giovedì 21 ottobre 2010

LA ZATTERA ROSSA di Ambrogio Fogar al Museo del Mare Galata di Genova

È la zattera di salvataggio sulla quale Ambrogio Fogar e Mauro Mancini tracorsero i terribili 74 giorni in seguito al naufragio del Surprise nel  gennaio del 1978. Fogar ha descritto quella drammatica avventura nel libro Zattera (ormai introvabile), nel quale descrive la lotta di due uomini per la sopravvivenza, una lotta strenua che viene combattuta fino all’ultimo istante ricca di momenti di riflessione. E, come disse Mauro Mancini: è “un’esperienza che può servire anche a chi non naufragherà mai. Ciò che conta è la volontà di vivere, di non arrendersi e continuare. Siamo tutti su una zattera”. Mancini, che aveva perso 41 chili di peso, morì due giorni dopo che furono recuperati da una nave mercantile.


Il canotto gonfiabile ridotto dopo tutti questi anni a cartavelina, non si sapeva come conservarlo, fino a che soltanto recentemente la famiglia, con un colpo di fortuna,  è riuscita a trovare un esperto capace di restaurarlo (la ditta Puricelli di Milano) e ha deciso di donarlo al Museo del Mare Galata.
Da questo significativo momento, presso la Sala della Tempesta del Museo, i visitatori del Galata potranno scoprire e approfondire la vicenda del SURPRISE, che naufragò nel tentativo di circumnavigare l’Antartide. In un allestimento essenziale ma evocativo gli appassionati alla vicenda potranno vedere da vicino la “Zattera”, battello di salvataggio pneumatico tipo Avon4, che è tutto ciò che rimane del naufragio, a duecento miglia a nord delle isole Falkland.
Mancini è reso immortale per tutti quelli che vanno per mare lungo le coste italiane, grazie alla collana di libri “Navigare lungocosta” in cui sono date, in modo semplice e comprensibile le informazioni utili alla navigazione. L’editore Luciano Lischi, che era grande amico di Mancini, continua a pubblicarli con successo.
Per anni le cronache di quel drammatico naufragio hanno lasciato una scia di dubbi e di polemiche sul sopravvissuto. Domenica scorsa il Corriere della Sera ha pubblicato due lettere dalla zattera che per 74 giorni, dal 19 gennaio al 2 aprile 1978, ha vagato nell’Oceano Atlantico in attesa dei soccorsi, raccontano le paure, le speranze e il coraggio dei due navigatori chiusi da settimane in un piccolo canotto. Lettere  che testimoniano il legame tra Mancini e Fogar, l’intensità di un’amicizia che ha resistito nei giorni drammatici del naufragio, quando nella zattera dovevano dividere l’aria, l’acqua e gli ulti­mi istanti di una vita che si stava esaurendo per mancanza di cibo.
Il Corriere ha anche pubblicato la lettera di Mancini alla moglie che noi vi proponiamo. L’ha scritta mentre vaga nell’oceano sulla zattera, consapevole che la morte è vicina.
A Roberta Vigna Mancini
Tesoro mio, ho vissuto questi lunghissimi giorni di agonia con il tuo nome, sempre ripetuto e pensato.
Scusa del dolore che ti dò. Ma non è dipeso da errore umano. Stavamo anzi tornando indietro perché la barca aveva sofferto qualche piccola avaria. Eravamo a 4 giorni di vela da Rio de la Plata quando un branco di orche o balene ci ha attaccato affondando il Surprise in 4 minuti. Ci siamo gettati sul battello di gomma e sulla zattera autogonfiabile con pochissima roba da mangiare. Era la mattina di giovedì 19 gennaio e adesso sono 3 settimane che stiamo vagando per l’oceano senza che nessuno abbia potuto e saputo cercarci. Oggi siamo a circa 270 miglia a sud di Rio de la Plata! Ambrogio Fogar è uomo coraggioso, equilibrato, buono. Ci siamo fatti compagnia con grande fermezza d’animo e questo è già qualcosa.
A te Roby mio unico grande bene voglio dire una cosa: vivi la vita, in ogni istante perché non vi è regalo più grande. Io lo capisco appieno, soltanto ora che la sto perdendo. Ma vivila nel dialogo, facendo posto anche agli altri. Non mi ricordare troppo. Sono stati 14 anni belli i nostri, e equilibrati. Dal punto di vista finanziario sto abbastanza tranquillo. Con la liquidazione pagherai la casa poi venderai il Quoziente, poi avrai la pensione. Ho scritto a Sensini che ti aiuterà, rivolgiti a lui con fiducia perché avrai qualche mese duro davanti. Addio mia impareggiabile Roberta che aveva molte più ragioni di quante io non gliene dessi! Chiedo perdono ai tuoi genitori e a tutti gli altri di famiglia. 
Per sempre tuo, Mauro.