e delle successive esplorazioni subacquee.
Sommergibile inglese
Le immagini, molto suggestive ed emozionanti, mostrano le varie parti del relitto, ancora in ottime condizioni nonostante siano trascorsi sessantasette anni dall’affondamento: la grande torretta con il radiogoniometro, le mitragliatrici e il cannone, il ponte con le sovrastrutture ancora ben riconoscibili, le grandi eliche, lo squarcio di prua causato dal sommergibile attaccante e il boccaporto ancora aperto, dal quale sono usciti i quindici sopravvissuti.
Infine, a completare la storia, abbiamo chiesto un intervento al nostro marinaio romanziere V. Emanuele Dalla Bella, che volentieri pubblichiamo.

                                 


 I Sommergibili della classe “Ammiragli”

Regio Sommergibile Cagni
I battelli di questa classe furono 4, tutti costruiti presso i Cantieri Riuniti dell'Adriatico (C.R.D.A) di Monfalcone.
Ammiraglio Saint Bon, Ammiraglio Cagni, Ammigaglio Millo e Ammiraglio Caracciolo.
Furono impostati tra settembre ed ottobre del 1939 e consegnati alla Regia Marina tra aprile e giugno del 1941. Il dislocamento di questi grandi battelli era di 1702,525 t in superficie e di 2184,730 t in immersione.
Le dimensioni: lunghezza 87,9 mt, larghezza 7,974 mt, immersione 5,86 (a medio carico).
Regio Sommergibile Saint Bon
L’apparato motore era composto da due motori Diesel (FIAT) da 4370 hp, due motori elettrici da 1280 hp, 1 gruppo elettrogeno da 800 hp e una batteria di accumulatori al piombo da 224 elementi.
La velocità era di 17 nodi in superficie e di 8,5 nodi in immersione.
L’autonomia in superficie 10.700 miglia a 12 nodi e 9.500 miglia a 7,5 nodi.
L’autonomia in immersione 10 miglia a 8,5 nodi e 107 miglia a 3,5 nodi.
L’armamento: 8 tubi lanciasiluri a prua da 450 mm, 6 tubi lanciasiluri a poppa da 450 mm, 2 cannoni da 100/47 mm, 2 mitragliere binate da 13,2 mm, 38 siluri da 450 mm (22 a prora e 16 a poppa), 650 proiettili per i cannoni e 13.200 colpi per le mitragliere.
L’equipaggio era composto da 7 ufficiali e 71 tra sottufficiali e comuni. La profondità di collaudo:100 metri.

La fine del “Millo”.
Da maggio ad ottobre fu impegnato nell'addestramento dell'equipaggio, anche se divenne operativo il 15 settembre 1941. Il 21 novembre 1941, al comando del C.C. Vincenzo D'Amato, salpò da Taranto per effettuare la prima missione di trasporto materiali.
La sera del 23 novembre giunse nel porto Libico di Derna dove scaricò 138 t di benzina e 6,8 tonnellate di munizioni anticarro. Ripartì la mattina del 24 giungendo a Taranto due giorni dopo.
Altre 4 missioni di questo tipo si ebbero tra fine novembre e gennaio 1942, dove portò a destinazione (Bardia, Bengasi e Tripoli) 365,2 t di carburante, 167 t di munizioni e 91 t di provviste. Durante una di queste missioni fu sottoposto ad un attacco con bombe da parte di un aereo inglese, uscendone comunque indenne.
Il 6 marzo 1942 fu dislocato a Sud-Est di Malta nell'ambito dell'operazione “V-5” a protezione di un convoglio italiano carico di rifornimenti per la Libia assieme ad alcuni altri battelli. La missione non incontrò nessun contrasto nemico e dopo 6 giorni il Millo ritornò alla base.
Alle 13,23 del 14 marzo 1942, mentre proveniva da Capo delle Armi navigando a zig-zag in superficie, fu avvistato dal sommergibile inglese Ultimatum che gli lanciò contro una sventagliata di 4 siluri. Due di questi colpirono il Millo a centro nave e a poppavia della torretta provocandone il suo repentino affondamento.
Con l’Unità scomparivano negli abissi 57 uomini, tra questi il comandante D'Amato. I 14 superstiti furono tratti in salvo dall’Unità inglese.
Il Millo, nel suo breve periodo operativo, svolse 6 missioni offensive, 4 di trasporto e 4 di trasferimento per un totale di 8.045 miglia di navigazione in superficie e 532 in immersione.

Doppia pagina dal mensile Sub
Ammiraglio Saint Bon
Al comando del C.C. Gustavo Miniero questo battello effettuò nella sua breve attività bellica 5 missioni offensive, 5 operative di trasferimento tra porti nazionali e 5 di trasporto materiali per un totale di 712,2 t di cui 695,5 di benzina in lattine e 16,7 di munizioni.
Il mattino del 5 gennaio 1942 mentre dirigeva con un carico di benzina verso Tripoli, fu intercettato e silurato dal sommergibile inglese Upholder (C.C. M.D.Wanklin). Colpito da un siluro a centro dritta, la cui esplosione causò lo scoppio delle latte di benzina disposte in coperta, il battello affondò rapidamente trascinando con se quasi tutto l'equipaggio. I superstiti furono 3.
Ammiraglio Caracciolo
Anche questo battello ebbe vita breve. Partito l’8 dicembre 1941 da Taranto con un carico benzina e materiale bellico, arrivò senza intoppi a Bardia. Ripartì lo stesso giorno con a bordo del personale italiano e tedesco che sarebbe dovuto scendere a Suda, dove avrebbe effettuato un altro carico.
Alle ore 02,40 del giorno 11 mentre navigava in superficie avvistò un convoglio scortato che dirigeva verso Alessandria, contro il quale lanciò 2 siluri poppieri con esito nullo. Si riportò all'attacco e questa volta lanciò ancora una coppiola contro il C.T. britannico Farndale che però li evitò con una pronta manovra. Il Caracciolo cercò di disimpegnarsi immergendosi, ma individuato dall’unità inglese fu sottoposto a una violenta caccia antisom e costretto ad emergere per le numerose avarie. Giunto in superficie, mentre l’equipaggio predisponeva l’autoaffondamento, fu investito da una pioggia di proiettili che ne determinò un ancor più rapido affondamento.
Con l’unità scomparvero in mare 16 marinai tra cui il comandante C.C. Alfredo Musotto.

Doppia pagina dal mensile Sub
Ammiraglio Cagni
Sarà il solo superstite della classe. Dopo aver effettuato la sua prima missione Atlantica, famosa per i 136 giorni di durata, affondando 2 mercantili, il 29 giugno 1943, al comando del C.C. Giuseppe Roselli Lorenzini partì con destinazione Singapore con ordine di attaccare il traffico nemico sia in Oceano Atlantico che in Indiano. Una volta a Singapore avrebbe fatto un carico di gomma e stagno e sarebbe ritornato a Betasom (Bordeaux).
Durante la navigazione, il 17 luglio attaccò al largo delle Canarie un piroscafo di 5500 danneggiandolo ed il 21 al largo di Freetown attaccò senza esito una nave militare. IL 25 danneggiò l'incrociatore ausiliario Asturias di 22.048 t che stava scortando con alcune unità leggere un pontone galleggiante da Bhaia a Freetown.
Sebbene colpito nei locali macchine, l’Asturias potè raggiungere il porto.
Il 30 luglio attraversò l’equatore e il 28 agosto entrò in oceano indiano. L’8 settembre, quando distava circa 1800 miglia da Singapore, ricevette l’ordine di cessare le ostilità e dirigersi verso Durban (Sudafrica) dove arrivò il 20 settembre, mettendosi a disposizione delle autorità britanniche.
L’8 novembre ripartì alla volta di Taranto dove arrivò il 2 gennaio 1944.

Il DVD del ritrovamento
Messo a disposizione delle forze aeronavali alleate per addestramento, alla sua radiazione la falsatorre verrà rimossa ed eretta a monumento presso la Caserma Farinati degli Uberti di Taranto, in memoria degli oltre 3000 sommergibilisti italiani morti in battaglia.

Bisogna comunque fare delle considerazione sul modo in cui vennero usati questi fantastici battelli che io definirei “Improprio”.
Gli “Ammiragli” furono progettati per operare in missioni che potevano durare anche 6 mesi, da svolgersi prevalentemente in mari lontani dal territorio nazionale. Quindi negli oceani. Una guerra fatta di corsa contro il traffico mercantile isolato ed in convoglio. Non c’è ombra di dubbio che siano stati i migliori sommergibili costruiti dall’Italia, ma purtroppo, a parte il Cagni che compì 2 missioni Atlantiche, la prima di ben 136 giorni, record di permanenza in mare per un sommergibile italiano, non vennero sfruttati per quelli che erano gli scopi della loro costruzione.
Aggiornamento 2011
La potenza di fuoco di questi sommergibili non aveva riscontri in nessuna componente subacquea di altre marine, visto che con i suoi 14 tubi di lancio e 38 siluri era il battello in assoluto più armato.
Non si capisce quindi come mai Supermarina non prese in considerazione l'opportunità di inviarli a Betasom (Bordeaux) in sostituzione dei logori e vetusti battelli provati dalle tante missioni Atlantiche e bisognosi di un ricambio, ricambio che con questi 4 sommergibili sarebbe potuto diventare devastante per gli Alleati, visto che avrebbero potuto perlustrare zone ancora vergini agli attacchi, sia degli U-boot che dei nostri sommergibili.
Se pensiamo che sia i classe “Marconi”, che i “ Calvi ”, la cui dotazione era di 16 siluri, molto spesso finita la scorta erano costretti ad usare il cannone per dare il colpo finale alla nave in affondamento mettendo a repentaglio l'incolumità del sommergibile stesso che per questo tipo d’attacco doveva venire in superficie, non può che rammaricarci non poter averli visti operativi aldilà di Gibilterra.
Ma con i se e con i ma la storia non si cambia.
Fu probabilmente la scarsità di mercantili disponibili a portare materiale bellico in Africa, a far prendere a Supermarina la decisione di adibirli a battelli da trasporto.

V. Emanuele Dalla Bella