sabato 27 novembre 2010

Ustica: un'isola di particolare bellezza. Il nome viene dal latino: ustum, bruciato.

Gaetano “Ninì” Cafiero esperto subacqueo, giornalista, scrittore, celebre per il suo Vita da Sub, è anche Tridente d'Oro e Cittadino Onorario di Ustica. In attesa della serata dedicata a Ustica del prossimo 2 dicembre, ci presenta, anche con le sue fotografie, questa perla nera del Tirreno.



Quando si arriva con la nave da Palermo, l'isola appare come fossero due terre divise dal rilievo di Monte Guardia dei Turchi che sovrasta il paese. Ma spingendo oltre lo  sguardo, lungo la costa, si capisce che Ustica è una. E unica. Spicca poi Capo Falconara con la Punta Omo Morto sulla cui sommità si trova una torre con sopra un fanale. Il paesaggio è primordiale,  la costa rocciosa e scoscesa, di difficile accesso. Al largo di Punta Gorgo Salato, c'è la secca Colombara: qui cresce rigogliosa la Laminaria rodriguezi , un alga che prospera soltanto in Atlantico e qui a Ustica, sul fondale della secca, impegnativo, 50 – 60 metri, dove vanno a raccoglierla i ricercatori. Una delle tante unicità di quest'isola. Come le grotte. Muovendo dal porto di Cala Santa Maria in direzione sud si incontrano le prime stupefacenti cavità naturali: quella Azzurra, quella dell'Accademia, e delle Barche, del Tuono, la Verde, quella dell'Oro, ciascuna con un nome che trova riscontro nei colori o nei suoni della roccia: la Azzurra, per il riflesso turchese che emana dal suo fondale; la Pastizza, il fondo occupato da enormi massi crollati; la grotta delle Barche dove i pescatori trovano riparo d’inverno; la grotta dell’Oro, dove lo zolfo ha assunto sembianze di metallo prezioso, e la Verde, o “Segreta” perché è la più appartata ma, come tutte le altre, agevolmente accessibile dal mare.
La grotta Azzurra
Dall'alto di punta Cavazzi, uno dei più stupefacenti belvedere naturali dell'isola, è evidente il cammino, sempre lungomare, fino alla punta dello Spalmatore, con la torre omonima che ospita la biblioteca del mare e il laboratorio di ricerca scientifica, dove ha inizio l'area A (quella a riserva integrale delle acque intorno alla costa). È possibile immergersi nelle acquee della zona a riserva integrale, ma solo con le guide autorizzate(ci si può rivolgere all'acquario dello Spalmatore). Nella vetrina delle acque trasparenti che la circondano  Ustica espone i suoi tesori più belli: non a caso è la riconosciuta Capitale dei Sub. L’itinerario archeologico sommerso di Punta Gavazzi, un “filo di Arianna” che si snoda a poca profondità, consente anche a chi, in superficie, nuoti con maschere e pinne, di scorgere ancore litiche e ceppi in piombo, anfore e altri oggetti là e come erano stati perduti duemila anni fa: unico esempio in Italia di museo “vivo”.
Chi abbia dimestichezza con l'immersione può anche percorrere l'itinerario archeologico alla profondità dei reperti  nel silenzio surreale dell'apnea o con il borbottio dello scarico in acqua dell'autorespiratore ad aria.
Oltre lo Spalmatore, nei  pressi di punta Megna si intravede lo Scoglio del Medico: narra la leggenda che un re saraceno vi lasciò morire di fame il suo medico perché non era stato capace di guarire la figlia. I ruderi del villaggio preistorico in località Tramontana, e la necropoli a cala del Camposanto raccontano dell'antichità degli insediamenti umani in questa scheggia di vulcano posta nel bel mezzo del  Tirreno.
Ustica è dunque un caso particolare di bellezza. Il nome le viene dal latino: ustum, bruciato. La sua nascita, la sua vita tumultuosa nei primi millenni dell’Era Neozoica sono descritte dalle sue forme stesse, scolpite dalle onde, modellate dal fuoco, la linea di costa interrotta da anfratti, caverne, recessi, calette. Spiagge, nessuna. Al massimo una distesa di ciottoli neri, sulla strada verso Punta Spalmatore; e la sabbia granulosa e grossa della Cala Santa Maria. Per il resto dirupi a picco su un mare di colori e trasparenze stupende.
Davanti all’uscio delle case – le facciate con  murales, dipinti da pittori insigni e da naïf locali - banchetti improvvisati con una sedia offrono lenticchie, fagioli, capperi, da comprare e portare a casa per ritrovare sapori e odori da tempo scomparsi.
Il battello con il fondo trasparente della Riserva Marina assicura uno spettacolo fantasmagorico a chi non abbia dimestichezza con l’immersione subacquea: la ricchezza e la varietà di questi fondali mediterranei sono stupefacenti, la vita si manifesta e trionfa ovunque con animali che hanno l’aspetto di pianta o di fiore, con macchie di colore che incrostano la scogliera, con cernie elusive che fanno capolino dalla loro tana, con branchi lucenti di barracuda e di tonni che passano veloci, sagome d’argento contro il turchino del cielo d’acqua.
Anche se l'immersione subacquea è la maggior attrattiva, la piccola isola di Ustica offre attività alternative interessanti. In bicicletta, per esempio, si può  andare lungo la strada, assai poco frequentata, che costeggia l'isola. Ci si può fermare per una visita al piccolo Acquario situato di fronte alla zona A della Riserva Marina; qui si possono ammirare tutte le specie vegetali ed animali tipiche di questo mare. Non molto distante, è possibile farsi accompagnare dalle guardie della riserva alla Grotta Rosata, così chiamata per la colorazione rosa che assumono le pareti ricoperte da un'alga che riflette questo colore con la luce del tramonto che filtra dalla volta a cielo aperto. Poco più avanti, vicino al faro di Punta Spalmatore, si può riposare e rinfrescarsi con un tuffo nelle acque delle Piscine Naturali; uno specchio d'acqua limpida, delimitato da rocce tutt'intorno ma in comunicazione con il mare tramite un passaggio subacqueo. Per gli appassionati di mountain bike o di trekking, il percorso ottimale è quello sterrato che passa attraverso il magnifico bosco di pini marittimi, sale sino a raggiungere la cima del monte Guardia di Mezzo a 248 m.s.l.m. da dove si gode uno splendido panorama, per poi ridiscendere lungo la costa dello Spalmatore. Per rimanere in tema di passeggiate, è possibile effettuarne una a dorso di mulo, seguendo l'antico sentiero che costeggia il lato Sud dell'isola e che un tempo era utilizzato dai contadini per trasportare il grano al mulino; anche qui il panorama è da mozzafiato! D'obbligo è la visita alla Fortezza, rifacimento borbonico su base romana risalente al 1763, ed al museo Archeologico  allestito nella Torre di Santa Maria, che il re Carlo III fece erigere a difesa dai pirati saraceni, dove sono in mostra reperti trovati sulla terra ma soprattutto in fondo al mare.
Gaetano “Ninì” Cafiero