martedì 20 dicembre 2011

Da crociera? No, da battaglia… Il Vascello da 74 cannoni dalla A alla Z

Era la fine del 1700 e per costruire l’imponente macchina da guerra come il Vascello da 74 cannoni, fu “segata” un’intera foresta di querce secolari! All’inizio dell’inverno e con la luna calante esattamente duemilaottocento querce comuni, quelle impiegate esclusivamente per la costruzione delle navi, con una circonferenza minima di un metro e sessanta, 80-90 anni di età, sono state quindi tagliate per costruire il vascello, il più adatto alla battaglia, perché manovriero rispetto ai pesanti vascelli a tre ponti con cento cannoni. Lo scafo rappresenta la metà della sua stazza di tremila tonnellate, con 60 tonnellate di caviglie di ferro e di legno.
La stiva col suo falso-ponte contiene viveri per sei mesi, acqua per 12 settimane. Il primo ponte deve sopportare il peso considerevole dei grossi cannoni con palle da 36 libbre (circa 18 Kg), che pesano ciascuno quattro tonnellate.
Il secondo ponte, coperto nella parte anteriore e posteriore, sostiene un'artiglieria più leggera. I tre alberi in 3 elementi armano ciascuno tre piani di vele e si innalzano fino a 60 metri. Ben manovrato ha un’ottima tenuta in mare con ogni condizione atmosferica e con una brezza favorevole supera i dieci nodi con andatura al gran lasco.
Il Vascello per antonomasia è descritto in ogni minimo particolare “dalla chiglia alla testa d’albero”, dalla manovra alla vita a bordo, nei quattro volumi della collezione Ancre e questo che presentiamo è indispensabile per conoscere gli altri. Fondamentale sia per la conoscenza dell’architettura navale classica sia per la corretta analisi delle monografie sulla carpenteria dei bastimenti. Jean Boudriot ne è l’autore. Architetto di professione, disegnatore di grande talento, in qualche anno è specialista di architettura navale del 17° e 18° secolo. Dapprima interessato agli studi sulle armi regolamentari francesi, (ha pubblicato su questo soggetto 4 opere che fanno scuola) si avvicina all’archeologia navale verso il 1960. I suoi primi studi sull’artiglieria di mare, apparsi su Neptunia nel 1969, sono stati una rivelazione per gli amatori, poi, dal 1973 al 1979, la pubblicazione dei quattro tomi del “Vascello da 74 cannoni” e la nascita del mito Boudriot. Da allora pubblica regolarmente le monografie e gli studi che costituiscono la Collezione Archeologica Navale Francese. Alla sua attività di autore editore, Jean Boudriot aggiunge quella di docente del seminario d’archeologia navale che tiene ogni settimana al Museo della Marina Francese.

Questo primo volume di 166 pagine, contiene 16 tavole e 106 immagini indispensabili per i modellisti, ed è diviso in sette capitoli. Nulla è  tralasciato, dall’organizzazione degli arsenali allo studio della carena, dal lavoro dei maestri d’ascia ai materiali, dalle installazioni alla carpenteria per finire con il calafataggio.
Un intero capitolo  è dedicato ai materiali impiegati dalla Marina, con cui vengono riforniti allo stato grezzo gli arsenali. Una delle materie prime essenziali è il legname di quercia, senza il quale non potrebbe esistere la Marina, regolato da una speciale legislazione forestale, che Boudriot descrive in ogni particolare facendone la storia partendo dalle ordinanze che dal Medio Evo in poi sono state emesse per favorire e conservare lo sviluppo dei querceti e gli approvvigionamenti di legno querciolo destinati alla Marina.

Ne riportiamo un brano per comprendere con quanta lungimiranza si tutelasse un bene così prezioso. Ora da noi cosa succede?…
È l'importante Ordinanza del 1669 che assicura alla Marina i suoi rifornimenti, tanto presenti quanto futuri. Questa Ordinanza verrà completata da una serie di altre, l'ultima delle quali emessa nel 1767. L'Ordinanza del 1669 prescrive di riservare 16 matricine per ogni arpento (42 are) nei cedui e dieci alberi nelle vendite delle fustaie, delle quali si potrà disporre dall'età di 40 anni nei cedui e di 120 nelle fustaie. Questa misura di conservazione, che si applicava a tutte le foreste, venne estesa ai boschi di manomorta (in genere di proprietà del clero), disponendo che 25 matricine per arpento e gli alberi di più di sessant'anni di età venissero riservati alla Marina. Nei boschi reali venivano riservate fmo a trenta matricine. Queste disposizioni permettevano pertanto di disporre di un capitale di querce in modo permanente e rinnovabile. È inoltre vietato a chiunque, senza eccezioni, di abbattere alberi a 15 leghe dal mare e a 6 leghe (la lega ordinaria è pari a circa 4800 metri) dai fiumi navigabili, senza aver avvertito sei mesi prima il Consiglio e il Gran Maestro delle Acque e Foreste. Queste le disposizioni legislative essenziali per favorire e conservare lo sviluppo dei querceti destinati alla Marina.