mercoledì 31 gennaio 2018

Un Viaggio nell’antica Roma guidati da Carlo Ruta e Sebastiano Tusa

Ancora una volta i due saggisti siciliani Carlo Ruta di Ragusa e Sebastiano Tusa palermitano, saranno ospiti della nostra libreria il prossimo 15 febbraio per parlare del loro nuovo lavoro, il libro Viaggio nell’antica Roma, lungo le vie del sapere, delle cittadinaze e del sacro. A “interrogarli” i due gionalisti Pippo Cappellano e Pino Blasone. Nel risvolto di copertina la presentazione che segue: Roma si erse dal fondo della storia con un uso strategico e intensivo della forza, quella soprattutto delle sue legioni: una forza dominatrice, intrisa di bisogni e istinto. Di tale pulsione essa seppe fare tuttavia un impiego razionale. E questo è, in primo luogo,

giovedì 11 gennaio 2018

Acquedotto Traiano: una pendenza di circa tre metri per 57 chilometri con una portata di 1400 litri al secondo


Il nostro “geometra” scrittore nella calza della Befana ha messo una vera chicca, il racconto di un acquedotto straordinario lungo 57 chilometri. Passato alla storia come Aqua Traiana venne costruito dall’imperatore Traiano nel 109, con parziale riutilizzazione del condotto dell’Aqua Alsietina. Raccoglieva le acque di sorgenti sui monti Sabatini, presso il lago di Bracciano (lacus Sabatinus). La lunghezza complessiva era di circa 57 km e la portata giornaliera di circa 2.848 quinarie, pari a poco meno di 118.200 m³. Raggiungeva la città con un percorso in gran parte sotterraneo lungo le vie Clodia e Trionfale e poi su arcate lungo la via Aurelia, entrando a Roma sul colle Gianicolo, sulla riva destra del fiume Tevere. Tagliato una prima volta durante l’assedio di Roma da parte degli Ostrogoti di Vitige, nel 537, fu restaurato da Belisario. Per i danni ancora subiti dai Longobardi, fu di nuovo restaurato a più riprese tra l’VIII e il IX secolo, e fu infine ricostruito come “Acqua Paola” nel XVII secolo. Il Caput Aquae (fonte) dell’acquedotto di Traiano è venuto alla luce quasi per caso in una zona sul Fosso della Fiora al confine tra il comune di

venerdì 5 gennaio 2018

Di un grandioso progetto è rimasto un solo bellissimo arco

Via Giulia, Arco Farnese
Il nostro “geometra” scrittore Giancarlo Pavia, inaugura il 2018 con un nuovo racconto, quello del progetto di un grandioso ponte che Michelangelo non riuscì a portare a termine.
Il ponte di Michelangelo (o ponte Farnese), doveva sorgere iniziando con un primo arco che valicava via Giulia e sarebbe dovuto proseguire con una serie di successivi quattro o cinque archi che avrebbero congiunto palazzo Farnese – per la sua mole compatta e squadrata, passò tra le quattro meraviglie di Roma come “Dado Farnese” –  con i giardini che i Farnese possedevano sull’altra sponda del Tevere, oggi nota come “la Farnesina”; e,  se fosse stato finito, sarebbe apparso un ponte grandioso per chi veniva da Campo de Fiori. Il progetto fu elaborato da Michelangelo, e nella sua idea doveva essere un vero e proprio ponte. Ma non fu mai

La siccità ha portato alla luce una Venere nel lago di Vico

Il monte Venere fa parte del complesso montuoso dei Cimini che circondano il lago di Vico. Secondo la leggenda il lago ebbe origine dalla clava che Ercole infisse nel terreno per sfidare gli abitanti del luogo; nessuno riuscì a rimuoverla. E quando Ercole la rimosse, sgorgò un enorme getto d’acqua che andò a riempire la valle formando così il lago. I cambiamenti climatici causa della perdurante siccità, hanno abbassato il livello delle acque così i raggi del sole penetrando in profondità hanno illuminato una meravigliosa statua. A parlarne è un fotografo viterbese, Dario Mazzalupi, che la scorsa estate l’ha fotografata su un fondale piuttosto basso. Questo è il suo racconto: …la bellezza di una figura femminile inebria i miei occhi. Rimango immobile, sospeso a mezz’acqua, folgorato da un’energia di luce difficile da descrivere. I raggi del sole e il lento movimento ondoso creavano tutt’intorno un alone magico.