martedì 18 gennaio 2011

Roberto Rinaldi, un nome una garanzia

Roberto Rinaldi mostra alcuni suoi libri
Un bel biglietto da visita per il Roberto Rinaldi “fotografo e cameraman libero professionista” che a dieci anni giocava con la Instamatic della Mares mentre oggi presenta i suoi “Reportages dall’Idrospazio”, così titola la pagina di apertura del suo sito. E il sottotitolo specifica: “fotografia e cinematografia subacquea, naturalistica e di avventura”. A seguire un lungo elenco di “reportage dai mari lontani e vicini”.
Ora che di anni ne ha 48 – è nato fotosub quando ha aperto la partita IVA nel 1986 – con venticinque anni di immersioni negli angoli più remoti del globo, parla con più distacco della sua passione iniziale. Lo abbiamo incontrato in libreria per fare il punto della sua carriera.
“Era il 1988, racconta Roberto, quando inaspettata arrivò la possibilità di imbarcarmi come fotografo ufficiale sulla Calypso del Comandante Cousteau.
Roberto Rinaldi, Isole Andamane, 1988

Furono anni di viaggi entusiasmanti e memorabili, alla scoperta di angoli del pianeta all’epoca ancora quasi inesplorati. Con la Calypso fu possibile esplorare i fondali delle Andamane, della Thailandia, della Malesia, dell'Indonesia fino alla lontana Irian Jaia. Furono anni di viaggi fantastici, come quello che mi portò in oltre 25 mesi con diverse equipe a discendere l'intero corso del Danubio, dalla Foresta Nera al mar Nero, o quello che fu organizzato lungo il corso del Mekong, tra Laos Cambogia e Vietnam. Senza contare i luoghi

insoliti, imprevedibili, che mi videro con la squadra dei sommozzatori ansimare sotto il peso delle attrezzature sulle sponde di laghi tibetani a quasi 5000 metri in altitudine, o bucare la coltre di un metro e mezzo di ghiaccio che copriva in inverno il lago Baikal in Siberia, mentre fuori la temperatura era a 50 sotto zero.”
Roberto Rinaldi, Patagonia, 1995
Tra una spedizione e l’altra, Roberto ha continuato la sua collaborazione con varie riviste in Italia, in Germania, Francia, Giappone, Australia, Scandinavia, Olanda. Per due volte le sue foto sono apparse sulle prestigiose pagine di National Geographic. Intensa anche la partecipazione alla realizzazione di almeno una decina di volumi illustrati, quali Oceani, per la Mondadori, Guida ai relitti del Mediterraneo, Isole Maltesi, Guida ai relitti del Mar Rosso  e vari altri editi dalla italiana White Star e tradotti in diverse lingue. Sempre per la White Star, Rinaldi ha prodotto due volumi sull’Australia, tre guide d'immersione per le edizioni La Cuba e un manuale di tecnica d'immersione per l’editrice Portoria. Importanti alcune delle numerose spedizioni organizzate al di fuori dell'Equipe Cousteau negli ultimi dieci anni, quale l'esplorazione delle grotte allagate nelle profondità di un ghiacciaio patagonico, o la spedizione in barca a vela alla Penisola Antartica per fotografare la pericolosa Foca Leopardo.

Pesce SanPietro (Zeus faber), Capri
Tanti anni di partecipazione alla realizzazione di documentari in 16 millimetri, hanno dato a Rinaldi l’esperienza e le conoscenze necessarie per iniziare a lavorare anche come cameraman sottomarino. Ha preso parte a diverse scene filmate per fiction, pubblicità o documentari, e realizzato diversi collegamenti speciali per trasmissioni RAI, quali Linea Blu, Linea Verde, Ultimo Minuto, Survival ed altre. Oggi l’ultimo interesse è quello di documentare i fondali più profondi del Mediterraneo utilizzando miscele gassose diverse dall’aria atmosferica.
“Ora che il digitale ha distrutto la fotografia come la intendo io, che ha tolto al professionista tutta la parte creativa e tecnica – afferma Roberto – lavoro quasi esclusivamente a dei film (con l’aiuto della mia compagna Helena, svedese, subacquea anche lei, si occupa della gestione della produzione) insieme a un
Manta, Birmania
vecchio gruppo di lavoro nato ai tempi di Cousteau. Per la terza rete TV francese, in particolare abbiamo realizzato il documentario sull’intelligenza del polpo che ha avuto un grande successo con 7,5 milioni di spettatori, uno share altissimo per il genere. È stato diffuso anche su Discovery USA e Canada, sulla scia di questi successi ci è stata commissionata un’altra serie di film. ne abbiamo già girati due da 25 minuti sul coccodrillo cubano.”

Giardino di coralli, Polinesia
“Anche se la gran parte del mio lavoro è ancora tradizionale – continua –, la nuova frontiera è data dalle riprese sub in 3D che al momento però considero un bel problema, soprattutto perché il cinema lo vedo ancora come costruzione di una storia piuttosto che soltanto sulla spettacolarità della percezione dell’immagine che ci dà la ripresa in 3D. Esistono delle regole nuove di inquadratura e di movimento che non sono quelle alle quali siamo abituati. Però egualmente ci dobbiamo impegnare in questa nuova sfida, tanto che abbiamo diverse richieste e progetti in corso. Ma – ci spiega – siamo molto dubbiosi e preoccupati per l’investimento assolutamente esponenziale che siamo costretti a fare. Il problema più grande è quello della custodia, ne stiamo costruendo, su nostro progetto esclusivo, un prototipo realizzato artigianalmente, che costa circa 130mila euro, al confronto una buona custodia normale, costa non più di 15mila euro. Quindi fino a dieci volte di più di una buona custodia professionale senza contare le due camere e il monitor (anaglifo) in grado di restituire le immagini delle due camere.”
“Anche se il 3D non è una novità assoluta, – così conclude l’istruttiva relazione – è infatti nato negli anni cinquanta, oggi tenta di diventare una moda commerciale. Il mercato è invaso dai nuovi televisori 3D costano intorno ai mille euro, la Panasonic ha presentato una prima video camera la SDT750, dotata di lente di conversione 3D che registra simultaneamente le immagini per l'occhio destro e l'occhio sinistro attraverso i suoi due obiettivi. Se poi questo avrà un seguito io non posso dirlo. La grande scommessa è capire se tra due o tre anni il 3D avrà preso piede e allora tutte le attrezzature costeranno molto meno, saranno più  performanti, più piccole oppure verrà abbandonato perché troppo difficile.”
Ma. Bi.