mercoledì 26 gennaio 2011

Per conoscere Ponza

Ponzio Pilato, che fece per viltade il gran rifiuto, ha dato il suo nome all’isola di Ponza per una leggenda che lo volle esiliato sull’isola e di conseguenza anche al libro di Vincenzo Bonifacio Pontio, l’Isola di Pilato, dal mito alla realtà.

E soltanto un ponzese doc come Vincenzo Bonifacio poteva costruire con più di sei anni di lavoro un libro del genere su Ponza, un libro scientifico, forse il primo dedicato ad un'isola probabilmente da tanti troppo amata ma ancora sconosciuta. Uno studio inedito che fornisce un aiuto straordinario per la conoscenza di Ponza, da quella del mito a quella reale, attraverso la cartografia, da quella tolemaica a quella moderna con una scrupolosa ricerca attraverso biblioteche, archivi, collezionisti privati, preziose riproduzioni, come fotografie di tanti frammenti di storia.

L’arte di rappresentare e descrivere i luoghi è molto antica e va di pari passo con la storia dei popoli. Le prime immagini delle isole mediterranee risultano quelle di epoca romana, anche se sicuramente altre le hanno precedute. Tali rappresentazioni più che nell'ambito delle opere geografiche rientrano
in quelle a carattere simbolico, come il mosaico di Haidra (Tunisia). Altre volte sono ispirate a motivazioni ideali, come le rappresentazioni della Sardegna dell'Orbis Pictus, realizzate entrambe per celebrare le conquiste dell'impero.
Carta Tolemaica, inizio sec. XV
A Claudio Tolomeo (II sec. d.C.) si deve l'esecuzione di carte più attinenti alla realtà. Il grande geografo alessandrino, continuando gli studi intrapresi da Marino di Tiro, compila un sistema geografico realizzato con misurazioni più precise che tengono conto anche delle esperienze e dei “rilievi itinerari” riportati dai viaggiatori. Delle antiche tavole tolemaiche, a partire dalla caduta di Roma, si perdono le tracce per molti secoli. Soltanto intorno all’undicesimo ed al quindicesimo secolo compaiono delle carte redatte proprio sulla scorta dei dati forniti da quelle antiche. Si tratta di raffigurazioni manoscritte costituite dalle mappe d'Italia, annesse ai codici greci della Geographia, già in circolazione prima che fosse eseguita la traduzione latina del testo da parte di Jacopo Agnolo della Scarperia (1409). II più antico codice cartografico è il Codex Urbinas Graecus conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana. La carta tolemaica conservata nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, è considerata tra le capostipiti di quelle latine. È proprio in tali antiche rappresentazioni tolemaiche dell'Italia che compaiono, per la prima volta, le isole ponziane; sono raffigurate in maniera schematica ed esagerata nelle dimensioni e nella forma e senza distinzione tra le maggiori e le minori.

Al-Idrisi, Golfo di Napoli e Isole, XII secolo
Ponza non è nominata nei testi antichi. Bisogna aspettare Al-Idrisi (1100-1165), famoso geografo arabo alla corte di re Ruggero II, per trovarne esplicita menzione. Il nobile personaggio di origine maghrebina, stabilitosi a Palermo alla corte normanna, dopo aver effettuato numerosi viaggi riceve dal re l'incarico di realizzare un mappamondo con relativo commento.
Il mappamondo viene inciso su un gran disco d'argento di 6 metri di diametro che, purtroppo, in breve tempo viene perduto. L’opera cartacea, chiamata in italiano “sollazzo per chi si diletta nel girare il mondo” è invece duratura e descrive tutte le terre conosciute ed è corredata di ben dodici carte regionali.
Piri Re’is, Tirreno (Museo del Mare, Instanbul)
Nel nostro paese l'approccio con la cultura islamica è stato spesso condizionato dagli echi nefasti delle devastazioni compiute in diverse epoche storiche. Ponza ed Ischia furono tra le prime località a subire, nell'anno 812, un attacco da parte di quaranta navi saracene.
Da quella data le incursioni nella nostra penisola e nelle isole non si contano più. Più volte i pirati saraceni eleggono come base strategica proprio l’arcipelago ponziano e da esso partono per effettuare sortite a danno delle navi in transito o per portare attacchi alle città costiere. È lecito supporre che dalla fama negativa creatasi intorno all'arcipelago fosse derivato un isolamento materiale e culturale. Si giustificano in tal modo le scarse e confuse conoscenze che si rilevano nella letteratura geografica e cartografica fino al XVII secolo. Dopo Idrisi, con l’affermarsi della potenza ottomana, la cartografia islamica conosce un nuovo splendore intorno al 1500 grazie a Piri Re’is, ammiraglio e cartografo al servizio di Solimano il Magnifico.

Tra le più belle carte del secolo XlX è la “Riconoscenza topografica militare dell'isola di Ponza colle fortificazione nello stato che si trovano all'epoca del 31 ottobre 1816”. Si tratta di una rappresentazione a china ed acquerello attribuita al tenente del genio Michele Andreini. La carta soffre di imperfezioni dovute ad insufficienti rilievi geodetici. Nonostante diversi palesi errori l'aspetto della carta è piacevole e si comprende come sia stato notevole !'impegno di riprodurre i
particolari urbanistici e i rilievi collinari. Nella carta compare per la prima volta un rilievo completo, non solo degli elementi architettonici maggiori, come le strutture portuali, ma anche delle costruzioni minori tra le quali sono differenziate le abitazioni ipogee, in nero, da quelle in muratura in rosso.