mercoledì 19 gennaio 2011

Una breve inchiesta del Comandante Decio Lucano sulla popolazione nascosta dei modellisti navali

Modello di Schooner aurico
Decio Lucano è scrittore e giornalista. Regolarmente riceviamo le sue “DL News Cultura, notizie e commenti a cura di Decio Lucano”, da quella del 17 gennaio riprendiamo una sua inchiesta sul mondo dei modellisti navali e la sua recensione della ristampa del volume Il grande libro dei modelli navali, Enciclopedia del modellismo di Orazio Curti con una prefazione di Francesco Ogliari e costa € 35,00.


Il modellismo navale è ancora attuale? L’occasione per parlarne è la ristampa del libro di Ogliari.
Con un’ampia introduzione storica del modellismo navale che risale a 6000 anni a.C.,  il volume traccia  una breve storia dell’evoluzione della nave ricca di date, nomi e figure fino ai giorni nostri, e poi ci tuffiamo nelle pagine che ci deliziano nei dettagli costruttivi.  Tutto questo dimostrerebbe che il modellismo è sempre attivo. Anzi, è un’arte nelle sue forme tradizionali: statico, navigante generico, navigante radiocomandato, agonistico sportivo. E per applicarsi a quest’arte il volume aiuta a costruire modelli di ogni tipologia, ma bisogna avere l’attitudine, la pazienza, la tecnologia come se fossimo ingegneri e progettisti navali , sapendo interpretare disegni e piani, scegliendo il materiale, lavorare nella miniatura mettendo in tasca la nozione di tempo.
È scritto nella quarta copertina : “ La costruzione di un modello navale è arte complessa che esige una notevole versatilità e una non comune cultura marinara. Il modellista è progettista, disegnatore e costruttore…”
San Felipe, 1690
Nelle precedenti News abbiamo più volte dato notizia della nascita (meglio del nuovo organismo professionale) e dell’attività del Gruppo di Cultura Navale, che prosegue alla grande sotto la presidenza dell’ingegner Gino Chesi, che fondò l’Associazione Modellisti a Bologna  pubblicando volumi di grande impegno culturale e tecnico sulle navi.  Oggi il neo Gruppo ha approntato la monografia della corazzata Roma con 86 tavole, disegni e accessori vari e lavora con i suoi membri a modelli di celebri battaglie.
Ma quale ruolo svolgono oggi quelli che fanno  modelli ? È una passione nell’era di Internet ancora praticato e in aumento, o è in via di estinzione ? Parliamo di modelli non di scatole di montaggio ovviamente (sui quali non abbiamo alcun pregiudizio), ma di coloro che costruiscono sulla base di disegni , tavole, piani, pezzo su pezzo, navi a vela e a motore, mercantili e da guerra,  quelli che lo fanno per passione e orgoglio e quelli che lo fanno per venderli.
Gli armatori hanno sempre la buona abitudine di mettere in bacheca i modelli delle loro nuove navi come i cantieri navali?
 Io ho sempre avuto un buon rapporto con i modelli navali , sono la materializzazione delle fotografie , mi facevano sognare perché non ho la manualità per mettermi a costruirli , mi piacciono perché emanano qualcosa di…, vogliamo dire anima?, come l’Album dei nodi all’istituto nautico tramandato dagli anni cinquanta e che abbiamo fatto fare ai nostri allievi nella piccola accademia nella vecchia Darsena dell’istituto di Genova.
Construcciones Navales
Il primo approccio con la manualità, la pratica fatta  con le forbici, gli odori, decine e decine di nodi eseguiti con i lendini, anche complicati  e incollati come le figurine dei giocatori di calcio nelle ore di Esercitazioni Marinaresche, materia abolita da quest’anno nei Nautici. In quella accademia (che non c’è più) avevamo i modelli molto grandi di navi storiche come Constitution e Independence, come Sises e Sestriere, molto importanti nel dopoguerra per aver portato gli equipaggi italiani a imbarcare sulle Liberty in Usa. Eccome se sono serviti questi modelli per parlare di nomenclatura e di storia marinara.
E che dire negli anni ’50 degli insegnanti di teoria e manovra che nel programma scolastico ci tormentavano con  ore di lezione (alla lavagna) sulle vele dei velieri e sulle riparazioni di bompressi, pennoni, sartie, stragli, vele come se fosse stata una grande  sartoria.Eppure nessuno di noi si sarebbe imbarcato  su un veliero.Avevamo capito però  che c’era qualcosa di misterioso in quei riti scolastici.
Come salire sull’albero di manovra di un vecchio veliero nel cortile della scuola era un’ebbrezza , un’ emozione, il battesimo della maturità
Il direttore di un importante museo marinaro mi aveva detto: “ Figuriamoci se svilupperò il mio museo con i modelli di nave! “E aveva infatti trasformato la struttura con spazi multimediali, un “cinema” suggestivo di vita di bordo e di navi antiche, cannocchiali che inquadrano spazi equorei, ponti di comando con simulatori che riproducono navigazioni vere . In un altro museo ci sono parti di navi salvate dalle demolizioni, tutte cose che fanno spettacolo .
Non so se questo sia giusto nell’interpretazione mussale. Rileggo le parole del comandante Emanuele Aymo-Boot (l’autore de L’Ufficiale di coperta, 1972) del volume Come costruire un modello di veliero, 1980, dedicato alla costruzione con tavole e disegni di un piccolo bastimento dell’ultimo periodo velico commerciale, cioè intorno al 1920. “…nel modellismo di buon livello sorge l’esigenza di una ricerca storica documentata , che diventa un fatto culturale;…nella spinta al modellismo navale potrà spesso esservi una componente romantica che fanno sentire la nave simile a qualcosa dotato di vita e di anima; il navigante di professione si sente in un certo modo fuso con la sua nave nell’avventura, come la chiamano gli Inglesi, anche quando è utilitaria spedizione commerciale, che essi affrontano insieme. Per lo meno non vediamo mai nella nave un oggetto anonimo, ma qualcosa di personalizzato , per cui anche ammirare un semplice modellino di veliero ci rimanda subito con la fantasia ad epoche ormai trascorse…, ma affinché il modello che vogliamo costruire sia veramente creazione nostra, dove possiamo infondere qualcosa del nostro modo intimo di sentire la nave , come avviene per l’opera dell’artigiano e dell’artista, è necessario che costruiamo tutto da noi, senza avvalerci di oggetti fabbricati industrialmente…”
Titanic
Sarà che la popolazione invecchia , ma intanto sono spariti quei personaggi che qua e là vedevamo , solitamente ex naviganti che costruivano in piccoli locali a piano terra, la porta aperta, un banco, il tornio, pezzo su pezzo modelli di velieri. Erano la rappresentazione dell’ esperienza marinara e della pazienza. Molti modelli erano modelli classici di navi da battaglia, ma anche bastimenti antichi, pinchi, golette, brigantini che richiedevano una conoscenza perfetta dell’attrezzatura navale e velica.
Alcuni erano modelli recenti , navi radiocomandate. Ricordo una mostra alla Fiera di Genova nell’allora sede della Lega Navale inaugurata da Durand de la Penne, che la mattina era sbarcato dal suo giro in barca mattutino, vestito alla buona con i calzoni legati da una sagola al posto della cintura.
Amerigo Vespucci e Santa Maria
Era una mostra di un ex tecnico della Rai, ed era bellissima con tutti quei modelli, statici e naviganti, e gli allievi del Nautico avevano voglia di chiedere e di riempirsi gli occhi e la mente e sognare e avere voglia di costruire modelli …
“I musei – diceva un nostro interlocutore – sono posti dove le cose raccontano storie eroiche, tragiche, divertenti, poche incredibili, ma tutte accadute. Sono un’ispirazione, una forza di immaginazione per il futuro dei visitatori…”
Ci sono poi i modellisti che hanno laboratori che sono piccoli cantieri con personale specializzato, e lo fanno perché sanno fare ma anche per fini commerciali ed esportano i modelli (non solo navi ) all’estero ai committenti. A Genova c’è un capitano che si chiama Roberto Greco , da tanti anni sulla breccia, lavora per cantieri e armatori, per industrie come Krupp e fa modelli professionali portando in sé la conoscenza di un progettista, di un ingegnere, di un artista e insegna questa arte ai suoi dipendenti, la maggior parte giovani.
Nel 1985 Greco è stato chiamato per i lavori di restauro, di rilievo e di classificazione di tutti i pezzi della Mary Rose, l’ammiraglia della flotta militare di Enrico VIII , che affondò in battaglia contro i francesi davanti a Portsmouth, un banale errore di stabilità per cui il vascello si capovolse e naufragò ; venne recuperato 400 anni dopo da una fondazione nel 1983, posto in un bacino di carenaggio vicino a Porstmouth, accanto alla Victory, l’ammiraglia di Nelson.
Qui non si tratta solo di modelli, ma di navi vere e l’Inghilterra ne ha di simboli del passato civili e militari che espone e custodisce con orgoglio, ma anche altri Paesi , ultima l’Italia che si sta riscattando con il sommergibile Sauro al Museo Galata di Genova.
Ma i vecchi modellisti ci sono ancora o non ci sono più? Qualcuno però ha raccolto l’eredità , ci sono molti “allievi”, ci sono diversi siti che ci aprono ad associazioni comprese quelle che fanno modelli naviganti, ci sono vetrine che vendono, ma lo scopo principale è quello di creare e di ritrovare una passione  in controtendenza con l’informatica. Ritrovare un po’ di umanità, fatta di pazienza e conoscenza, di storia e di tradizione.
Decio Lucano