martedì 19 aprile 2011

Come si rimane fulminati sulla strada di un O’pen Bic

Per comprendere la forza e la passione che anima Guido è sufficiente ascoltarlo per un paio di minuti quando parla di vela e del modello culturale della nostra scuola che non favorisce la diffusione di questo sport. “Faccio parte di coloro che pensano che la vela in Italia sia poco praticata, – sostiene – abbiamo soltanto milleottocento bambini che praticano vela in modo serio sino alla classe Optimist. Veramente pochi! Se pensiamo, per esempio, che in tre quartieri di Roma ci saranno almeno milleottocento tesserati nel calcio! Non è possibile che con tremila chilometri di coste, con più di mille strutture che fanno vela tra federati e non, siano così pochi i tesserati.”
Guido Siroll
Chi parla è Guido Sirolli, velista romano quarantasettenne, laureato in economia lavora nel settore della consulenza pubblica amministrazione presso la PricewaterhouseCoopers Advisory, una delle quattro compagnie che a livello mondiale certificano bilanci delle società quotate in borsa, che è stato “fulminato” sulla strada degli O’pen Bic, una deriva di nuova concezione ispirata ai moderni skiff (una barca di origine australiana dal pescaggio minimo, dalle linee d’acqua allungate che permettono di sviluppare grandi velocità), veloce, leggera, di dimensioni contenute adattissima ai ragazzi tra i sei e i quindici anni che vogliono avvicinarsi al mondo della vela.
Dire “fulminato” per Guido non è una esagerazione visto cosa è stato capace di organizzare e i risultati che ha ottenuto in pochissimo tempo: “Tre anni fa – ricorda – vidi nel negozio a Roma di Luca Pinci, amico e velista, un O’pen Bic. Fu un amore a prima vista tanto che insieme ad altri papà, nel 2008 ne comprammo quattro che portammo al Villaggio Tognazzi a Torvaianica dove passavamo le vacanze con i nostri figli. Alla fine dell’estate avevo insegnato a più di trenta ragazzi ad andare a vela, ad uscire in mare in tutta sicurezza, e sono stato travolto definitivamente da questa grande passione: insegnare ai ragazzi ad andare a vela! Così è nata una squadra O’pen Bic, abbiamo creato un circolo, subito affiliato alla FIV. Nel 2009, – continua – abbiamo partecipato a un campionato nazionale, e a fine 2010 mi hanno eletto presidente dell’ASCOB l’associazione nazionale classe O’pen Bic.”
L’O’pen Bic piace perché fa divertire i bambini, non sostituisce l’Optimist, che va difeso a oltranza perché è l’unica vera barca a vela per ragazzi, questo invece è un giocattolo che consente di portare in barca bambini che forse sull’Optimist non ci andrebbero. È facile imparare ad usarlo, già a sei anni vanno in acqua e in poche tempo si possono fare regate.  “Ad oggi abbiamo in Italia dodici centri O’pen Bic, identici al nostro Circolo Velico Villaggio Tognazzi – dice Guido – vere e proprie scuole vela affiliate alla FIV, con nostri istruttori. Io sono “credente sostenitore” della FIV al 100%, perché sono convinto che queste cose vadano fatte a livello organizzato, altrimenti si perde del tempo.
Sono abbastanza contrario a chi fa vela senza essere associato, soprattutto perché la federazione ha come prima regola la sicurezza, non si può giocare con la vita dei nostri figli. C’è chi insegna vela senza brevetto, ma io non li voglio vedere e spero di non incontrarli mai. Nel nostro circolo – riprende a parlare di sicurezza – nessuno può uscire in barca se non indossa il giubbotto salvagente. Viceversa la FIV sta facendo un grande sforzo con il progetto Scuola Vela, entrare cioè  nelle scuole per spiegare agli insegnati che la vela deve far parte dell’insegnamento sportivo. La poca diffusione dipende, come ho già detto, da un problema culturale, non è un problemi di costi. Oggi un corso Open Day nel quale un bambino entra in una scuola federale, esce in  barca accompagnato da adulti, non necessariamente solo d’estate in vacanza, perché per esempio a Roma ci sono delle strutture che organizzano anche d'inverno i trasferimenti al mare così i nostri ragazzi fanno vela tutto l’anno il sabato e la domenica, nei mesi più freddi indossano mute stagne. Per comprare l’Open Bic si spendono circa duemila euro, una scuola agonistica costa cento euro al mese, in più bisogna calcolare i costi delle trasferte quando si partecipa alle regate. Un bambino che scia spende molto di più. In inverno la nostra squadra si trasferisce alla Lega Navale di Ostia (con “l’audace” Tullio Picciolini presidente) una delle più belle strutture per le derive che c'è nel Lazio. Io ho un sogno, – mi confida Guido  – il mio obiettivo è quello di avere fra tre anni 400 tesserati nella classe Open Bic e 50 centri. Nel primo anno ne abbiamo aperti 12, e quest’anno dovremmo avere 200 tesserati nella classe!”
L’O’pen Bic è un giocattolo divertentissimo, ha scritto Guido nell’introduzione del libro “La vela è un gioco bellissimo” (viene dato a ogni bambino che si iscrive ai corsi), con cui  cominciare ad andare a vela, con un approccio basato sul divertimento, con quel giusto spirito di avventura che occorre avere quando da bambini ci si avvicina all’acqua, al vento, alla natura.”
Appena tre mesi fa è stato messo in rete www.classeopenbic.it il nuovo sito della Classe italiana che si affianca a quello della Classe internazionale, dove trovare tutte le informazioni, i regolamenti, i percorsi della Classe, notizie sulle regate, convenzioni per le trasferte, mercatino dell’usato, dove e come acquistare i pezzi di ricambi, eccetera, insomma si trova tutto ciò che occorre sapere per portare i vostri figli in un centro O’pen Bic, e sbrigatevi…, perché Guido non vede l’ora di tesserarli!
Il Circolo Velico Villaggio Tognazzi www.cvvt.it è a Torvajanica sulla litoranea, ingresso Capitani di Spiaggia.
E per finire una notizia interessante, a breve, nella libreria Il Mare, potrete ammirare, eventualmente acquistare, un O’pen Bic!
Mau. Bi.

Le fotografie sono di Giovanni Carta, che ringraziamo   http://www.papernew.com/