martedì 28 febbraio 2012

2012: cinquecento volte Amerigo Vespucci

E quelli? - Quelli? Je successe questa:

Che mentre, lì, frammezzo ar villutello

Così arto, p'entrà' ne la foresta

Rompeveno li rami cór cortello,



Veddero un fregno buffo, co' la testa

Dipinta come fosse un giocarello,

Vestito mezzo ignudo, co' 'na cresta

Tutta formata de penne d'ucello.



Se fermorno. Se fecero coraggio:

A quell'omo! - je fecero, - chi sête? 
Eh, - fece, - chi ho da esse'? So' un servaggio.



E voi antri quaggiú chi ve ce manna? 
Ah, - je dissero, - voi lo saperete

Quando vedremo er re che ve commanna.

Evidentemente Cesare Pascarella quando scrisse nel 1894 questo sonetto, forse il più famoso dei cinquanta che formano La scoperta de l’America, la rievocazione della storia di Cristoforo Colombo e della scoperta del continente americano, non conosceva il ruolo svolto da Amerigo Vespucci nella storia della scoperta dell’America.

Altrimenti il protagonista del suo avventuroso racconto non sarebbe stato Colombo…
Di questo e di tanto altro si parlerà per tutto il 2012, l’anno del cinquecentesimo anniversario Vespucciano. Un calendario fitto di eventi ed iniziative culturali imperdibili nel nome del navigatore fiorentino, scomparso esattamente il 22 febbraio 1512 a Siviglia.

Amerigo Vespucci di I. Luzzana Caraci
Amerigo Vespucci è un nome noto a tutti, mentre una conoscenza della sua vicenda rimane appannaggio di relativamente pochi. Tutti sanno che dal suo nome deriva quello dell’America, ma molti ancora pensano che non a lui, ma a Colombo, sarebbe spettato l’onore di “battezzare” il nuovo continente. Le distorsioni della realtà storica sono lente a morire: la figura di questo straordinario navigatore fu circondata a lungo dall’aura di antipatia che si riserva a un usurpatore dei meriti altrui. In realtà, erano stati altri a manipolarne gli scritti e ad alterarne l’immagine.
Invero, Vespucci non scoprì l’America, ma fu il primo a capire di avere a che vedere con un continente diverso da quello asiatico cui il suo illustre predecessore credeva di essere approdato.

Per noi italiani, poi, “Amerigo Vespucci” è il nome della nave militare più suggestiva della nostra flotta. Tanto nota che l’associazione è praticamente immediata, salvo sapere poco o nulla del personaggio al quale essa deve di chiamarsi così.

Se l’arrivo di Colombo nell’arcipelago delle Bahamas (12 ottobre 1492) rappresenta il primo significativo episodio di quel lungo processo che è “la scoperta dell’America”, i viaggi transoceanici di Amerigo Vespucci e il conseguente accertamento della ‘continentalità’ del Nuovo Mondo, costituiscono il primo tentativo di una concreta sistematizzazione tra una vecchia e una nuova concezione del mondo, non più basata sull’autorità delle scienze codificate dalla tradizione classica, ma fondata sui valori della diretta esperienza umana.


La storiografa e ricercatrice di Geografia Carla Masetti ha posto l’accento sulla “questione vespucciana” in un articolo di alcuni anni fa:

Il riconoscimento dell’effettivo ruolo svolto da Vespucci nella storia della scoperta dell’America ha richiesto molto tempo e molti studi, soprattutto a causa dell’incertezza e delle contraddizioni delle sue fonti.
Oltre ad alcune lettere familiari che ci sono giunte manoscritte, sono attribuite a Vespucci due lettere a stampa, pubblicate nei primi decenni del '500: il Mundus Novus, stampato per la prima volta ad Augusta nel 1504 e la Letter a di Amerigo Vespucci delle isole nuouamete trouate in quattro suoi viaggi, che vide la luce in una prima edizione a Firenze nel 1505, ma che fu conosciuta soprattutto nella versione latina della Cosmographiae Introductio (Saint Dié - in Lorena - nel 1507).
Fin dall’inizio queste due lettere registrarono un grande successo perché rispondevano in modo semplice e suggestivo al diffuso desiderio di conoscenza, stimolato dalle esplorazioni geografiche del tempo, e fornivano in una chiave fortemente europocentrica una prima risposta a tutti i principali interrogativi posti dalla scoperta colombiana. 

(a ds. l’ultimo libro uscito su Vespucci e sotto l’edizione originale)
Amerigo di Fernandez-Armesto
Ma è proprio sulla base di queste fonti che si è originata la vasta polemica relativa in primo luogo al numero e alle dimensioni dei viaggi compiuti da Vespucci.
La definizione dell’autenticità delle fonti e la ricostruzione degli itinerari dei viaggi transoceanici di Amerigo Vespucci hanno costituito i primi problematici ‘nodi’, tra loro strettamente connessi, della ‘questione vespucciana’, che, originatasi fin dal Cinquecento a seguito delle critiche di Bartolomé de Las Casas (che sosteneva a ragione la priorità dell’arrivo di Colombo nelle coste del continente sudamericano) è divenuta assai più dibattuta tra la fine XIX secolo e gli inizi del Novecento, alimentando non poche discussioni tra gli storici.

Un esame più attento e diretto dei documenti d’archivio e una lettura critica e comparativa di tutte le fonti epistolari, nonché un riscontro diretto sui luoghi delle ipotesi via via formulate, ha però permesso il superamento dei vecchi schemi interpretativi e lo sviluppo di una ‘nuova’ storiografia vespucciana. In particolare, il confronto tra le due lettere a stampa e gli altri documenti di cui oggi disponiamo, ha confermato l’attendibilità di una serie di informazioni tratte da quelle fonti; informazioni basilari per la ricostruzione dei viaggi vespucciani (e anche delle spedizioni in America dopo Colombo). Ma ha fatto anche emergere inesattezze e incongruenze.
La vita e i viaggi

Altrettanto “intrigante” è il contributo scritto per noi da Costantino Marconi, appassionato storiografo:


Amerigo Vespucci!  Chi era costui? Probabilmente sarebbe stata questa la domanda che ci saremmo posti se il navigatore fiorentino non avesse per primo intuito che Colombo non era approdato in Asia, ma in un nuovo mondo, quella quarta parte del globo che era stata vagheggiata dai filosofi greci.
 Come tutte le figure di navigatori dell’epoca anche Amerigo fu al centro di polemiche ed accuse, fu accusato, tra l’altro, anche di non aver effettuato il suo primo viaggio assieme a Juan de la Cosa (già cartografo di Colombo), ma di essersi inventato tutto per ottenere fama e denaro. Qualche sospetto sicuramente il fiorentino lo suscita  infatti, si era trasferito a Siviglia su incarico dei Medici banchieri desiderosi di allargare i commerci con le Indie. La sua fama la deve proprio alle lettere, una sorta di rapporto che faceva a Lorenzo di Pier Francesco de’ Medici suo “sponsor” presso la corte Spagnola. 

Amerigo Vespucci di G. Arciniegas
Nella sua descrizione dei luoghi, degli abitanti e di ciò che aveva veduto è la vera fonte della sua fama, infatti in queste lettere egli afferma per primo, a neanche dieci anni dal viaggio di Colombo, che il genovese era approdato non in Estremo Oriente, ma in un Nuovo Continente. Questa sua intuizione legherà per sempre il suo nome al nuovo Continente ed alla nostra memoria, anche se sul nome di America esiste una differente versione “inglese” che attribuisce tale nome a Giovanni  Caboto che avrebbe così battezzato la nova terra in onore del mercante inglese Ameryc armatore della sua nave due anni prima del viaggio di Vespucci. Sicuramente quindi Vespucci come tutti i navigatori dell’epoca non era mosso da interessi nobili, ma solo da interessi commerciali. Lo stesso tipo di interesse che poi determinerà i massacri dei Conquistadores e la cancellazione di fiorenti civiltà.
Vada però dato atto di quanto duro fosse il cammino per arrivare al successo economico agognato. Oggi in epoca di GPS di timoni automatici di previsioni del tempo quasi infallibili, di tecnologie estremamente sofisticate dimentichiamo che questi uomini navigavano costantemente verso l’ignoto in condizioni spaventose senza altro ausilio che non fosse il loro coraggio.


A. Vespucci e i secoli d'oro della vela
Barche a vela di 50 tonnellate con equipaggi di 20 uomini costretti a vivere in pochi metri quadrati, affrontando traversate di mesi senza cibo fresco, bevendo acqua putrida e dormendo in ambienti dove le esalazioni provenienti dalla sentina usata come “bagno comune” ammorbavano l’aria .
Questa capacità di sopportazione e la incrollabile volontà meritano da sole la fama di questi uomini di cui ricordiamo i nomi, dimenticando quelli del resto degli equipaggi che non ebbero né onori né fama.
(Costantino Marconi)