venerdì 21 dicembre 2018

Un ibro controcorrente: Passaggio a Dar, ritratti dalla Tanzania

Giulia D’Angelo e Carlo Mari
Carlo Mari è tornato alla libreria il Mare per presentare la sua nuova opera fotografica: Passaggio a Dar, ritratti dalla Tanzania, un libro che ci mostra i pescatori della Tanzania al grande mercato del pesce di Dar es Salaam. Racconta Mari “i pescatori della Tanzania mi dicevano: siamo stanchi, abbiamo pescato tutta la notte, ma siamo orgogliosi e felici perché abbiamo raccolto i pesci, il mare è la nostra vita, per favore fai una bella foto a ciascuno di noi”. Le foto di Mari ai pescatori sono scaturite da un incidente occorso al fotografo. Mentre, era sott’acqua trascinato dentro una rete da pesca per fotografare, viene punto da un pesce Scorpione con le sue spine velenosissime. Si reca quindi all’ospedale usato dai pescatori del luogo dove lo curano. Nello stesso tempo lo informano che dovrà stare a riposo per una decina di giorni. È preso dalla disperazione, perché l’inattività lo spaventa: È abituato a lavorare velocemente e il suo progetto iniziale che riguarda la realizzazione di un racconto fotografico sulla pesca, le barche, i pescatori di tutta la costa dell’Africa orientale, dal Kenia al Mozambico, dovrà subire un rallentamento. Da bravo italiano ha un’intuizione: inventa un set fotografico dentro il grande mercato del pesce di Dar es Salaam.
Parla con le autorità e chiede i necessari permessi. Coinvolge anche il Vice Presidente della Tanzania Saia Suluhu Hasan, che scrive: Il mare è il nostro unico reddito, fonte del cibo quotidiano, il mare è vita; se ne abusiamo, il nostro reddito diminuirà, la vita non sarà più buona per nessuno, è molto importante proteggere il mare, così può continuare a prendersi cura di noi”. Samaki in lingua swahili, significa vendere e comprare pesce. Senza pesce non si può pensare a un pasto adeguato e normalmente si tratta dell’unico pasto della giornata. La maggior parte  delle persone della costa della Tanzania, vive di questa attività e la vita dei pescatori è legata al grandissimo e famosissimo mercato del pesce di Dar es Salaam. Sono felicissimo – dice a Mari un pescatore – quando riesco a tornare a casa con del buon pesce per la mia famiglia e alcune volte anche con un po’ di guadagno. Ringrazio Dio e non ho bisogno di altro. La mia vita è in questo mercato e nel mare. Racconta Carlo Mari che questo mercato è il luogo più straordinario da visitare a Dar es Salaam e qui si può anche gustare la gastronomia del pesce fresco cucinato in vari modi da numerose donne. Scrive Mari “Quanto rumore, quanto odore, quanto caldo, ma anche una scoperta continua della terra

mercoledì 5 dicembre 2018

Un’opera inossidabile in due volumi e un’imponente documentazione fotografica

L’autore di Baglietto Varazze è l’architetto milanese Piero Maria Gibellini presidente della Riva Historical Society. I volumi sono numerati da 1 a 100 sul cofanetto la targhetta d’acciaio numerata e firmata. Quella in libreria è la copia numero 45. Oggetto dei due volumi è una ricerca storica, puntualmente ricostruita e ampiamente documentata, sulla vita dei famosi cantieri Baglietto di Varazze e della famiglia proprietaria dalla fondazione al 1983. Una vita che è permeata dagli eventi storici Italiani, legata alla Marina Militare Italiana per i famosi M.A.S. e gli idrovolanti, alla nascita della motonautica da competizione, alle regate a vela nelle classi metriche. Infine una storia famosa per la produzione in serie, nel dopoguerra, di yacht a motore. Così, accanto alla scorrere della storia in cantiere, anno per anno, si raccontano i personaggi, con gli eventi connessi e le vittorie nelle regate. A corredo di quest’opera inossidabile, un’imponente documentazione fotografica d’epoca e attuale e di disegni originali di piani e particolari costruttivi. Completano i volumi i registri d’archivio e di produzione.
Pietro Baglietto nasce nel 1841 a Varazze. Nel 1854 fonda il “suo” cantiere nel capanno di un orto a cento metri dal mare e costruisce piccoli scafi di gozzi e canotti. Ben presto si orienta verso lo yachting iniziando a costruire imbarcazioni da diporto. Fino al 1890 il cantiere Baglietto è un cortile all'interno dell'abitato di
Varazze, lontano dalla spiaggia. Ottenuta la prima concessione di arenile e grazie anche alla nascita dei primi Yachting Club, molti appassionati cominciano a fare a gara per possedere un'imbarcazione targata Baglietto. La prima barca da regata è il cutter Rosy, lungo 7,50 m., seguito nel 1889 dalla Barchetta. Nel 1891 il famoso yacht Miss Mary, modificato da Baglietto, diventa campione di regata. È l’inizio di una lunga serie di trionfi storici nel settore delle imbarcazioni da competizione.Dietro ogni progetto, vi è sempre il lavoro e l'impegno di tante persone. Donne e uomini dalle elevate competenze e professionalità che rappresentano la chiave del nostro successo.
Crediamo nelle sfide, nel miglioramento continuo delle nostre performance, crediamo nelle persone , il nostro vero valore aggiunto"

Incontro con Carlo Mari, un fotografo che ha girato il mondo

Il 6 dicembre, alle 18.30, in libreria vi accoglierà Carlo Mari per parlare del suo ultimo libro fotografico Passage through DAR - portraits from Tanzania. Un libro di ritratti in bianco e nero, di lavoratori e persone comuni che posano orgogliosi di mostrare la loro conquista del giorno. Sono i pescatori e i frequentatori del mercato del pesce di Dar El Saalam in Tanzania, uno dei più importanti dell’Oceano Indiano. Circa 20.000 persone frequentano giornalmente questo straordinario luogo.“Sono molto felice quando riesco a dire la mia giornata è compiuta in queste primissime ore del nuovo giorno, dice uno dei pescatori. Quando riesco a tornare a casa con del buon pesce per la mia famiglia e a volte anche con un po' di soldi, ringrazio Dio, non ho bisogno di altro, la mia vita è questo mercato.“I miei libri fotografici nascono sempre da un progetto, da una visione o da un’ossessione che inseguo con tenacia ed impegno. Questo libro invece è nato quasi per caso…” spiega Carlo Mari. “Febbraio 2018: sono a Pemba in Mozambico, ultima tappa di un lungo racconto fotografico che inseguo ormai da tre anni. Un racconto che parla di pesca, di barche, di reti e di pescatori di tutta la costa dell'Est Africa, dal nord del Kenya al Mozambico. Lavoro affascinante nei luoghi in cui l'Oceano Indiano porta sostentamento e vita a questa parte di costa africana. La pesca miracolosa! Un viaggio biblico! Inseguivo il mio racconto, ma ho dovuto fare i

giovedì 8 novembre 2018

Un libro che accende i nostri ricordi scolastici

Il prossimo 29 capita di giovedì e al solito orario, le 18.30, in libreria presentiamo un nuovo libro: L’ultimo sogno delle scopritore di Troia, Heinrich Schliemann e l’Italia (1858 – 1890), ovvero l’affascinante storia dell’imprenditore e archeologo tedesco, una delle figure più importanti nel mondo dell’archeologia per la rilevanza della scoperta da lui compiuta nel XIX secolo: la scoperta di Troia. Anche l’autore del libro, Massimo Cultraro, è archeologo oltre che primo ricercatore presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Catania, insegna Paletnologia e Preistoria Egea presso l’Università di Palermo. Ecco la scheda del libro.
 Nel 1858 H. Schliemann (1822-1890) compie il suo primo viaggio in Italia da turista ed uomo di affari. Non è ancora il personaggio famoso che il mondo celebrerà come lo scopritore di Troia.

mercoledì 7 novembre 2018

Nella nostra libreria calendari 2019 per tutti i gusti e esigenze

State già pensando al calendario 2019 che volete appendere sulla parete della cucina o dello studio? Allora affrettatevi a fare una visita nella nostra libreria e avrete l’imbarazzo della scelta. Sia nel prezzo, da 9 a 40 euro, che nel formato, dal 30x10 di Sea 2019 al 48x68 la Grande Vela di Franco Pace. Nelle immagini a fianco i calendari 2019 che abbiamo selezionato per Voi, Amici de Il Mare: fatti di vele, spiagge, fari, oceano...
Ci accompagna da più di duemila anni. Così come lo conosciamo noi, è nato a Roma. È stato prima lunare, quello di Romolo, e poi solare grazie a Giulio Cesare. Qualche correzione la dobbiamo ad Augusto, che fra le altre cose ci terrà a dedicare al suo predecessore il mese di Luglio e poi a Papa Gregorio che darà una sistematina definitiva al pasticcio dei bisestili, per evitare che la Pasqua scivolasse dentro al Natale.
Il fiocchetto ce lo mette Papa Innocenzo XII che definisce una volta per tutte la sua data di inizio, il 1 gennaio. Per quel mix di religiosità e ritualità pagana che permea tante delle nostre tradizioni già all’epoca di Cesare, nel giorno del 1 gennaio avevano luogo banchetti luculliani e festeggiamenti sfrenati in onore di Giano Bifronte, il dio di “tutti gli inizi”, protettore delle porte e simbolicamente anche dell’anno che se ne andava e di quello che veniva. Nel suo nome c'è tutto il pragmatismo dell'Antica Roma: in latino significava libro di credito e delle scadenze, perché gli interessi maturavano il primo del mese. È chiaro che stiamo parlando del calendario : il 'calendarium' dei latini. Misura del sole, delle stagioni, della luce, organizzazione ed evoluzione del nostro tempo. Nei moderni calendari ci si può trovare di tutto, i nomi dei santi, le feste (e le storie) nazionali, le fasi della luna, il fluttuare delle albe e dei tramonti, le ricette di stagione, i segni zodiacali. E ognuno può scegliere di aggiungerci le cose che più ama, in modo che gli facciano compagnia per tutto l'anno. Noi ovviamente abbiamo scelto il mare.
Annalucia Nicosia

lunedì 5 novembre 2018

La stima: 5,25 miliardi di pezzi di plastica inquinano i nostri mari

La crociata per vietare i sacchetti di plastica è diventata negli ultimi anni una componente importante del movimento ambientalista tradizionale, e le ragioni di ciò non sono misteriose. Non solo è ben documentato che i sacchetti di plastica possono richiedere anni per decomporsi nelle discariche, ma sappiamo anche che possono ostruire le discariche, soffocare la vita marina e sono un incubo per i sistemi fognari. L’impatto negativo dei sacchetti di plastica è così estremo che molti paesi in tutto il mondo hanno preso provvedimenti per imporre tariffe o vietare l’uso dei sacchetti di plastica, una tendenza iniziata con il Bangladesh nel 2002 e proseguita da ultimo con il Kenya nel 2017. Il lungo racconto che segue Fabrizio Carbone lo ha scritto nel 1987 per la rivista Aqua. È ancora di estrema attualità. Lo riportiamo integralmente.
Un grido improvviso. Qualcuno si sbraccia dal parapetto della motonave “Pascali” in navigazione venerdì 4 luglio scorso da Olbia a Civitavecchia e indica in mare un dramma che si e consumato nella spazio di un paio di minuti e che solo pochi hanno vissuto. Una tartaruga marina e finita con la testa e una delle zampe dentro a una busta di plastica lattiginosa e inerte e non e riuscita a liberarsi in tempo. Cosi e stata vista girare su se stessa, presa dal risucchio delle eliche, dal frangere dell'onda provocata dalla prua della nave. E con quel sacchetto soffocante addosso e scomparsa per sempre. Un dramma da poco, dirà qualcuno. Ma chi ha vista l’animale morire in quel modo ha provato dolore e rabbia impotente e non ha potuto fare a meno  di restare a guardare verso l'orizzonte di un mare di sacchetti di plastica galleggianti: uno, due, anche tre ogni due secondi. Ovunque. La plastica è tra i sassi dei

martedì 30 ottobre 2018

Luca Tamagnini: oltre duecento scatti per un “grande” libro sulle coste italiane

Dell’intraprendente “giovanotto” di 55 anni, cioè Luca Tamagnini, ne abbiamo già parlato quando abbiamo presentato le sue “opere” recenti, il volume Sardegna Paesaggio Costiero e il calendario 2018. Ora invece si presenta con un “fratello più grande”, diverso il formato (cm. 29x29), pesa due chili, e ha la copertina rigida, cambia il titolo: Italia Paesaggio Costiero. Così lo descrive: “Più che un libro di viaggio è un libro di fotografia. Ci sono foto fatte quando lavoravo con Folco Quilici (gli scatti dal cielo) che vanno dagli anni ’80 ai primi ’90. Poi foto fatte per la collana delle Aree Marine Protette che sono dei primi 2000. Infine, più di un terzo del libro è di scatti tra il 2017 e 18. Sono passato da uno scatto d’istinto, rapido da fotoreporter ad uno scatto molto studiato, su cavalletto. Ho lavorato anche con il formato a lastra 4x5. Con Folco ho navigato molto l’Italia e ho volato lungo tutto le sue coste. La sua scomparsa è capitata propriamente stavo per chiudere la scelta delle foto. Il libro è dedicato a lui e nel testo e nei

lunedì 29 ottobre 2018

La Villa di Livia a Prima Porta


Livia Drusilla, moglie dell’imperatore Ottaviano Augusto, possedeva una bellissima villa sulla via Flaminia. Dopo aver superato un ponte a lei dedicato (ora vergognosamente inglobato nella parte inferiore di un moderno cavalcavia ed ignorato da tutti, ved. foto) si giungeva '‘ad gallinas albas” zona così denominata per una leggenda dell’epoca, in vista di un sistema di sostruzioni contraffortate in opera reticolata, alte fino a 14 metri, che sostengono la villa nella parte prospiciente il Tevere, dove si trova un passaggio pedonale che collega la villa con la via Flaminia e la via Tiberina. I primi scavi del sito risalgono al 1863-1864, quando venne scoperta la statua di Augusto di Prima Porta,  oggi ai Musei Vaticani e alcuni ambienti sotterranei, come il famoso ipogeo con affreschi di giardino. Nel 1944 un ordigno danneggiò la sala sotterranea, usata

lunedì 22 ottobre 2018

Eccezionale novità: una vittoria alata in rilievo sul rostro Egadi 18

Rostro 18: il rilievo della vittoria alata
Palermo, 20 ottobre – Tra i 75 e i 95 metri di profondità, nei fondali a Nord – Ovest dell’isola di Levanzo, nel corso della campagna di ricerche effettuata nei mesi di Settembre e Ottobre dalla Soprintendenza del Mare in collaborazione con i subacquei altofondalisti della GUE -– Global Underwater Explorer e il Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza, sono state effettuate nuove scoperte di grande interesse scientifico che arricchiscono le conoscenze con l’eccezionale recupero nell’ambito della campagna di ricerche archeologiche subacquee nel luogo della Battaglia delle Egadi del 241 a. C. Le attività appena concluse si sono concentrate sul rilievo, la documentazione e il recupero del rostro denominato “Egadi 18”. Il luogo della battaglia era stato già identificato negli anni scorsi, ma quest’anno le ricerche si sono concentrate in un'area ritenuta più importante per numero di target, individuati durante la campagna effettuata nella scorsa estate dalla nave oceaonografica della statunitense RPM Nautical Foundation. La zona individuata infatti risultava essere molto promettente, visto che evidenziava la presenza di ben tre rostri. Le attività appena concluse si sono concentrate

Arroganza edilizia: come si conquista la Domus Imperiale di Nerone ad Anzio



La Domus come stabilimento balneare
La villa oggi fa parte del parco archeologico che si estende per quasi tutta la via Fanciulla di Anzio e comprende il porto e l’area dei magazzini portuali (le cosiddette grotte di Nerone). La grandiosa villa imperiale di Nerone, si estendeva (a  sinistra la ricostruzione) lungo la fascia costiera di Anzio, a partire dalla punta di Capo dAnzio e via Furio Anziate per più di 800 metri verso ponente fino al capo dell’Arco Muto. Ad Anzio, come riferisce Tacito, nacque Nerone, ed è forse per questo che fu sceltadall’impera-tore per costruirvi un porto e la propria villa. La leggenda narra che dalla sua villa anziate Nerone assistette al rogo di Roma. L’imperatore possedeva nella sua dimora una ricca biblioteca con scaffali di legno, adornati da borchie d’oro, mentre in ambienti riservati la villa forse nascondeva un museo privato con immagini di centauri e amazzoni. Da questo museo provengono le statue più famose di Anzio archeologica: l’Apollo del Belvedere, il Gladiatore Borghese e la Fanciulla di Anzio.

sabato 13 ottobre 2018

Come ti restauro un rostro

Il rostro numero 13. A ds. la porzione di legno incastrata
Proprio in questo momento, con l’appoggio della nave oceanografica Hercules, i subacquei altofondalisti della GUE – Global Underwater Explorer – sono impegnati nei fondali della costa nord occidentale dell’isola di Levanzo nella ricerca di quattro rostri appartenenti alle navi che parteciparono alla battaglia delle Egadi tra Romani e Cartaginesi (241 a.C.). Questi importanti reperti erano già stati individuati durante una precedente spedizione. La notizia è che uno dei quattro è stato già messo in sicurezza ed è pronto per essere issato a bordo. Il ritrovamento è frutto della collaborazione tra la Soprintendenza del Mare, struttura dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, e la statunitense Rpm Nautical Foundation. Dei 19 rostri già individuati e recuperati, il
numero 13, “pescato” a 85 metri di profondità, è ora nelle mani dei restauratori del dell’Istituto Superiore per  la Conservazione ed il Restauro del MIBAC, che affronteranno il suo trattamento sotto la direzione della funzionaria archeologa subacquea Barbara Davidde. Apparteneva ad una nave sicuramente cartaginese perché riporta un’iscrizione in punico ancora da decifrare. I restauratori hanno già effettuato una prima pulitura del reperto che era coperto da uno spesso strato di concrezioni marine. Esaminandole, i biologi hanno già individuato al loro interno circa cinquanta specie diverse di organismi bentonici.  Il rostro pesa, come gli altri già

venerdì 12 ottobre 2018

Come si traversa il Pacifico con un gommone a vela

Il libro è la relazione della traversata, sul gommone a vela Celeùsta, dell’Oceano Pacifico dal Perù alla Polinesia,  dal 2 giugno all’11 agosto 1969 compiuta da Mario Valli insieme a Sergio Croci e a Vittorio Macioci. Il nome Celeùsta è quello del capo ciurma che dava il ritmo ai rematori delle triremi greche. Per il sottotitolo Sotto la coda dello scorpione non ci sono riferimenti a questo animale. È possibile che sia un riferimento astrologico relativo alla data della traversata oppure che sia una riflessione che ne avvicina lo sviluppo e la conclusione al veleno presente appunto nella coda dello scorpione. Incredibile la quantità di ostacoli che si sono opposti all’esecuzione e al successo dell’impresa, portata a termine nonostante tutto.
Sono descritti nella loro molteplicità con la drammaticità con la quale si sono presentati. La mancanza di fondi che più volte, nei due anni di preparazione, ha portato sull’orlo dell’abbandono del progetto ha esteso i suoi condizionamenti anche dopo la conclusione della traversata.
È stato infatti molto arduo trovare i mezzi non solo per quanto necessario alla navigazione, ma anche per il trasferimento in Perù e per il ritorno dalla Polinesia. Il secondo ostacolo non meno grave è stato il limite psicologico dei partecipanti, la mancanza del collaudo del gommone e dell’allenamento prima della partenza. Il coinvolgente racconto non è stato interrotto da note o richiami perciò tutto il materiale è confluito nel DVD allegato al libro. A conclusione del suo libro, l’autore ha scritto:
Questo viaggio mi ha insegnato molto. Sono adesso un marinaio e un navigatore, posso veleggiare con sicurezza, e ho anche scritto u libro. E conosco il cielo. E sarò rispettato, gradito, amato e ricercato: la mia opinione sarà richiesta ed ascoltata, mi pagheranno da bere e vorranno stare con me. Le donne mi scriveranno: So che tutto ciò succederà, forse anche solo per un po’.

lunedì 1 ottobre 2018

Claudio Mocchegiani Carpano, un Archeologo e un amico vero

È morto un amico, Claudio Mocchegiani Carpano.
Ho conosciuto Claudio parecchi anni or sono. Aveva la mia stessa età, con un solo giorno di differenza. È stato uno dei primi archeologi subacquei italiani. Aveva fatto numerose immersioni sul Tevere e aveva esplorato la Cloaca Massima di Roma. Insieme a Luigi Fozzati aveva creato il Servizio Tecnico di Archeologia Subacquea e il progetto Archeomar, la carta archeologica subacquea dei beni archeologici sommersi d’Italia: mari, laghi, fiumi, lagune, ipogei. Era stato Soprintendente a Roma, la sua città. La città che amava molto. Era un gran lavoratore e controllava da vicino, anche di notte, gli impiegati che non svolgevano bene il loro compito di sorveglianza notturna al Palatino, ai Fori Imperiali e negli altri monumenti di Roma. Nel 1977-78, alla prima riunione di Archeologa Subacquea che facemmo alla Libreria Internazionale Il Mare, non fu invitato, perché gli

domenica 30 settembre 2018

Fabrizio Carbone: racconto d’autunno dalla Finlandia

Ruska è parola finlandese con cui si sintetizza un momento particolare dell’autunno: quando le foglie delle 4 specie di betulle, dalla nana alla pendula, prendono il colore del giallo oro prima di cadere a miliardi di milioni e ricoprire il sottobosco, scivolare lungo i fiumi portate dalla corrente, finire nei grandi laghi tra cui, quassù al bordo del circolo polare artico. il Kitka, lungo 72 chilometri. Un piccolo grande mare di acqua dolce e potabile.
Comincio così con un riferimento marino, visto che sono ospitato nel bel blog della libreria internazionale Il Mare, questo racconto d’autunno. Sono 31 anni che vado e torno dalla Finlandia, sono 15 anni che con mia moglie Patrizia (autrice delle fotografie che accompagnano sempre i miei testi), abitiamo per mesi una casa rossa in legno di abete artico, accanto al lago Kitka, la casa dei Due Cieli, famosa tra tutti i naturalisti, gli ornitologi e i fotografi appassionati di Grande Nord. Sono anni che assisto ai cambiamenti climatici in atto dall’osservatorio privilegiato delle grandi finestre che si affacciano sulla radura, sul giardino e sulla foresta intorno a noi. I cambiamenti climatici da 31 anni a questa parte vogliono dire tante cose:
1) non c’è più il freddo intenso a secco che precipitava tra gennaio e marzo a punte di -40. Oramai anche i -30 sono attimi dell’inverno;
2) ci sono sempre più periodi tra maggio e settembre quando le temperature massime oscillano tra i +20 e persino i +30;
3) ci sono sempre più periodi piovosi e freddi d’estate che mettono a repentaglio le nidiate dei grandi tetraonidi che nidificano a terra: i galli cedroni, i galli fornelli, le pernici bianche nordiche e i francolini di monte;
4) stanno comparendo sempre di più piante come gli ontani, i frassini e varie specie di salici che sono il segnale inequivocabile di mutamenti importanti della flora nordica.
Insomma vivere quassù al nord (ricordiamoci però che dal circolo polare artico al nord ci sono 2700 chilometri!) è per me un momento dell’anno di grande interesse.

mercoledì 26 settembre 2018

Un sepolcro degno di un Imperatore: Augusto

Il Mausoleo di Augusto lo vedo almeno un paio di volte al giorno, si trova dove fu costruito più di 2000 anni fa. Certo è giunto ai giorni nostri un po’ maltrattato e appare completamente spoglio. Però l’aspetto che aveva all’epoca di Augusto si può ricostruire in base alle descrizioni, e in particolare a quella del greco Strabone che ce lo descrive come si vede nell’immagine a sinistra.  
Il più notevole [tra i monumenti] è il cosiddetto Mausoleo, un grande tumulo di terra, innalzato presso al fiume [Tevere] sopra un’alta base rotonda di marmo bianco, tutto ombreggiato da alberi sempre verdi, fino alla cima, sulla quale era la statua di Cesare Augusto, in bronzo dorato. E sotto quel tumulo vi erano le celle sepolcrali di lui, dei suoi parenti e degli amici più intimi. Dietro c'è un grande bosco sacro che offre splendide passeggiate. Nel mezzo del campo c'è un recinto, sempre di marmo bianco, costruito intorno al crematorio di Augusto, che ha una balaustra circolare in ferro ed all'interno ci sono dei pioppi.

Ha un diametro di circa 87 metri (300 piedi romani) ed è il più grande sepolcro circolare conosciuto; infatti il Mausoleo di Adriano, Castel Sant’Angelo, ha un diametro di soli 64 metri. Svetonio racconta che Augusto in Egitto aveva visitato la tomba di Alessandro Magno e probabilmente si ispirò ad essa per la costruzione della tomba, che doveva ospitare la sua famiglia e i suoi successori. All’esterno si presentava come una serie di cilindri sovrapposti rivestiti da lastre di travertino e coperti fino alla cima da alberi sempreverdi, mentre sulla sommità c’era la statua di Augusto. Al centro si apriva una porta preceduta da una breve scalinata e fiancheggiata da due pilastri sui quali c’erano le tavole di bronzo con incise le Res Gestae (l’autobiografia dello stesso imperatore); accanto c’erano due obelischi di granito rosa, alti quasi 15 metri e senza epigrafe.

mercoledì 19 settembre 2018

Rostri: sei più tredici fa diciannove, un bel record

Subacquei altofondalisti GUE recuperano rostro
Nuova importante scoperta archeologica nei fondali dell'isola di Levanzo. A 85 metri di profondità sono stati rinvenuti altri sei rostri in bronzo – due dei quali sono stati già recuperati – risalenti alla Battaglia delle Egadi. Il ritrovamento è frutto della collaborazione tra la Soprintendenza del Mare, struttura dell'Assessorato regionale dei Beni culturali e dell'Identità siciliana, e la statunitense Rpm Nautical Foundation. Le ricerche archeologiche strumentali in alto fondale, iniziate nel 2004, hanno consentito fino a oggi l'individuazione e il recupero di tredici rostri romani, due cartaginesi e ben ventidue elmi romani del tipo montefortino, oltre a un grande numero

lunedì 17 settembre 2018

Quanti porti ha Roma sul Tevere?



Sono otto, e con i tre extracittadini undici. Infatti otto sono quelli nel territorio della città; ma  per esattezza dovremmo aggiungere il porto di Ostia, il porto di Traiano (Ostia antica) ed il porto di Pagliano (Corbara, nel territorio di Orvieto, ove il fiume Paglia si congiunge al Tevere). Ma di questi converrà parlarne in un’altra occasione. Rammentiamo quindi i porti maggiori presenti a Roma, elencandoli in ordine di grandezza e di importanza storico – commerciale:
Ripa grande a Testaccio, di Ripetta, Tiberino, Fluviale (Emporium), Leonino, Arsenale Pontificio 
(Porta Portese), Moderno dell’Arsenale, Scalo De Pinedo 
In alto: Il Tevere al Porto Leonino con l’Ospedale di Santo Spirito in Sassia              

Il porto maggiore di Roma: Ripa Grande a Testaccio
Insieme di Ripa Grande
Movimenti al Porto
A partire dal II secolo a.C. l’area di Testaccio ai piedi dell’Aventino fu scelta per la costruzione di un nuovo porto fluviale sul Tevere. Il porto di Ripa Grande era il porto fluviale di Roma, appena a valle dell’antico Ponte Sublicio, dove venivano movimentate le merci che risalivano e discendevano il Tevere verso l’approdo di Fiumicino. La costruzione dei muraglioni ne ha cancellato l’esistenza e le funzioni, mantenendone traccia solo nella toponomastica. Il nuovo attracco era costituto da un’area recintata e lastricata, con ormeggi per le barche; per gestire le variazioni di livello dovute alle piene del fiume, lo scalo venne nel tempo ingrandito e strutturato con banchine pavimentate a grandi lastre di travertino, con pietre forate per l’ormeggio e usate come piazzale di scarico nei periodi di piena. Nel I sec. d.C. alle spalle venne realizzato un edificio su tre piani costituito da una doppia serie di grandi ambienti ricoperti a volta e allineati secondo l’asse del fiume, illuminati da lucernari verso il Tevere e da larghe porte carraie sul lato opposto. L’edificio venne in seguito ampliato con una nuova struttura formata da una serie di camere chiuse da un grande muraglione inclinato e altri ambienti interni illuminati dai lucernari.  Alle spalle del porto venne costruito, nel II sec. a.C., un gigantesco edificio di servizio, la Porticus Aemilia, lungo 487 m e largo 70 m, formato da 52 navate aperte verso il fiume. Nel tempo alle spalle sorse il quartiere commerciale di Roma , con grandi magazzini, servizi e la discarica del Monte Testaccio.

Un tomo da quasi quattrocento pagine da non perdere

Storia dei Mediterranei è un libro da leggere, così hanno concluso gli autori presentandolo in anteprima nazionale nella nostra Libreria.
Si tratta di un progetto di ricognizione storica, al centro di esso è il Mediterraneo cui hanno lavorato, ognuno da una particolare prospettiva, tredici studiosi di alto profilo: Franco Cardini, Massimo Cultraro, Flavio Enei, Massimo Frasca, Jean Guilaine, Stefano Medas, Antonio Musarra, Patrice Pomey, Carlo Ruta, Alberto Salas Romero, Laura Sanna, Francesco Tiboni, Alessandro Vanoli. Un’indagine che in circa 400 pagine ripercorre dalla protostoria al Medioevo allo scopo di identificare le ragioni e i progetti di vita sociale e civile di un Mediterraneo che è la somma sorprendente di tanti Mediterranei. Si tratta di tante storie, che però finiscono inevitabilmente con il convergere e l’intrecciarsi.
Nella fotografia in libreria, da sn. Vincenzo Bellelli, Carlo Ruta, Marco, Giulia e Massimo Cultraro




domenica 1 luglio 2018

Ostia Lido, lo Stabilimento “ROMA”

Ecco un’altra pagina del nostro“geometra scrittore” Giancarlo Pavia, questa volta dedicata al mare di Roma.
La nascita del centro residenziale-marino di Roma avvenne durante il regime fascista, che lo trasformò nella spiaggia della Capitale, collegata dalla ferrovia, affiancata poi nel 1927 da una delle prime autostrade italiane, la via del Mare, mentre venivano elaborati i primi progetti per l'aeroporto di Roma-Fiumicino; nel 1933 venne denominata ufficialmente  “Lido di Roma”. Nel 1924  furono iniziati i lavori per la costruzione dello stabilimento “Roma” progettato per conto della S.E.F.I. dall'ing. Giovanni Battista Milani e terminarono con l’apertura al pubblico nel 1927. Lo stabilimento venne distrutto dai tedeschi il 13 dicembre 1943 per evitare che le truppe americane prossime all’arrivo trovassero edifici dove stabilirsi. In vista della esposizione

lunedì 25 giugno 2018

L’essenza del mare in un festival internazionale all’Isola d’Elba

All’Isola d’Elba dal 27 al 29 una tre giorni unica con Sea Essence International Festival il primo festival internazionale dedicato alla salvaguardia e alla valorizzazione del mare e della sua essenza. Film, documentari dal vivo, concerti, dj set, aperitivi di approfondimento su tematiche d’attualità, grandi ospiti della cultura, dell’arte, della musica e della politica nazionale ed internazionale, laboratori per bambini, consigli su come rendere il nostro mare sempre più bello, attività artistiche dal vivo e tanta, tanta bellezza. Ad organizzarla è Acqua dell’Elba, una manifattura di profumi, nata alla fine degli anni ’90, in un settore controllato da poche multinazionali. Si tratta di un’impresa familiare con la passione per i profumi e un sogno in comune: far rivivere all’Elba, grazie all’eccellenza dei migliori maestri profumieri, la magia della bottega rinascimentale toscana.
Un luogo in cui, alle straordinarie capacità manuali del maestro e dei suoi allievi si accostavano una naturale propensione al bello, una profonda conoscenza delle arti e della cultura e una forte tensione all’eccellenza. A distanza di 17 anni, Acqua dell’Elba conta 28 monomarca (19 all’Isola d’Elba e 9 nelle città di Roma, Firenze, Siena, Lucca, Venezia, Como e Palermo) e una rete di distribuzione di 580 profumerie clienti di qualità sparse su tutto il territorio nazionale. Con uno sguardo rivolto all’estero per portare il profumo del mare e tutta la sua bellezza nel mondo.

giovedì 31 maggio 2018

Venerdì 8 giugno incontriamo un apneista da record: James Nestor

Continua nella nostra libreria la serie degli incontri con gli Autori. Il prossimo è fissato per il prossimo venerdì 8 giugno alla solita ora, le 18.30. Il giovane giornalista, scrittore e apneista californiano James Nestor ci parlerà – il racconto sarà tradotto in italiano – con video e immagini girati da lui stesso, del suo ultimo libro Respiro degli abissi. Un viaggio nel profondo. Un suo collega italiano, il nostro grande amico Pippo Cappellano, lo incalzerà per carpirgli tutti i suoi segreti delle immersioni nel blu più profondo. Nestor ha sperimentato in prima persona gli adattamenti del corpo umano man mano che la profondità del mare aumenta. E quando si è dovuto fermare ha osservato gli animali per capire come funziona. Ha parlato con i delfini e le balene, ha nuotato fianco a fianco con un capodoglio e ha scoperto, per esempio, balene che comunicano fra loro a decine di chilometri di distanza, squali che nuotano lungo rotte straordinariamente precise nell’oscurità totale, foche che si spingono oltre i 700 metri di profondità e rimangono immerse per quasi un’ora e mezza, e altre innumerevoli meraviglie del
mondo sommerso. Nel 2017 si è unito a un team di ricerca, campioni mondiali di apnea, codificatori, informatici e fisici, che studiano il linguaggio dei capodogli e con sofisticate apparecchiature cercano di tradurre le loro vocalizzazioni. Il libro segue una traiettoria in discesa: a ogni capitolo ci si immerge di più nel mare, perché se il mare è l’ultimo spazio del nostro pianeta rimasto per larghissima parte inesplorato, il viaggio verso queste profondità è anche un viaggio che racconta molto all’uomo di sé, dei suoi limiti e della sua grandezza.

sabato 26 maggio 2018

Il Viaggio di Arturo. Un potente romanzo di mare, parola dell’autore

Perdersi nell’immensità del mare, metaforicamente e letteralmente: è quello che accade nel romanzo di Gabriele Mazzoleni Il viaggio di Arturo; giornalista economico e velista di lungo corso, è al suo esordio nella narrativa dopo il successo, sei edizioni, del manuale Mollo tutto e vado via. Come organizzare un anno sabbatico in barca a vela. Gabriele è romano, ha 59 anni e va a vela da 43 anni, è caporedattore all’agenzia Asca News. Dedica tutto il tempo libero in progetti coinvolgenti. È stato istruttore dei Glenans e di tante altre realtà, ha sempre fatto attività di volontariato con l’idea di coniugare la vela a un’attività sociale, ovvero restituire ciò che ha appreso e condividere la bellezza del mare. In Italia ci sono molte associazioni che aiutano persone in difficoltà utilizzando la barca a vela imbarcando ragazzi con disagio sociale e fisico e spesso organizzano crociere con ragazzi che hanno pene alternative al carcere. Con la vela si dà un’opportunità a persone svantaggiate per scoprire la vita da un altro punto di vista. Ora collabora come volontario con Navi di carta onluss, ha lavorato anche con Tetragonauti, l’associazione di promozione sociale nata nel 2003
per dedicarsi a chi si trova in difficoltà. Queste realtà si finanziano in collaborazione con gli enti pubblici, imbarcano anche studenti degli istituti nautici per programmi di scuola lavoro. Gestire a bordo ragazzi con  disagio sociale è complesso non è semplice perché ti metti in gioco come persona. Non si tratta semplicemente di insegnare cazza la randa ma di interagire con ragazzi che ne hanno viste di tutti i colori. È al terzo libro; il primo è del 1998, parla di economia, a settembre invece esce il quarto La generazione Ymca, dal 1968 al riflusso. racconta di un’esperienza vissuta nel 1968 in una di queste realtà di volontariato. Il romanzo inizia sul ponte di un mercantile comandato dal bretone Gérard, marittimo della vecchia guardia rispettato e temuto dall’equipaggio.

venerdì 25 maggio 2018

Un prezioso manuale per conoscere il nostro patrimonio archeologico subacqueo

Archeologia sott’acqua, teoria e pratica è un vero e proprio manuale, sette capitoli a partire dalla storia per finire nella descrizione di un cantiere archeologico subacqueo, è dedicato agli studenti e a chi è interessato al lavoro degli archeologi sott’acqua, agli aspetti tecnici della ricerca, a quelli del lavoro subacqueo, della tutela e della conservazione ma anche alla storia delle scoperte e delle esperienze che hanno portato questo campo di indagine archeologica agli  attuali complessi sviluppi. E così Roberto Pedriaggi e sua moglie Barbara Davidde, naturalmente archeologi subacquei, questa seconda edizione, la prima è del 2007, l’hanno corredata con indispensabili ed essenziali aggiornamenti correggendo anche errori e refusi della prima edizione. L’idea di scrivere un manuale di archeologia sommersa è nata dall’esperienza didattica degli autori presso l’Università degli Studi di Roma Tre e dalla constatazione che, a ventisei anni dalla pubblicazione dello storico manuale di Pietro Gianfrotta e Patrice Pomet, si sentiva l’esigenza di un manuale in lingua italiana. L’Italia, del resto, può rivendicare un ruolo di primo piano nella storia di questa disciplina, non solo come custode di un patrimonio archeologico sommerso ricchissimo e di inestimabile valore documentario, ma anche perché proprio in Italia, dopo
la seconda Guerra Mondiale, ad opera di Nino Lamboglia sono stati compiuti i primi passi verso una metodologia di indagine rigorosamente scientifica ed una organizzazione razionale del lavoro subacqueo con mezzi adeguati ed efficaci strutture di coordinamento. Petriaggi e Davidde ripercorrono le tappe della storia della ricerca archeologica subacquea nel Mediterraneo e trattano gli aspetti attuali della disciplina e si propongono di fornire un nuovo strumento didattico nel quale non si vuole rinunciare alla rigorosità scientifica dell’informazione e alla pretesa di offrire un valido strumento di approfondimento, come si legge nel notevole corredo di note e di informazioni bibliografiche. La trattazione teorica dei vari argomenti correlati alla materia viene accompagnata da esempi pratici, a volte veri e propri case studies, e da informazioni puntuali sui metodi di indagine e sugli strumenti e le attrezzature di lavoro. La peculiare esperienza degli Autori, archeologi e funzionari dell’Istituto Centrale per il Restauro, fa sì poi che nel volume venga concesso considerevole spazio ai temi della conservazione e del restauro dei manufatti antichi, sia provenienti da ambienti sommersi, sia da conservare in situ, secondo i dettami della Convention on the Protection of the Underwater Cultural Heritage dell’Unesco (Parigi 2-11-2001).
Nella foto a ds. Barbara Davidde

martedì 22 maggio 2018

In libreria in mostra oggetti molto ricercati per la vostra scrivania

                                                    
Modellino di uno scafandro . Con un peso di 560 kg poteva arrivare a 150 metri di profondità. Costruito da Alphonse e Théodore Carmagnolle attorno al 1882 e mai usato. L’originale è conservato al Museo Marino Nazionale di Parigi.






      Fermalibri ancora ammiragliato





Astrolabio









giovedì 17 maggio 2018

Forse la dimora di Ulisse e Polifemo nella Peschiera di Tiberio a Sperlonga

Vista della Peschiera

La presunta dimora dei due personaggi mitici resi famosi dall’Odissea, è stata oggetto da indagini effettuate dal 1957 che hanno riportato in luce solo una parte dei resti. Agli inizi dell’età imperiale, in concomitanza con un radicale intervento di ristrutturazione, l’antro – in parte lasciato nella forma naturale e in parte modificato con murature – venne trasformato in paesaggio mitologico. All’interno furono ricavati due ambienti su una piscina circolare (diam. m. 12) collegata a una grande vasca esterna rettangolare comunicante a sua volta con una più piccola dal fondo loculato. In questo articolato sistema di piscinae, si può riconoscere uno di quei costosi e raffinati vivaria che i ricchi possidenti romani usarono impiantare

mercoledì 16 maggio 2018

La storia avvincente della biga etrusca esposta al Met. Si aspetta la sua restituzione

È stata veramente una straordinaria sorpresa conoscere la storia più che centenaria della biga etrusca di Monteleone di Spoleto risalente al VI secolo a. C. Si tratta di una storia poco conosciuta avvenuta nel lontano 1901, il rinvenimento del prezioso reperto archeologico, è un oggetto raro, anzi unico al mondo, un pezzo di abbagliante splendore. Alcuni studiosi che avevano viaggiato per l'Italia, la Grecia e l’Egitto, appena la videro confessarono di non aver mai ammirato in un museo un reperto di così strepitosa bellezza. Dopo il suo trafugamento – o meglio ancora il furto – dal 1902 è esposto al Metropolitan Museum di New York. Grazie a un certosino lavoro di ricerca,  Luigi Carbonetti, autore del libro La biga di Monteleone di Spoleto, Il trafugamento nei carteggi segreti tra menzogne e verità, rende nota tutta la vicenda della biga, che così come è avvenuta supera la fantasia dei gialli più avvincenti. Un modo da avvicinarsi il più possibile alla verità, sulla base dei documenti a disposizione e della ricerca, diventata quasi una “indagine” vera e propria per poter risalire alla verità dei fatti accaduti e indicare gli attori responsabili della scomparsa della biga
dal territorio di Monteleone. Si dice che J. P. Morgan abbia comprato il Carro ed organizzato il trafugamento insieme a trafficanti di opere d’arte, lobby e logge segrete. Alcuni funzionari dello Stato hanno cercato invano di impedirne l’espatrio; altri, probabilmente, lo hanno favorito.
Nel 2004, dopo un secolo di silenzio, il Comune di Monteleone di Spoleto comincia a

lunedì 14 maggio 2018

Martedì 15: un incontro da non mancare

Il programma e la serata di domani presso la Libreria Internazionale Il Mare subiranno dei cambiamenti causa ragioni di forza maggiore non dovuti alla Libreria Il Mare. Ecco il nuovo programma riveduto:

Martedì 15 Maggio 2018 - ore 18:30  Via Del Vantaggio 19
Il Mare in collaborazione con le Edizioni di Storia e Studi Sociali,  gli editori Fabrizio Serra e Artemide Presentano:
Interventi di Archeologia
Roma e il Mare e Roma e Cartagine
con Pino Blasone e Francesco Tiboni
Archeologia Subacquea in Italia : Ricerca, conservazione e valorizzazione
con Barbara Davidde Petriaggi
La Biga di Monteleone di Spoleto con Luigi Carbonetti
Coordinerà la serata Giulia D’Angelo
Pino Blasone  filosofo e esperto del mondo islamico ha compiuto studi superiori e di perfezionamento a Roma, Venezia, Il Cairo e Tunisi. Con altri, ha tradotto "L'espansione musulmana”. collabora alle riviste on line dei Dipartimenti di Filosofia delle Università di Venezia e di Bari, della Terza Università di Roma, del Dipartimento di Italianistica dell'Università del Galles.Coautore di Roma e il mare Viaggi e ambienti mediterranei dall’antichitа al Medioevo Edizioni di Storia e Studi Sociali.
Francesco Tiboni  laureato in Paletnologia presso l’Università di Milano con una tesi sull’iconografia navale di età nuragica. Da oltre quindici anni lavora come archeologo subacqueo e navale, collaborando con diversi enti italiani ed esteri. Ha diretto le operazioni di scavo e di studio della barca cucita di età romana di Cavanella d’Adige (VE), del relitto romano di Marausa (TP) e del relitto secentesco di San Nicolicchio a Taranto, sperimentando metodologie di smontaggio e recupero dei legni mai impiegate prima in ambiente subacqueo. Autore di Presa di Troia un inganno venuto dal mare coautore di Il Mediterraneo al tempo di al-Idrisi. Relazioni tra Nord e Sud, Oriente e Occidente  Edizioni di Storia e Studi Sociali

Barbara Davidde Petriaggi Direttrice dell' Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro. Esperta subacquea nel corso della sua carriera, iniziata nel 1987, ha diretto missioni archeologiche subacquee in Yemen, Oman e ha partecipato a cantieri archeologici subacquei in Francia, Libia e in diverse località italiane. Ha lavorato presso il Servizio Tecnico per l’Archeologia Subacquea (Ministero per i Beni e le Attività Culturali). Come archeologa del NIAS dell’ISCR, ha partecipato alle attività di formazione di restauratori subacquei e di sperimentazione per la conservazione e il restauro di manufatti antichi di provenienza subacquea. Ha effettuato moltissime ricerche subacquee  e si sta occupando a Baia e in altri siti, del restauro dei reperti ritrovati, direttamente sott’acqua. Collabora con numerose riviste tecniche per il restauro. Ha scritto numerosissimi volumi tra cui, insieme a Roberto Pietraggi Archeologia Sott’acqua: teoria e pratica e Archaeologia Marittima Mediterranea dell’editore Fabrizio Serra

Luigi Carbonetti Architetto. Ha partecipato a bordo della nave Cycnus, sotto la direzione del prof. Nino Lamboglia, a campagne di scavi e rilievi subacquei nelle acque delle isole di Filicudi e La Maddalena. Studia, dirige i rilievi e segue gli scavi archeologici sui castellieri preromani nella zona di Monteleone di Spoleto, dove ha anche ritrovato una biga di origine Etrusca. Ha svolto attività progettuale e di direzione lavori presso il Servizio di Valorizzazione, salvaguardia, tutela e fruizione Beni architettonici della Provincia di Roma. Autore del volume La Biga di Monteleone di Spoleto editore Artemide







mercoledì 9 maggio 2018

L’Etruria Meridionale con i suoi sei Centri: città, porti, ponti, acropoli, necropoli

La Domus Enobarbi dall’alto
Sempre lui, il nostro “geometra scrittore” Giancarlo Pavia dopo i ponti etruschi ci porta a visitare l’importante sito Etrusco dell’Argentario.

A conferma di questa considerazione di grande interesse storico nello studio degli Etruschi ci sono i centri di Talamone, Porto Santo Stefano, Porto ErcoleAnsedonia, Orbetello, Cosa. Tutta  la zona è indicata come “Etruria Meridionale”, ed è particolarmente ricca di città, porti, ponti, acropoli, necropoli, e vestigia particolari (cinta muraria di Orbetello, Tagliata di Ansedonia, domus e peschiera degli Enobarbi, frontone del Santuario di Talamone, ecc.). Li elenchiamo di seguito senza ordine di importanza ma solo per la loro posizione geografica, da nord a sud, verso Roma. 
Talamone (Fonteblanda) dove si possono ammirare le rovine del santuario etrusco di Talamonaccio, sull’altura che chiude a sud est il golfo di Talamone, il suo frontone è conservato al museo di Orbetello. Circa la denominazione del paese esistono varie ipotesi: storiche, epiche, mitologiche,