giovedì 28 aprile 2011

Ancora energie un “sacco” alternative: il Lago di Luce e il Marsili Project

La pubblicità del Marsili Project
Non più di un mese fa abbiamo parlato di energie “un sacco alternative”per la produzione di elettricità , come la foglia artificiale, la turbina che sfrutta le maree e l’impianto fotovoltaico galleggiante.
Oggi invece parliamo di altre energie a partire da un “lago di luce”, il primato europeo di una piccola valle, così come ce lo descrive Gian Antonio Stella sul Corriere.it che titola “In Val Sabbia la più grande centrale fotovoltaica pubblica d'Europa” e continua: “A nord-est di Brescia c’è un lago di luce, tra le valli padane. Nei giorni in cui l'Italia si spacca sul nucleare, emerge dal profondo Nord una comunità montana virtuosa che si è dotata della più grande centrale pubblica fotovoltaica d’Europa.
Val Sabbia, “Lago di Luce”, da corriere.it
La quale distribuisce elettricità gratis a tutti gli uffici municipali, le strade, i semafori, i pensionati, le scuole… Senza un centesimo di soldi statali. Ha messo insieme 25 comuni della valle più altri 16 che si sono aggregati e in meno di sei mesi sono stati posati  24.024 pannelli per un totale di 38.438 metri quadri. Tutti stesi seguendo il più possibile la conformazione del terreno, tra gli alberi, in modo da avere il minor impatto possibile dal punto di vista visivo. E posati con una inclinazione di 10 gradi rinunciando a quella ideale (oltre i 30) perché dessero meno nell'occhio. Certo, ci rimettiamo il 5 o 6% di resa, affermano i progettisti, in compenso non è orrendo come certi impianti che si vedono in giro. A guardarlo da lontano sembra un lago… 
Il “lago di luce” fornisce energia per 7,8 milioni di kilowatt all’anno con un ricavato annuale di circa 5 milioni di euro. La valletta risanata con la rimozione dei capannoni coperti da una montagna di amianto diventerà un Parco delle Energie rinnovabili. Dove le scolaresche in visita potranno vedere anche una (piccola) pala eolica e, grazie a un vicino ruscello, un mulino ad acqua…
”
Ricostruzione grafica del vulcano Marsili
Dal profondo Nord al profondo Sud dove si sta concretizzando il primo progetto al mondo, tutto italiano, di valorizzazione dell’energia geotermica marina che è stato presentato a maggio del 2010 al Congresso Mondiale di Geotermia di Bali in Indonesia. In questi giorni sono stati resi noti i risultati delle ricerche e la notizia è esplosa sui nostri media con clamore e ha suscitato un grande interesse, specie quando, il Giappone insegna, si parla di rinnovabili.
 Non tutti sanno che nel Tirreno meridionale tra le Eolie e la Calabria abbiamo il più grande cratere sottomarino d’Europa, il vulcano Marsili, un sistema che si innalza per tremila metri e la sua cima è a mezzo chilometro sotto il pelo dell’acqua. Si estende per 50 di lunghezza e 30 di larghezza, è, per capirci, più grande dell’Etna, ma è nascosto sotto il mare e oggi è al centro di un progetto per la costruzione della prima centrale geotermica offshore del mondo.
 È nato così il Marsili Project, una sfida scientifica e tecnologica per produrre energia elettrica sfruttando le enormi sorgenti di calore prodotte dal magma incandescente che si trova alla base dal vulcano. L’acqua marina che s’infiltra al suo interno si surriscalda e, come in una enorme pentola a pressione, rilascia vapori da più di venti piccoli coni eruttivi da convogliare a piattaforme galleggianti per alimentare un sistema di turbine a vapore.
La “pentola a pressione”, da SuperQuark
L’impianto è paragonabile a quello generato dalle più grandi centrali geotermiche mondiali o ad impianti nucleari di media potenza. 
Un potenziale di produzione che da solo raddoppierebbe la quota del geotermico in Italia e basterebbe a coprire il fabbisogno energetico di 700 mila persone.
L’idea è nata a Patrizio Signanini dell’Università di Chieti e la società Eurobuilding, un’impresa specializzata in ingegneria naturalistica l’ha fatto suo con un investimento di circa 2 miliardi di euro. Il progetto è partito nel 2006 con una campagna di rilievi che ha permesso di confermare la presenza di decine di milioni di metri cubi di fluidi con temperature fino a 400 gradi e pressioni superiori a 200 atmosfere.
Alcuni coni eruttivi, da SuperQuark
Ora sta ora per entrare nella fase esplorativa: entro il 2013 l’obiettivo è arrivare alla costruzione di una prima piattaforma di trivellazione, con un pozzo pilota situato a 800 metri di profondità per perforare fino a 2 chilometri all’interno del vulcano. “Entro il 2016 dovrebbe essere operativa la prima unità produttiva che sarà poi affiancata da altre tre piattaforme”, spiega al fattoquotidiano.it Diego Paltrinieri, geologo marino e direttore del progetto, che esclude anche eventuali rischi per l’ambiente marino. “A differenza delle piattaforme per l’estrazione di idrocarburi dove la materia estratta è del tutto estranea all’ambiente circostante, nel caso del Marsili si tratta di un sistema aperto, con acque in continua circolazione. Un’eventuale fuoriuscita non genererebbe impatti rilevanti perché già esiste un’interazione tra le acque calde in pressione e l’ambiente marino, dimostrata anche dalla presenza di diversi geyser sottomarini nell’area”. 
“La geotermia offshore è una reale ed importante risorsa energetica tutta italiana, ci sono molti altri vulcani sottomarini da studiare nell’area del Tirreno meridionale” continua Paltrinieri.
Campagna ricerche 2006, si prelevano campioni
“Questo settore può contribuire in maniera determinante e in tempi relativamente brevi alla produzione di un’energia pulita, rinnovabile e non proveniente dall’estero, ponendosi anche come una valida alternativa all’energia nucleare.” Secondo le stime di Eurobuilding lo sfruttamento di tutte le caldaie sottomarine dei nostri mari potrebbe arrivare a coprire il 7-10% dei consumi totali di energia entro 30 anni, proiettando l’Italia all’avanguardia della ricerca geotermica mondiale e ridando linfa a un settore che potrebbe di fatto ridisegnare gli scenari della nostra politica energetica.
 Oggi, nonostante politiche nazionali di sostegno alle fonti energetiche rinnovabili e di contenimento delle emissioni di CO2 il contributo della produzione geotermoelettrica nel futuro scenario energetico nazionale è ancora minimo. In pratica, la geotermia è una dote che ci portiamo dietro da più di 100 anni ma di cui non sappiamo apprezzarne le potenzialità e gli sviluppi futuri, soprattutto considerando l’attuale quadro energetico nazionale.

Tecnologia petrolifera da adattare al Marsili Project
I giacimenti geotermici del Tirreno meridionale sono una risorsa di energia interamente italiana, che nel prossimo futuro può contribuire concretamente all’incremento degli approvvigionamenti energetici nazionali, la diversificazione del mix energetico, l’aumento della produzione da fonti rinnovabili e l’abbattimento delle emissioni di gas serra in atmosfera. L’Italia è in forte ritardo rispetto agli obiettivi degli Stati Membri dell’Unione Europea per il 2020 (Consiglio Europeo del 9 marzo 2007). La fonte geotermica copre finora meno dell’1% dei consumi energetici nazionali; questa quota è dovuta unicamente allo sfruttamento dei campi geotermici della Toscana meridionale (Larderello, Monte Amiata) e non sono previsti sostanziali incrementi della produzione nel prossimo futuro. 
Gli studi sperimentali sul vulcano sottomarino Marsili con la collaborazione dei più importanti Istituti di Ricerca italiani nel campo della geotermia e delle scienze del mare (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Istituto di Geologia Marina del CNR di Bologna e Università di Chieti) dimostrano che il suo sfruttamento raddoppierebbe di fatto la produzione nazionale da fonte geotermica. Lo sfruttamento poi di tutti i potenziali giacimenti geotermici del Tirreno meridionale, realizzabile nei prossimi 30 anni, può coprire il 7-10% dei consumi nazionali totali di energia.