domenica 26 febbraio 2012

In arrivo la tassa che affonda la nautica da diporto

Allarme rosso nei porti italiani: la tassa di stazionamento delle imbarcazioni prevista dalla nuova manovra che andrà in vigore il prossimo mese di maggio, rischia di far collassare un settore che appena un anno fa ha subito un tracollo del 30%. Lo ha denunciato Luciano Serra il presidente dell’Assonat (Associazione Nazionale Approdi e Porti Turistici) presentando, per la prima volta pubblicamente, in chiusura del Big Blu (il Salone della Nautica e del Mare di Roma) un’indagine condotta dall’Osservatorio Nautico Nazionale. “La fuga di unità dai porti italiani, rilevata al 31 gennaio, è di 27.000 unità, l’impatto sulle entrate dirette dello Stato è pari a meno 104 milioni di euro, i posti di lavoro a rischio sono 8.900, il mancato indotto generato dai superyacht in transito ammonterà a 210 milioni di euro, gli investimenti portuali a rischio arrivano a 1,4 miliardi di euro e l’impatto diretto sulla cantieristica è stimato in una flessione del 35% del mercato interno.
A fronte di un gettito, peraltro assai incerto, stimato in 200 milioni di euro, stiamo causando un danno di almeno un miliardo e mezzo a voler essere prudenti.”


Ma nella stessa occasione è stata anche presentata l’indagine nazionale “Incidenza della tassa di stazionamento sull’economia del mare” condotta dalla ISPO di Renato Mannheimer per conto di Unioncamere Lazio, nell’ambito di “Regio Prima Latium et Campania”. Il dato che più ha colpito è che 78 imprese su 100 non credono nella ripresa del comparto nautico.
“Sono state intervistate” ha spiegato Renato Mannheimer “le figure di vertice di imprese italiane del comparto nautico, appartenenti sia al settore industriale che al commercio, ai servizi e al turismo.
Dal sondaggio è emerso un quadro di forte apprensione: il 58% degli intervistati ritiene che la tassa colpirà negativamente un settore già provato dalla crisi economica in corso; una percentuale ancora maggiore (76%) ritiene che causerà la fuga dei diportisti italiani all’estero, con conseguenze negative sulle attività industriali, commerciali e turistiche correlate.
Ai timori espressi si accompagna, però, la consapevolezza delle difficoltà economiche in cui riversa il nostro Paese, che induce la maggioranza del campione (53%) a riconoscere l’utilità della manovra nel ridurre la spesa pubblica. Poco meno della metà degli intervistati (45%) resta tuttavia di avviso contrario e il 51% auspica un passo indietro del Governo affinché ritiri del tutto la misura.
In ogni caso, quasi tutti concordano sulla necessità di apportare delle misure correttive: l’80% sollecita, a esempio, una riduzione delle aliquote in base all’anzianità della barca, una percentuale analoga chiede di affiancare alla tassa misure di sostegno al diportismo, il 67% suggerisce di sostituire la tassa per lo stazionamento con una tassa sulla proprietà.
A fronte di queste correzioni, il 36% delle imprese riterrebbe la nuova tassa “utile” (ma non necessaria) e il 15% “utile e necessaria”. Il restante 49% però, continuerebbe a esprimere parere negativo, considerandola “inutile e dannosa”.
Sulla base dei dati emersi possiamo dunque concludere che se le imprese dovessero esprimersi oggi sull’introduzione della tassa di stazionamento così concepita dal Governo, la maggioranza di loro darebbe parere contrario. Se si attuassero alcune misure correttive, le imprese si dividerebbero circa a metà tra favorevoli e contrari”.
“Per un Paese come l’Italia” – ha commentato Giancarlo Cremonesi (Presidente di Camera di Commercio di Roma e Presidente Unioncamere Lazio –  “posizionato al centro del Mediterraneo e che ha 7.468 Km di coste, l’economia del mare rappresenta una inestimabile risorsa economica. Introdurre una tassazione per il mero utilizzo del posto barca significa colpire il lavoro di tutte le imprese dei vari comparti. La misura sta già provocando enormi danni, come dimostra il fatto che già 30.000 le imbarcazioni si stanno spostando dall’Italia verso le altre nazioni europee, come la Croazia, la Slovenia, la Francia, la Spagna, la Turchia e la Grecia. E il danno stimato per l’economia del mare, a regime, è enorme: intorno ai 2 miliardi di euro a livello nazionale, con un calo occupazionale del 20% e un crollo degli investimenti del 50%”.
E il vicepresidente Vincenzo Zottola ha aggiunto: “In un momento così difficile per le imprese il sistema camerale ha il dovere di individuare gli strumenti più efficaci e di mettere in campo le azioni più incisive per sostenerle e per evitare loro un crollo che rappresenterebbe il fallimento dell’intero sistema Paese. Non possiamo più evitare di considerare l’economia del mare quale il vero settore strategico per lo sviluppo della nostra economia. La tassa di stazionamento, e l’indagine lo conferma, rischia di mettere in ginocchio non solo l’industria nautica ma tutti i settori collegati alla risorsa mare.  Con questo studio abbiamo voluto far emergere la sofferenza delle imprese, perché è solo tutelando il sistema produttivo che l’Italia tutta può recuperare quella competitività di cui ha bisogno. Purtroppo questa tassa va nella direzione sbagliata, favorendo i mercati esteri e indebolendo proprio chi invece andrebbe rafforzato. Alla luce dei dati raccolti, abbiamo dunque deciso di inviare al Presidente del Consiglio Monti un ultimo appello affinché recepisca le istanze del sistema imprenditoriale e camerale”.